La notte di Pascal

Matematico, fisico, inventore, filosofo, uomo di fede. Attualità di un genio a 350 anni dalla morte.
Blaise Pascal

Descrivere in poche righe la figura e il pensiero di Blaise Pascal (1623-1662) è impresa ardua. Personaggio poliedrico e complesso, fu uomo di scienza, inventore, saggista e allo stesso tempo uomo di fede, filosofo, apologeta. Ma riconoscerlo come figura degna di rilievo solo per i pochi interessati a questioni di scienza o filosofia sarebbe mancare completamente il bersaglio. Nel tentativo di comprendere qualcosa del suo genio, è necessario menzionare l’esperienza del monastero di Port-Royal, vera chiave di volta della sua biografia.
Nella Francia del XVII secolo, nelle vicinanze di Versailles, attorno ad un monastero cistercense femminile, convergono uomini e donne spinti dal desiderio di perfezione cristiana. Si richiamano ai Padri della Chiesa, in particolare ad Agostino, e si scagliano contro i gesuiti, accusati di lassismo. Loro comune maestro è Cornelio Giansenio (1583-1638), teologo e vescovo, i cui scritti formano alcune delle intelligenze più vive dell’epoca, suscitando, al contempo, aspri dibattiti e controversie. Fino a quando gli scritti, in via definitiva soltanto nel 1713, verranno dichiarati eretici. Pascal entra in contatto con Port-Royal nel 1646 e ne rimane conquistato.
 
Nato a Clermont nel 1623, aveva mostrato sin da bambino la precocità del genio. Un amico del padre lo introdusse, ancora ragazzo, nel cenacolo scientifico con il quale erano in contatto, tra gli altri, Gassendi, Cartesio, Galileo, Torricelli. A 16 anni compone la sua prima opera scientifica, Sulle sezioni coniche, andata perduta. Nel 1642 inventa la prima macchina calcolatrice. Nel 1646 avviene la conversione sua e dell’intera famiglia agli insegnamenti giansenisti. Nel 1652 sua sorella Jacqueline entra in monastero a Port-Royal, e questo lo influenza profondamente. Nel 1654 pubblica vari trattati su equilibrio dei liquidi, peso della massa dell’aria e triangolo aritmetico. Nello stesso anno, però, vive la sua “seconda conversione”, abbandonando lo studio della matematica e della fisica per frequentare i “solitari” dell’abbazia di Port-Royal. Ma cosa ha provocato in lui una svolta di questa portata?
 
Tutti, prima o poi, attraversano momenti che, in modi diversi per ciascuno, segnano un “prima” e un “dopo”: “notti” che cambiano le carte in tavola, e danno un nuovo peso specifico all’esistenza. È quello che per Pascal accade la notte del 23 novembre 1654, segnata dal dono di una particolare esperienza di Dio.
«Dio di Abramo, Dio di Isacco, Dio di Giacobbe. Non dei filosofi e dei sapienti. Certezza. Certezza. Sentimento, gioia, pace. Dio di Gesù Cristo. […] Oblio del mondo e di tutto fuorché Dio. Non si trova che per le vie insegnate nel Vangelo. Grandezza dell’anima umana. […] Gioia, gioia, gioia, lacrime di gioia […]».
Sono brani del Memoriale da lui scritto quella notte, e trovato cucito in un suo vestito dopo la morte. Ciò che egli aveva vissuto fino a quel momento, tutte le sue aspirazioni e aspettative per il futuro, non avevano più importanza. Solo quel presente di abbagliante luce notturna dava senso e spessore a ogni istante della vita. E poneva tutto in una prospettiva incommensurabilmente nuova. Quella notte, Pascal incontra il Dio Vivente, «non dei filosofi e dei sapienti». Da quel momento non si occuperà più di scienza, ma solo di teologia e filosofia. È questo il modo in cui riterrà di dover vivere l’«oblio del mondo e di tutto fuorché Dio».
Tra il 1656 e il 1657 pubblica, sotto pseudonimo, le Lettere provinciali in difesa del giansenismo. Muore a Parigi nel 1662, a soli 39 anni. Gli abbozzi delle sue lettere e i suoi molti appunti verranno raccolti e pubblicati postumi nel 1669 con il titolo di Pensieri.
 
A 350 anni dalla morte, Pascal è oggetto di celebrazioni e dibattiti, citato a conferma o a demolizione di riflessioni di varia natura. In questo, è un personaggio del tutto simile ad altri “grandi” che continuano, con le loro idee, a nutrire le intelligenze. Ma al cuore del suo percorso di vita, vi è la presa di coscienza che Dio «non si trova che per le vie insegnate nel Vangelo». È li la possibilità di un incontro con il Dio vivo. In questo è testimone di come il succo della vita non si trovi in cose grandi, di cui solo pochi sono capaci. È invece in un quotidiano, anonimo, ordinarissimo camminare «per le vie insegnate nel Vangelo» che la vita ci aspetta. È lì che siamo davvero vivi. Ed è in questa ordinarietà, che la vera grandezza di Pascal si fa pienamente manifesta.

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