La posta del direttore

Il Mondiale di calcio ci insegna A proposito dei Mondiali di calcio appena conclusi, abbiamo sentito le più varie interpretazioni circa la grande partecipazione di piazza e le relative manifestazioni esteriori degli italiani. Qualcuno ha detto che è voglia di apparire, qualcun altro che è voglia di scaricare gli istinti repressi, altri che è voglia di trasgredire… Beh, io non ho studiato né psicologia, né sociologia, ma penso che le cose siano più semplici, e allo stesso tempo più difficili da ammettere… Quello che ho notato nei festeggiamenti è la voglia delle persone di vedere nell’altro un amico con cui condividere gioie e sofferenze, e non un nemico. Ho visto la voglia di ciascuno di contribuire a modo suo, condividendo quello che ha dentro, e non la voglia di distinguersi a scapito degli altri. Credo che la gente sia semplicemente stanca di mesi (e forse di anni) di contrapposizioni politiche e sociali (alimentate ad arte dai nostri politicanti, sindacalisti e giornalisti). Anni in cui l’altro è stato visto come un bersaglio di cui evidenziare le lacune invece dei pregi. Anni in cui l’attività primaria di molti è stata quella di seminare zizzania invece che di farsi portatori di conciliazione. Certamente cercare il positivo è più faticoso che non evidenziare le lacune… Ed è per questo che il messaggio sottolineato dalla gente in questi campionati del mondo non può essere evidenziato, perché metterebbe in luce una lacuna abissale: il fallimento generale di politici, sindacalisti e giornalisti. M. C. – Roma C’è del vero in quanto lei dice, ma non me la sentirei di generalizzare fino a condividere la sua conclusione. Anche noi abbiamo più volte lamentato il pregiudizio con cui vengono troppo spesso affrontati i problemi e commentati i fatti da molta stampa e da molti politici. Tuttavia penso che il modo migliore di rimontare questa corrente sia quello di valorizzare quel poco o tanto di positivo che riescono ad esprimere. Come appunto ci è sembrato di cogliere nel comportamento della gente durante questi Mondiali. E poi – diciamolo francamente – un certo sforzo per uscire dalle contrapposizioni preconcette mi pare stia emergendo. La visita del papa in Spagna e Zapatero Ho vissuto in Spagna per un certo periodo e ho notato che molti spagnoli hanno un concetto sbagliato della libertà e della modernità; probabilmente c’è ancora in atto una reazione al passato regime franchista, piuttosto repressivo, che Zapatero ha saputo abilmente interpretare. Inoltre in Spagna c’è sempre stata una forte corrente anticlericale che rifiuta per principio quei valori che la Chiesa difende e promuove. Il papa ha fatto bene a ricordare che la famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna è un valore naturale e pre-cristiano che non riguarda solo i cristiani. Ed è la stessa ragione a dirci che l’adozione di bambini da parte di coppie gay è ingiusta perché vengono privati delle figure del padre e della madre. E che la concessione del divorzio breve (in tre mesi) priva la coppia del necessario periodo di riflessione che spesso ricongiunge tante coppie. Pur non essendo cattolico praticante, ammiro la Chiesa per il coraggio e la determinazione nella difesa di questi valori che dovrebbero essere patrimonio di tutti. Lucio Goiran Sono fondamentalmente d’accordo con il lettore che rimando, per un approfondimento maggiore, al servizio in primo piano, proprio su questo numero, in cui Pietro Cocco tratta della recente visita del papa in Spagna e del suo magistero sulla morale matrimoniale ivi espresso. Un rosario non è una collana Suppongo che tanti in Italia e altrove avranno sorriso nell’apprendere che la Signora Zapatero, durante il breve incontro con Benedetto XVI a Valencia, avrebbe ricevuto in dono una collana di perle. In realtà si trattava di un semplice rosario che tradizionalmente il papa dona in occasione di incontri o udienze. Sicuramente a dimostrazione della propria laicità, certa stampa non ha voluto pronunciare la parola rosario che gli spagnoli conoscono assai bene. Fernando Cabildo Ringraziamenti per il 50° e un favore Oggi è giunto in Seminario a Fermo