La metafisica del volto nel Paradiso di Dante

Evidentemente Dio, principio dell'esistenza stessa, non può essere oggetto contenuto della mente; Egli è piuttosto la luce nella quale e per la quale è possibile l'atto stesso del pensiero. In quanto Egli dà fondamento all'atto del nostro pensare, è innata, cioè insopprimibilmente radicata in noi, non la conoscenza di Lui come oggetto, ma la memoria di Lui come Principio. La verità di Dio precede antologicamente la mente. Dio è l'essere stesso che, intensissimamente consapevole di sé, si dona agli spiriti creati nel momento medesimo in cui li costituisce nella intelligenza. Dobbiamo ritrovare la metafisica quale rigoroso itinerario dello spirito libero verso la Sorgente originaria. Essa precede ontologicamente, non nel tempo, ma al di là del tempo, ogni esistenza. Con viva emozione, in questa prospettiva, ci si può volgere alla incantevole grandezza del Paradiso di Dante, dove la dottrina teologica dei Padri e dei Dottori della Chiesa splende in puro ed intenso lirismo, dove le realtà ultime che conosciamo ed attendiamo soltanto per fede, sembrano trasformarsi in evidenza vissuta. In Dante la dottrina teologica appare talvolta trascesa, per certi aspetti, dalla grazia della visione estatica; l'esperienza mistica, infatti, assai più che l'intuizione poetica, sembra essere all'origine della Divina Commedia e ne costituisce l'essenza più vera e profonda.

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