La posta del direttore

MANIFESTAZIONI E DIALOGO “In questi giorni di forti polemiche sui fatti accaduti a Napoli, mi è venuta spontanea una riflessione.Quale disegno c’è dietro questo continuo voler destabilizzare la democrazia che tanto faticosamente hanno conquistato i nostri padri? “Non faccio accuse,ma mi sono trovata anch’io a sfilare nella mia città il mese scorso con lo sciopero generale e insieme a me c’era mia figlia di due anni e mio marito. Continuo a considerare il dialogo l’unica strada, ma esso per essere tale comporta che ognuna delle parti non si arrocchi sulla propria posizione e sia pronto anche a perderla per il bene comune.Voi che ne pensate?”. Carmelina Ciapanna (Cb) Ci troviamo sostanzialmente d’accordo: lo dice il fatto che di dialogo parliamo ogni volta nella nostra rivista. Anche una manifestazione può restare nei limiti del dialogo, come le più recenti indette dai sindacati hanno dimostrato; oppure contraddirlo apertamente, come quelle ben note e drammatiche di Genova e Napoli, finite in vere sommosse di piazza, sulle cui responsabilità ancora sta indagando la magistratura . COSTRUIRE LA PACE “Sono rimasto spiacevolmente colpito dal convincimento espresso da un valente storico durante un’edizione di Sciuscià, il quale riteneva necessario combattere il terrorismo palestinese con la furia cieca delle armi. “Mi sia concesso un forte dissenso: reputo che mai le armi riusciranno ad avere ragione di un terrorismo che non nasce da una ideologia, piombando sul popolo dall’alto, come avvenne per il nazismo ed, in un certo senso, come avviene per i seguaci di Bin Laden, ma dalla disperazione assoluta e tragica di un intero popolo. In questo caso, solamente con la totale cancellazione dei palestinesi si potranno fermare gli attentati. Ma è possibile? “L’antisemitismo montante, questa volta, non è rivolto alla razza, ma alle sue azioni (o di chi li rappresenta) decisamente sproporzionate. Nel lungo periodo non vi è che una strada: eliminare le cause che hanno portato a questa assurda situazione”. Lettera firmata Siamo d’accordo con la sua tesi che, ancora una volta, nello scorso numero abbiamo cercato di avvalorare dedicando lo “Speciale” ai costruttori di pace. PROGRAMMI ELETTORALI CHIAVI IN MANO “Credo di poter affermare che nello scenario politico italiano l’esperienza dell’elezione diretta dei sindaci abbia rappresentato un laboratorio di piccole, ma significative novità e positività. Prima di tutto la possibilità di stabilire un rapporto diretto (in tanti casi anche un “patto” deciso e chiaro) con i cittadini che si sentono un po’ più protagonisti; dall’altra il venir meno di rigidità di schieramento che ha portato all’elezione di uomini di destra in roccaforti di sinistra (una per tutte Bologna) e al contrario uomini di sinistra in tradizionali baluardi di destra. “Questo non in nome di falsi buonismi o irenismi, ma perché si sceglievano uomini e programmi incardinati nel territorio e non tanto pacchetti preconfezionati. “Questa abbondante premessa per esprimere la mia grande delusione per l’atteggiamento e lo stile del presidente del Consiglio che ai “suoi” candidati sindaco ha offerto un pacchetto “chiavi in mano” sull’atteggiamento, sullo stile e – ahimè! – anche sul programma da attuare ivi compreso il concorso per il giardino della città per rendere colorato e felice il proprio paese. “Al di là delle facezie e delle battute la sostituzione dello strumento del patto con i cittadini (strumento privilegiato dal nostro Movimento per l’unità, ma condiviso ed attuato da schieramenti politici di ogni parte) con il “contratto” (frutto del pensare sempre economico e del mercato?) e questo voler “omologare” tutti intorno a programmi ed atteggiamenti standard mi appare una piccola/grande sconfitta del pensare politico”. Attilio Menos – Grottaferrata L’omologazione determinata dal pacchetto mi pare soprattutto frutto di una scarsa fiducia nei confronti dei candidati più periferici e di quelli senza precedente esperienza politica. È evidente tuttavia che gli amministratori non sono vincolati a seguire pedissequamente il pacchetto. Per quanto riguarda il termine “contratto”, mi sembra sia stato scelto per indicare che l’impegno formale assunto con gli elettori è vincolante. Del resto la parola contratto ha una storia e un significato anche in campo politico: si pensi al contratto sociale. Piuttosto dovremmo essere noi cittadini a controllare STRAPOTERE DELLA TELECRAZIA Per pochi minuti di Benigni ospite di Enzo Biagi su Rai 1, Berlusconi ha calcolato la perdita di 17 punti di percentuale alle elezioni politiche; così si è scoperto, dopo aver minimizzato per anni le tv che lui solo possiede. Strapotere