La novità culturale di Sophia

Intervista a Piero Coda, a 12 anni dalla fondazione dell'università
2008: il primo gruppo di professori e studenti di Sophia

Con il primo preside tracciamo un bilancio di una realtà accademica, basata su Sapienza e studio, piccola ma di grandi potenzialità.

Come è cominciata per lei l’avventura di Sophia?
Nel giorno di inaugurazione dell’Istituto Superiore di Cultura, il 15 agosto 2001, Chiara Lubich fece il discorso che è diventato la magna charta di Sophia, e a bruciapelo mi disse: «Tu sei il rettore, presentati agli studenti». Così cominciò per me l’avventura. Quattro anni dopo, l’11 settembre 2005, ricevetti la telefonata di Eli Folonari (segretaria di Chiara, che già allora non stava bene), la quale mi disse: «Chiara è contenta che tu coordini il progetto della nostra università. Ti fa un bel sorriso». Quel “bel sorriso” è per me l’immagine con cui Chiara guarda a Sophia.

Quale molla ha spinto Chiara a far nascere l’università?
Lei ha sempre visto che la vita secondo il carisma dell’unità è una scuola di Sapienza. C’è però voluto un cammino di anni: l’Opera di Maria doveva diffondersi nel mondo, e soprattutto doveva nascere la Scuola Abbà, che studia il carisma dal punto di vista teologico, culturale e sociale. La sorgente ultima di Sophia è l’esperienza di luce donata a Chiara nel ’49, ma quella immediata è la Scuola Abbà.

Rischiate di essere una nicchia preziosa, ma poco significativa?
Il rischio c’è. Nel novembre 2018, tirando le somme di questi anni, ho posto al Centro dell’Opera di Maria questa domanda: vogliamo che Sophia rimanga un bonsai ricco di frutti ma minuscolo, oppure che si sviluppi a tutto tondo come Chiara voleva? È stata confermata la seconda scelta: di qui un programma di investimento in risorse (strutturali, finanziarie e di personale) per un “laboratorio di università” che ha potenzialità enormi.

Un bilancio di questi 12 anni?
La risposta degli studenti è stata, nella quasi totalità, meravigliosa. C’è una sintonia incredibile tra l’intuizione di Chiara e le esigenze dei giovani di oggi. Una difficoltà, necessaria, è stata quella di avere pazienza, di non bruciare le tappe. Un’altra sfida decisiva è stata implementare l’inter e la trans disciplinarietà, indispensabili per un’unità non uniforme, ma plurale e ricca.

Quale il valore aggiunto?
Non si tratta di un’università calata in un modello preesistente, in cui un carisma veicola le sue idee. L’ambizione è creare una forma nuova di università che, raccogliendo le ricchezze della tradizione, abbia la creatività e il coraggio di incarnare la novità necessaria in questo cambiamento d’epoca. Con una mission specifica: Sophia mette in primo piano la Sapienza che illumina il senso di tutto, oltre alla formazione negli ambiti specifici delle scienze. Il metodo, originale, è quello del “tra”: tra studenti e professori, tra discipline, tra culture deve prendere dimora il Maestro, luce che anima ogni attività intellettuale. Padre Lorenzo Prezzi, attento osservatore delle cose ecclesiali, mi diceva: «È la prima novità culturale che nasce dalla stagione dei Movimenti».

Nel 2009, 2010 e 2011 Romano Prodi ha tenuto lezioni a Sophia
Nel 2009, 2010 e 2011 Romano Prodi ha tenuto lezioni a Sophia

È soddisfatto della vostra produzione culturale?
Ci sono frutti significativi, con tesi dottorali e magistrali che figurano di primo livello in ambito accademico. C’è poi un nutrito vivaio di giovani docenti, formati in questi anni, pronti a prendere in mano l’università. E quest’anno con Città Nuova editrice inizia la collana Tracce, che raccoglierà i migliori contributi della produzione culturale giovane di Sophia.

