La mia comunità abbraccia il mondo intero

Il ministero degli Oblati di Maria Immacolata tra gli immigrati nella diocesi di Firenze. Camminare lungo le strade del futuro per rendere la terra “ casa dell’unica famiglia umana”.
migrante

La comunità degli Oblati di Firenze in questi ultimi anni ha assunto un nuovo volto, aprendosi ai nuovi appelli della Chiesa e del mondo. Infatti, annunciare Gesù Cristo a tutti come unico Salvatore dell’umanità è lo specifico del nostro carisma e qui si concentra tutto il nostro sforzo pastorale di famiglia oblata in Firenze nei confronti dei migranti. Per questo abbiamo deciso di accettare, nella mia persona, l’invito del card. Antonelli, già arcivescovo di Firenze, di assumere l’ufficio di direttore del Centro Missionario e successivamente l’incarico di direttore dell’Ufficio Migrantes.
 
La radice carismatica
Come famiglia oblata, comprensiva di religiosi, laici adulti e giovani, abbiamo il compito di adottare una linea che tenga conto della particolare situazione del territorio, promuovendo e coordinando gli interventi pastorali più opportuni. La terra di Toscana, infatti, è molto varia e vive in modi diversi per quantità e situazioni le realtà di cui la Migrantes si occupa: emigranti, immigrati, Rom e Sinti, lunaparchisti e circensi, marittimi e aeroportuali.
Ci ha molto colpito l’esperienza del giovane Eugenio De Mazenod, nostro fondatore, il quale, costretto a causa della rivoluzione francese ad emigrare in Italia, ricevette da questa esperienza innumerevoli grazie. Dal racconto di G. Drago apprendiamo con quanto amore il nostro fondatore si fosse preso personalmente cura degli immigrati, fondando per loro a Marsiglia l’Opera degli Italiani. E affinché quest’opera potesse continuare nel tempo, vi mise a capo i suoi oblati più capaci: Albini e Semeria.
Da due anni abbiamo sentito il bisogno di dotarci di un laboratorio interculturale dove cerchiamo di elaborare una nuova strategia missionaria riattualizzando il carisma di sant’Eugenio nel mondo della migrazione. Il laboratorio rappresenta un’esperienza e un supporto importante per l’accoglienza fraterna, offrendo specifici percorsi formativi che tendono a far percepire a tutti l’uguaglianza nella dignità di appartenenti allo stesso popolo di Dio, o semplicemente alla stessa umanità. A guidare le nostre scelte è il modello trinitario dell’unità nella diversità, e l’urgenza tutta cristiana di vivere per un “mondo rinnovato e unito”, per cui diviene vincolante instaurare un rapporto nuovo con l’altro, colui al quale può essere detto: “Tu non sei più straniero né ospite (un emigrato)” (cf. Ef 2, 19) perché tutti insieme siamo famiglia di Dio.
A Firenze entriamo in contatto col mondo intero, perché la città si presta per diversi aspetti, artistici e culturali, ad essere una città cosmopolita, come già affermava anni fa il santo sindaco della città Giorgio La Pira: “[guardiamo] alla sua storia essenziale, alla sua essenziale vocazione – e per questo Dio l’ha creata, [Firenze] l’ha ornata di tanta luce, l’ha benedetta nel corso delle generazioni e dei secoli: per essere la città di incontro tra i popoli, città di speranza e di pace, e in certo senso, ‘punto omega’ di estrema bellezza e di irresistibile attrazione per le città e i popoli di tutta la terra: urbs perfecti decoris gaudium universae terrae”[1].
 
A servizio della Chiesa universale
Anche la Facoltà Teologica dell’Italia Centrale rappresenta un motivo di interesse da parte dei vescovi delle giovani Chiese degli altri continenti o nazioni europee: per questo giungono a Firenze molti sacerdoti e studenti da varie parti del mondo. Si è stabilito pertanto un fecondo rapporto di cooperazione tra le Chiese che ha un significato missionario, in quanto la preparazione di sacerdoti qualificati e l’ascolto di quanto hanno da dire rappresenta un arricchimento reciproco.
Mi occupo tra l’altro della prima accoglienza e prima preparazione all’inserimento in diocesi dei sacerdoti che vengono inviati dai loro vescovi per il servizio pastorale delle loro comunità. I sacerdoti stranieri attualmente seguiti sono circa 70, provenienti da tutti i continenti.
Un impegno importante è anche quello di aiutare le comunità cattoliche etniche a trovare gli spazi necessari per la liturgia, così che esse possano vivere un’autentica esperienza di vita cristiana, e per gli incontri di comunità, in modo che si consolidino le relazioni sociali interne e si sviluppi allo stesso tempo un vero rapporto di comunione e collaborazione con la Chiesa locale che le accoglie. A questo scopo sono stati nominati dal vescovo dei cappellani appartenenti alla varie etnie che svolgono un servizio a tempo pieno[2].
Al termine di un lungo e complesso lavoro di ricerca, di concerto con lo stesso arcivescovo, si sono potuti assegnare a 28 comunità un totale di ben 30 luoghi di incontro e di preghiera differenti. Il nostro ufficio ha poi realizzato un agevole dépliant che viene distribuito in tutte le parrocchie e negli ambienti frequentati dai migranti e che permette di individuare facilmente questi luoghi, con i recapiti dei rispettivi cappellani e animatori e di reperire indicazioni sulle celebrazione nelle diverse lingue.
 
