La comprensione dell’altro nella coppia, nonostante le ferite

Il conflitto è un aspetto naturale delle relazioni umane e in quanto tale non può essere evitato, anzi, se ascoltato può dare delle informazioni importanti per l'evoluzione della coppia

Il tradimento, un evento spiacevole, una ferita emotiva del passato, sono esperienze molto difficili da elaborare! Qualche tempo fa, abbiamo visto la determinazione di una donna che vuole ricostruire la relazione col marito dopo un tradimento.

Successivamente a questa prima presa di coscienza e ai primi passi per andare verso un nuovo capitolo della storia a due è possibile che ci siano dei momenti di sconforto, di empasse e di conflitto. È probabile che uno o entrambi i partner vadano verso una dimensione di ritiro, di fuga. Questa può rappresentare una richiesta di attenzioni e una mancanza di comprensione e cura da parte del partner.

Il conflitto è un aspetto naturale delle relazioni umane e in quanto tale non può essere evitato, anzi, se ascoltato può dare delle informazioni importanti per l’evoluzione della coppia. Sono varie le reazioni che i diversi partner attuano dopo un evento emotivamente doloroso. In alcuni momenti hanno paura di sentirsi soli e non ascoltati, altre volte ci sono delle situazioni concrete da risolvere in cui bisogna negoziare un cambiamento. In quasi tutti i casi occorre reinventare un nuovo modo di comunicare e ritrovare degli spazi di piacevoli condivisioni.

Alcuni studi sulla conflittualità di coppia (non solo dopo un tradimento) hanno evidenziato una dinamica “richiesta-ritiro” in cui uno dei due partner fa richieste, rincorre e l’altro si allontana e si ritira. Più i partner mantengono tale posizione, tanto più si sentono entrambi insoddisfatti.

L’intimità nella coppia è l’esito esperienziale di un processo relazionale in cui convivono apertura emotiva e comprensione reciproca, due aspetti fondamentali per un rapporto soddisfacente. Quando uno dei due partner o entrambi vanno in “ritiro”, manifestano una mancanza di comprensione e cura e alimentano la conflittualità.

Il ritiro e l’aspettativa che sia l’altro ad amare per primo sono una brutta trappola. Dopo eventi spiacevoli entrambi i partner avranno qualcosa da rielaborare e dovranno confrontarsi con la tristezza, la rabbia e la paura, emozioni da cui non fuggire. Nella dinamica richiesta-ritiro emerge una mancanza di empatia; quest’ultima è uno strumento indispensabile per entrare in sintonia con l’altro, comprendere le altrui emozioni, ed è anche il presupposto essenziale per poter perdonare e riconciliarsi.

Essere empatico/a nei confronti del partner vuol dire mettersi nei suoi panni e capire la sua posizione, cosa sta provando, quale sia il suo punto di vista e il suo bisogno. La coppia attraverso l’empatia attiva processi di risoluzione creativa del conflitto, ed apprendono via via delle nuove modalità con cui esprimere il malessere e allo stesso tempo andare verso la riconciliazione.

Quindi, quando si è in un percorso di riavvicinamento in cui sono stati fatti i primi passi, è molto probabile che ci siano delle micro crisi, dei momenti di ritiro, da cui si possono cogliere nuovi aspetti su cui confrontarsi. La coppia continuerà tutta la vita a confliggere, può imparare a farlo senza farsi male.

Spesso, chi resta fermo nel proprio orgoglio viene considerato “duro”, ma la vera “tostaggine” sta nella comprensione dell’altro nonostante il dolore delle ferite. Prendersi cura di sé e della relazione, credo sia diventata una delle più grandi sfide dell’epoca post-moderna, in cui il “duro” o la “dura” si fermano, sentono quello che provano, riflettono e prendono una direzione fatta di testa e cuore.

 

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