il numero 13 (10 luglio 1956) di Città nuova e vorrei aggiungermi a quanti hanno manifestato la propria gratitudine alla rivista e a quanti vi hanno collaborato in questi 50 anni per il bene che ha fatto, fa – anche a me – e di certo farà… Vi chiederei inoltre la cortesia di far giungere all’ingegnere Marco Bernardini il mio grazie (anche a Gianfranco Restelli per l’articolo) per la vera e toccante esperienza; ho avuto modo di incontrarlo più volte, ma mai avevo avuto modo di sentire da lui della vicenda descritta, anche perché particolarmente delicata. Gesù prende sul serio: lo vediamo con chiunque è stato chiamato a seguirlo fino al Calvario per avere in dono la risurrezione. Don Emilio Rocchi – Fermo …perché siamo membra gli uni degli altri A leggere sull’ultimo numero di Città nuova l’esperienza di Marco Bernardini (che io ben ricordo), confesso che sulle prime sono rimasto un po’ stupito per il fatto di vedere messa in piazza una vicenda così dolorosa, con risvolti così crudi, ma dopo debbo riconoscere che mi è sembrata una buona lezione di cristianesimo vissuto, nuovo, attuale, profondamente istruttivo. E ringrazio. Anche ad altri potrebbe far storcere il naso entrare così profondamente nell’intimità di una persona, ma pensando a ciò che dice san Paolo: Siamo membra gli uni degli altri…, concludo che è bene andare per questa strada. Se posso aggiungere una piccola osservazione è che la riparazione della magistratura (dal carcere facile!) vista nel ringraziamento a Marco per la sua collaborazione mi pare sia stato quasi un glissare… Io avrei usato qualche aggettivo più forte per stimmatizzare il malcostume di tanti magistrati responsabili di aver letteralmente rovinato tanta gente. G.D.A. – Roma Convegni culturali per il 50° di Città nuova Il Giro d’Italia va in vacanza. Dopo l’arrivo a Teramo l’8 luglio – 14° tappa -, si sospende, per ora, il viaggio che ci ha visti percorrere, in meno di quattro mesi, la penisola dalle Alpi fino al Sud e alle Isole. Teramo ci ha regalato momenti indimenticabili nel sentire Città nuova sulla bocca di tanti, cominciando dal sindaco al presidente della provincia, al presidente del consiglio regionale. La rivista faceva mostra di sé nelle vetrine dei negozi e spiccava sui cartelloni pubblicitari nei punti cruciali della città. Tra le manifestazioni in programma, una mostra di Città nuova nel cuore del centro storico, in cui le varie edizioni nel mondo, insieme alle iniziative di Sportmeet e dei Giovani per un mondo unito esprimevano un progetto culturale ampio e incarnato nelle realtà locali dei cinque continenti. Alla mostra, grande affluenza di pubblico con richieste di informazioni, soprattutto di giovani atleti, che in quei giorni hanno affollato Teramo per la 34° edizione dell’Interamnia World Cup (ne abbiamo scritto sul n. 12/2006). E poi il convegno, con partecipanti da Abruzzo e Molise, dal titolo: Una cultura della sconfitta per una cultura della vittoria. Sport e comunicazione. Paolo Crepaz, coordinatore di Sportmeet a livello internazionale e nostro redattore sportivo, ha svolto la relazione principale, alla quale sono seguiti contributi di esperti e di protagonisti dello sport di forte impatto, che indicavano percorsi e aprivano prospettive. La presenza dei responsabili delle istituzioni, di organismi sportivi e di docenti universitari ha dato grande rilievo ad una tematica di indiscussa attualità nel clima rovente in cui è immerso lo sport in questi ultimi tempi. La sera prima del convegno, affollato spettacolo del Gen Rosso in una piazza del centro storico. Insomma, una proficua collaborazione tra sport,musica e comunicazione. Questa rubrica è riservata alla corrispondenza con i lettori, cioè a opinioni e quesiti di attualità, redatti in forma breve, ai quali sia possibile rispondere, a nostra discrezione, altrettanto brevemente. Non siamo in grado di prendere in considerazione altri testi come articoli, saggi, o composizioni poetiche. Eventuali richieste di recensione di opere già pubblicate vanno indirizzate alla rubrica In libreria. Non si restituiscono i testi inviati.

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