Come vi guarda il mondo accademico?
Con stupore! Perché è un’università originale, sia per il metodo che per l’energia che sprigiona e le linee di pensiero che approfondisce. Alcuni filoni stanno diventando significativi: il rapporto tra filosofia e teologia alla luce della verità/vita trinitaria (nel 2020 usciranno i primi volumi di una serie dedicata all’Ontologia trinitaria, in collaborazione con altre università), l’Economia di Comunione, la politica ispirata alla fraternità, il dialogo interreligioso, i processi educativi e della comunicazione.

La Chiesa ha avuto fiducia in voi…
Nel 2006 Benedetto XVI ci ha detto: «Se ce la fate, è una bellissima cosa». Si rendeva conto dell’impegno necessario, ma anche della consonanza con la Caritas in veritate, con la necessità di pensare “in relazione”. C’è sintonia anche con la “rivoluzione culturale” proposta da papa Francesco nella Veritatis gaudium. Il 14 novembre 2019, incontrandoci, ci ha detto: «Sono contento del vostro cammino! Siete agli inizi, andate avanti», e ci ha lasciato tre idee: Sapienza, patto, uscita. Eravamo circa 200 tra cattolici, cristiani di diverse Chiese, musulmani e buddhisti, provenienti dai 5 continenti. È il paradosso di Sophia: una piccola realtà che ha dentro il mondo intero.

Gli studenti non sono molti…
Il numero di studenti per la laurea magistrale (circa 40) è sotto le aspettative, mentre i dottorandi (oltre 80) sono persino troppi. L’obiettivo è arrivare a 200 in totale, non di più, altrimenti non riusciamo a garantire lo stile e il metodo di Sophia. Per ora abbiamo il secondo e terzo ciclo, prevediamo di aprire anche il primo. Sta per nascere Sophia America Latina, con campus in Brasile, Argentina e Messico. In Africa a Nairobi si sono svolte 3 Summer school. E in Asia abbiamo messo la prima pietra. Il titolo di Sophia ha valenza ecclesiastica, ma è riconosciuto nei Paesi che hanno convenzioni con la Santa Sede. Recentemente in Italia siamo diventati ente accreditato dal Miur per la formazione degli insegnanti. Sta partendo a Pisa un master in Economia, in sinergia con istituzioni ecclesiali e civili.

Perché Sophia deve avere “un’Anima”?
Per Chiara l’essenza e l’originalità del carisma dell’Unità stanno nel garantire la presenza e l’ispirazione di Gesù in mezzo nel discernimento delle decisioni e nella prassi. Se vuole mantenere la sua identità e la sua mission, Sophia deve essere ispirata e abitata da questa “Anima”.

2015: dottorato Honoris causa al patriarca Bartolomeo I
2015: dottorato Honoris causa al patriarca Bartolomeo I

E gli studenti non cristiani?
Ognuno è accolto e valorizzato nella sua fede o nella sua ricerca. Gesù è presentato e si cerca di viverlo nella sua universalità di “Uomo mondo”. Anche l’Imam di Firenze è studente di Sophia. Noi offriamo quello che abbiamo, ma anche riceviamo le ricchezze degli altri. L’essenziale è non fare proselitismo, ma essere aperti e testimoniare la nostra esperienza.

12 anni da preside…
Gioia e sorpresa per aver visto nascere un’opera di Dio! Sono grato per l’amicizia vissuta con colleghi, studenti e personale dell’Istituto. L’amicizia è sempre un miracolo: come diceva Simone Weil, è l’epifania della Trinità sulla Terra. Spero di aver ostacolato il meno possibile l’esprimersi del disegno di Dio: tutte le volte in cui ho lasciato agire l’ispirazione originaria, Sophia è andata avanti. Solo quando ho perso ciò che pensavo io, è fiorita la cosa giusta. Ho vissuto anche eventi davvero belli, in cui ho visto l’agire di Dio, come nel dottorato h.c. del patriarca Bartolomeo, da cui è nata la Cattedra ecumenica Athenagoras/Chiara Lubich, o il dialogo con il dott. Shomali, esponente prestigioso dell’Islam sciita, col quale siamo giunti a sigillare un patto di unità. La speranza per il futuro è grande, perché tutto è nelle mani di Dio. E quindi è nelle mani migliori.

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