La posta del direttore

FAO EWTO, COLLABORAZIONE O CONCORRENZA? “Dopo aver letto l’articolo “Avevo fame…” ho riflettuto su una chiacchierata di qualche settimana fa con un giornalista di “Report” Raitre, Paolo Barnard a proposito del Wto di Ginevra, l’organismo mondiale per il commercio. “In pratica questo organismo, che funziona dal ’94, sarebbe in mano di fatto alle 200 multinazionali più grosse. Esse starebbero preparando numerosi accordi fatti poi sottoscrivere ai governi mondiali, per togliere vincoli e regole al commercio in nome della globalizzazione. Questi accordi, a volte formati da migliaia e migliaia di pagine, sono sottoscritti dai governi che spesso ignorano (fidandosi) i contenuti (dice così, dopo aver parlato a suo tempo con Fassino e Prodi).Vengono perciò dettate e sottoscritte norme che vanno spesso a penalizzare gravemente i paesi poveri a favore delle multinazionali. Un esempio: costa meno al Messico importare prodotti piuttosto che farli produrre dai propri agricoltori. Vengono tolte le caratteristiche di provenienza facendo perdere ai paesi poveri il valore delle loro produzioni tipiche. “Così, mentre da una parte si parla di aumentare l’aiuto di qualche punto in percentuale ai paesi poveri, dall’altra i paesi che contano firmano accordi che li impoveriscono ancora di più”. Fausto Minelli – Bologna Direi che non c’è niente di nuovo in questo esposto se non che a fare da mediatore in questi traffici sia il Wto. A rigore dovrebbe essere proprio la Fao a indagare ed eventualmente a smascherare quei governi che propongono e quelli che accettano questi patti scellerati. Anche per queste omissioni il mio giudizio sulla Fao è stato così impietoso. ISLAM E CRISTIANESIMO. “Nell’epoca attuale, è inutile nasconderlo, la società nata dal cristianesimo e quella scaturita dal Corano sono in rotta. Il mondo arabo a confronto con quello cristiano è entrato in crisi e (come è naturale) attacca. Ma mentre i laici, cristiani e no, rispondono agli attacchi, anche in modo duro, la chiesa, sia a livello di vertici che alla base, mostra verso l’islam un atteggiamento remissivo che sa tanto di fatalismo.Non le sembra che la Chiesa cattolica, fatto salvo ogni intervento umanitario che il nostro credo ci impone, debba far sentire anche la sua voce al fine di contrastare l’avanzata, nella nostra società, di quella tanta parte della cultura islamica che contrasta con i princìpi evangelici? Non sta percorrendo, la chiesa, un altro di quei tanti errori umani che hanno caratterizzato il suo cammino?”. Tommaso Guglielmi – Napoli È evidente che non si può condensare un problema di portata epocale, come quello da lei accennato, in una domanda ed in una risposta brevi. Innanzitutto non si può più identificare l’islam con il mondo arabo, come lei fa, e neppure la chiesa con quello occidentale, anche se entrambi questi mondi ne sono stati la culla e, per secoli, i principali interpreti. Diamo per conosciuto il passato storico che ha visto questi due mondi in conflitto. Ma non sempre e non solo, o non tanto per motivi religiosi. Oggi questo conflitto, che si è riacutizzato, ha molte facce e, come sempre, quella religiosa non è, a mio avviso, la prevalente nelle cause scatenanti, anche se da parte islamica spesso si strumentalizza il fanatismo religioso. Da parte occidentale c’è chi tende a vedere solo questo aspetto e chi tende a sottovalutarlo facendo risalire le colpe di tutto alle sperequazioni fra paesi ricchi e paesi poveri. A parer mio sono sbagliate entrambe queste interpretazioni radicali. La chiesa condanna questi mali e cerca di promuovere il dialogo dovunque possibile, come unica strada percorribile. Sia nei paesi musulmani come il Sudan, che pratica il genocidio dei cristiani, e dove lo stesso Giovanni Paolo II volle recarsi per alleviarne in qualche modo le sofferenze. Sia nei paesi ricchi, la cui politica economica condiziona lo sviluppo di quelli poveri. Ma fra i paesi ricchi ci sono in prima fila anche molti paesi islamici. Certo è grande la misconoscenza reciproca, e grande anche l’ignoranza pratica dei dettami fondamentali delle due grandi religioni che si richiamano all’amore di un Dio misericordioso verso tutti gli uomini: un Dio che dell’amore fra gli uomini, o della misericordia, fa il primo precetto. Viverlo radicalmente da parte dei cristiani sarebbe il miglior modo per arginare le devianze di qualsiasi cultura e di qualsiasi comportamento in contrasto con i princìpi evangelici. ANCORA SUL VIGNOLA “A proposito del Vignola, di cui avete parlato in un ampio articolo a fine giugno, perché non avete fatto