La missione
Proponiamo un cammino di accompagnamento nei confronti dei cappellani, degli animatori laici, delle religiose e delle stesse comunità con incontri mensili, visite periodiche e altre attività per crescere insieme. A motivo della presenza significativa di stranieri (circa la metà dei detenuti) nelle carceri si mantengono contatti con le carceri attraverso i cappellani.
Per organizzare il lavoro degli uffici pastorali, in modo che questo sgorgasse da un confronto permanente tra persone impegnate e competenti, si è creato il consiglio diocesano della Migrantes, formato da laici e religiosi. Questo organismo si riunisce mensilmente e studia collegialmente, organizza e coordina, a livello di Chiesa locale, tutte le attività del settore. Inoltre, un gruppo permanente di tutti i cappellani delle comunità migranti si riunisce mensilmente per la programmazione delle attività pastorali, lo scambio sui vari problemi e l’aiuto reciproco.
La nostra azione è anche finalizzata a monitorare il territorio, in modo da creare una rete tra tutti gli operatori del settore immigrazione presenti in diocesi – parrocchie, movimenti, associazioni, gruppi – per elaborare strategie comuni nelle diverse emergenze e nella quotidianità.
L’azione in favore dei migranti si svolge con l’ausilio dei vari mezzi: mass-media, periodici, opuscoli, libri, trasmissioni televisive e anche attraverso il sito internet dell’arcidiocesi dove abbiamo pagine specifiche.
 
Le prospettive
Tutto questo lavoro, iniziato tre anni fa, è una realtà in crescita e in via di consolidamento, nel gioco delicato di aiutare le varie comunità etniche a custodire le radici e nel contempo di sviluppare una presenza significativa nella realtà locale per costruire la Chiesa del futuro e sostenere il cammino della famiglia umana.
In sede di consiglio pastorale diocesano, mentre presentavo tutto il lavoro dell’ufficio in favore dei migranti, ho proposto la creazione di un centro di pastorale rivolto esclusivamente a loro con lo scopo di raccogliere tutte le esperienze di evangelizzazione in atto nel settore e per elaborare nuove strategie e strumenti di evangelizzazione come, per esempio, la “missione popolare” tra i migranti. A tale scopo, e per dare un segnale importante di apertura nell’ambito della pastorale ordinaria, l’arcivescovo mons. Giuseppe Betori ha poi sollecitato l’inserimento di rappresentanti della comunità migrante sia nel consiglio pastorale diocesano che in quelli vicariali e parrocchiali.
Fin dal primo momento della mia nomina a direttore dell’Ufficio Migrantes ho sentito l’esigenza forte e indilazionabile di stabilire legami forti e permanenti di scambio e collaborazione con il Centro internazionale studenti G. La Pira, voluto con sguardo profetico nel 1978 dall’arcivescovo card. Giovanni Benelli e da Chiara Lubich e affidato alle varie espressioni del Movimento dei Focolari quanto alla direzione e alla gestione. L’esperienza trentennale di questa realtà, a servizio di oltre 30.000 studenti universitari convenuti a Firenze da tutto il mondo, è stata a dir poco preziosa ed ha agevolato un lavoro ancora tutto da scoprire e organizzare.
 
Attraversare le antiche frontiere
Mi si permetta in conclusione di portare anche questa testimonianza. L’ideale dell’unità, ricevuto da Chiara Lubich e vissuto per decenni con religiosi della mia congregazione e di tutto il mondo, è stata una grazia straordinaria e indispensabile che ha arricchito la mia già solida vocazione missionaria e che mi ha permesso di guardare al fenomeno della mobilità umana con occhi nuovi e con una forte tensione verso l’ut omnes, obiettivo di ogni nostro servizio nella Chiesa e all’umanità.
Anche la mia comunità, avendo acquistato un carattere interetnico e interculturale, è diventata il luogo di un lavoro missionario diretto con tutti i popoli nello spirito del “varcare le frontiere”: “Le antiche frontiere cadono mentre ne nascono altre nuove. Il nostro compito è di essere missionari in questa nuova realtà pluralista, sensibile e complessa, in cui, come Gesù siamo invitati ad ‘attraversare le frontiere’ e imitare il suo auto-svuotamento in modo che possiamo entrare più pienamente nella vita dell’altro, in particolare nella vita del povero[3].
 




[1] G. La Pira, Discorso in Palazzo Vecchio per la Festa di S. Francesco (1962).

[2] Il gruppo di immigrati è costituito da: cinesi (20.000), filippini (18.000), latino-americani (10.000), studenti statunitensi (7.000), albanesi (10.000), francesi (1.000), ucraini (1.000), polacchi (1.000), rumeni (3.000), africani, cingalesi, indiani, coreani del sud.

[3] Lettera del Capitolo generale degli Oblati di Maria Immacolata 2004.

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