confermato dal sondaggio Mannheimer su chi riceve la fiducia degli Italiani. Vince il presidente della repubblica Ciampi, dicendo le cose che tutti si aspettano. Sorpresa; nonostante i fatti di Napoli e di Genova abbiano informato che dopo la violenza ripresa dalla tv in piazza, nel chiuso delle caserme alcuni poliziotti si vendichino sui prigionieri, le forze dell’ordine, sono seconde; superando la Chiesa cattolica e distanziando ancora la magistratura. La classifica la fa la tv. Ciampi è molto presente e lodato in tutti i telegiornali; imperversano su vari canali serial di poliziotti/e bellocci, simpatici, pieni di umanità e di attenzioni verso i cittadini, intelligenti e mai violenti. Sono invece finiti da mesi i serial con protagonisti preti (Don Matteo prete investigatore, Un prete tra noi etc.). Quanto ai giudici, non hanno mai avuto serial tv che li esaltino; c’è stato il film sul giudice Livatino ucciso dalla mafia; ma appunto è un film che passa mentre i serial durano. Pietro Cipollaro – Fiesole L’esposto mi sembra sostanzialmente vero, tant’è che chi ha addentato l’osso, da qualsiasi parte si trovi, non lo vuole mollare più. PERCHÉ SOLO VELTRONI? “Sono un’abbonata e abbonatrice e mi sono meravigliata nel ricevere Città nuova del 25 aprile, perché in questo periodo di campagna elettorale potreste fare a meno di mettere la foto di Veltroni in copertina e dedicargli addirittura cinque pagine. Potreste aspettare a dopo le elezioni”. Francesca Sofi – Vibo Valentia Con un discreto anticipo sulla scadenza elettorale, abbiamo scelto, per cominciare, i sindaci di due grandi città, Roma e Milano, peraltro non coinvolte in queste amministrative, per approfondire con loro il rapporto fra istituzioni locali e cittadini. Purtroppo l’incidente al Pirellone ha fatto saltare gli accordi con il sindaco Albertini, impedendo che i due articoli uscissero in sequenza, come previsto dal nostro progetto. il rispetto dei patti. DIETRO AD UN VETRO APPANNATO “Sono qui sulla mia vecchia auto ad ascoltare il ticchettio della pioggia che batte sui vetri appannati. È quasi l’ora di pranzo, ma forse oggi digiunerò. Ho le mani che mi tremano. Ho paura. Paura del domani. Mi sento un uomo inutile. E infelice. “So che molti mi credono una persona serena ed appagata. Magari fosse così. Come si deve sentire un uomo che ama tanto il suo lavoro di insegnante e che da quasi un anno si vede sbattere la porta in faccia da tutti? Quando non conosci nessuno che ti raccomandi e non sei disposto ad accettare degli stipendi da fame a delle condizioni umilianti, succede che te ne stai a casa a scrivere romanzi malinconici e poesie d’amore. “Intanto fuori la vita scorre sempre più frenetica. Tutti corrono come dei pazzi senza una vera meta. E tu, confinato fra quattro mura, senti le auto che passano dentro alla tua testa.Vorresti aprire la finestra per respirare, ma l’aria è inquinata e il frastuono è assordante.Manco a dirlo, il telefono non suona”. Davide Cabassa – Salsomaggiore Caro Davide, il tono della tua lettera mi induce a chiamarti per nome e a darti del tu, anche se non ti conosco. Perdona la confidenza. Non riveli la tua età ma, dal contesto, desumo che dovresti essere abbastanza giovane. Un intellettuale disoccupato fra i tanti. Difficile aggiungere qualcosa alla letteratura che tratta questo argomento. Dal tuo indirizzo, però, risulta che vivi in Emilia: una terra ricca di risorse e prospettive, dove il lavoro certo non manca se, per cominciare, si accetta, almeno temporaneamente, di uscire dal ruolo preciso che ci eravamo immaginati di svolgere. Mi pare, piuttosto, che tu ti senta solo, e che molto del tuo stato d’animo dipenda dall’isolamento. La raccomandazione, quindi, la farei a te: quella di cercarti degli amici con cui discutere dei tuoi problemi e ricavarne qualche buon consiglio. Comincia da qui. E arriverà anche il lavoro. IL GRAZIE DI UN MISSIONARIO “Sono un missionario saveriano che lavora in Indonesia, in particolare nell’arcipelago delle Mentawai, Sumatra Ovest. “Da tempo alcuni amici mi aiutano attraverso l’abbonamento a Città nuova, Nuova Umanità, Gen’s, oltre che ad Unità e Carismi. Oggi sentivo di dover scrivere a tutti voi per ringraziarvi del vostro lavoro così prezioso, perché la vita e la visione della realtà che sgorgano da queste riviste sono di grande aiuto per me e per il compito che sono chiamato a svolgere. Anche grazie ad esse mi sento mandato a testimoniare che l’unità è possibile ed è già viva, mentre solo attende di essere conosciuta e sperimentata da tutti. “Mi impegno con voi a costruire un mondo unito dove mi trovo”. P. Matteo Rebecchi – Indonesia

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