menzione della Villa Lante di Bagnaia, presso Viterbo, un piccolo gioiello attribuito al Vignola, forse altrettanto famoso per il suo giardino all’italiana, del monumentale edificio di Caprarola? “E ancora sullo stesso architetto, ho letto un circostanziato articolo su la Repubblica, firmato Cesare De Seta che situa Vignola sull’Appennino. Forse confonde la “rocca ferrigna” che cita, con quella di Canossa? In realtà, da Vignola si gode un bel panorama dell’Appennino, con il Monte Cimone innevato per gran parte dell’anno, ma la città è in pianura, in riva al fiume Panaro su cui si affacciano la bellissima rocca medievale e l’antico borgo, dove appunto nacque Jacopo Barozzi detto il Vignola “. Giovanni Cattini – Modena Niente da eccepire sulla collocazione di Vignola. Forse De Seta ci è passato di fretta. Quanto a Villa Lante, è vero che anche il Vignola pare ci abbia messo mano, ma ciò che ammiriamo oggi di quel complesso è opera di vari interventi separati in successione da diversi architetti. Del Vignola, piuttosto, abbiamo omesso di citare, e solo per motivi di spazio, diverse opere cosiddette minori, come Palazzo Radini-Tedeschi a Piacenza, la chiesa di Sant’Antonio abate a Rieti, Porta Faulle a Viterbo, la chiesa della Madonna del Piano a Capranica. Tutte comunque significative, anche perché in molte di esse il Vignola poté sperimentare qualche sua geniale intuizione innovativa. CANI TORTURATI E UCCISI. “Dopo aver letto storie di cani avvelenati, uccisi a bastonate o vigliaccamente abbandonati lungo l’autostrada, qualche sera fa ho appreso alla tv che i cinesi, non solo allevano cani per mangiarli, ma li squartano, amputandone le zampe, affinché l’adrenalina aumenti e la carne risulti più afrodisiaca! “Quando sento simili atrocità, mi sento sempre più distante dai miei simili “civilizzati” e più vicino ai miei amici animali, che ho imparato ad amare e a difendere dagli uomini”. Davide Cabassa – Salsomaggiore C’è ancora oggi chi tortura gli animali e chi lascia loro eredità miliardarie. Perversione, pazzia: ogni epoca ha conosciuto eccessi. Oggi è forse più facile di ieri prendere le distanze dal sadismo e condannarlo. Meno facile forse trovare un giusto equilibrio nelle manifestazioni di affetto quando certi comportamenti, oggi come ieri, sono dettati piuttosto dall’egoismo che induce molti a surrogare con l’affetto eccessivo verso gli animali, quello che avrebbero potuto riservare ai propri simili. Salvo poi abbandonare, quegli stessi animali, come spesso avviene in questo periodo di ferie, decretandone talora la morte. Naturalmente parliamo di eccessi. AIUTO ALLA VITA “Non è una favola, è una storia vera… Nasce nell’agosto del 1999 una bellissima bambina, probabilmente non accettata dai propri genitori, che non erano pronti ad assumersi la loro responsabilità. Per ironia della sorte, la piccola ha problemi al cervello, forse sorda… forse cieca… forse non mangerà nemmeno da sola: è nutrita infatti con una sonda nel pancino. Bella, con una testolina di capelli neri corvini, una boccuccia fatta a cuore che viene voglia di baciare. “Ha una mamma e un papà… che tuttavia non accettano che questa bambina non sia normale. Finché un giorno, trovata in condizioni precarie, viene tolta ai genitori e affidata al reparto di pediatria dell’ospedale di Desenzano. “Qui a sei mesi S. (non dirò il nome per rispetto) nasce di nuovo: è curata, lavata e… amata. Lei, che non ha stimoli, non è in grado di manifestare i suoi sentimenti, riesce ad entrare nel cuore di ogni membro del reparto; ma la cosa che più mi stupisce è come ognuno di loro sente la piccola S. come propria. Si autotassano per comperarle i pannolini, le salviette igieniche come fossero tutti la sua mamma. “Come volontaria del Centro di aiuto alla vita ogni lunedì prestavo e presto tuttora servizio presso i poliambulatori, così saputo di S. andavo in camera sua ad accarezzarla; quando la lasciavo mi sentivo quasi in colpa per non poterle dare di più. Sentivo il bisogno di fermarmi nella chiesa dell’ospedale; e chiedevo a Maria di fare qualcosa per quella figlia che da sola non poteva chiedere nulla ma dare tanto. E la Mamma celeste non si è fatta aspettare; S. ha trovato una nuova famiglia… Non parlerà, non correrà ma sarà amata e stretta al cuore da una mamma e da un papà; lei forse percepirà che da quel bene nessuno la toglierà più. Essi saranno infatti la sua vita! “Sempre siamo pronti a buttare legna sul fuoco del negativo e non diamo luce al positivo. Questa volta non è così”. Giovanna – Desenzano

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