La cattedrale brucia

L’omaggio del grande scrittore britannico Ken Follett a Notre-Dame devastata dal fuoco

 

In tempi non facili per la Francia e per un’Europa che stenta a trovare la sua strada, uno dei simboli della nostra civiltà occidentale è stato ferito a morte. L’incendio della cattedrale di Notre-Dame, avvenuto il 15 aprile scorso, a ridosso della Settimana Santa e dei preparativi per la Pasqua, è un evento che fa riflettere: anche gli edifici sacri col loro carico di storia e di arte vivono talvolta una vera e propria “passione”, se solo si pensa a quanti ne sono andati distrutti in Europa nelle due guerre mondiali e in quelle recenti nel Medio Oriente. Notre Dame verrà ricostruita, questo è certo, e anche a questa passione seguirà una sorta di resurrezione. Intanto, come ha scritto Paris-Mathc, «oggi la piangono in ogni lingua»: sì perché la sciagura occorsa a questo monumento non poteva lasciare indifferenti quanti l’hanno visitata o anche solo conosciuta attraverso un romanzo, un musical, un balletto, un film.

Un romanzo. Il pensiero va a Notre-Dame de Paris di Victor Hugo, che lo pubblicò nel 1831 appena ventinovenne, ottenendo il primo grande successo della sua carriera. Sullo scenario di un Basso Medioevo reinventato dallo scrittore nella sua foga barocca e visionaria, la cattedrale parigina è il personaggio per eccellenza, quasi un organismo vivente. Tutto ruota attorno alla sua mole di pietra scolpita, alle sue torri, ai suoi pinnacoli, ai suoi gocciolatoi terminanti in figure fantastiche e mostruose: le vicende della zingara Esmeralda, dell’arcidiacono Frollo che per la bella gitana nutre una passione morbosa, del campanaro deforme Quasimodo, lui pure innamorato della giovane, e di altri personaggi minori…

Ecco come appare in una descrizione di Hugo, e come vorremmo rivederla ancora: «Era una di quelle giornate primaverili che hanno tanta dolcezza e bellezza che tutta Parigi, riversandosi nelle piazze e nei viali, le festeggia come fossero domeniche. In queste giornate di luce, calore e serenità, c’è una certa ora in particolare in cui si deve ammirare il portale di Notre-Dame. È il momento in cui il sole, che già inclina al tramonto, fissa quasi in pieno volto la cattedrale. I suoi raggi, sempre più orizzontali, si ritirano lentamente dalle pietre del sagrato, e risalgono lungo la facciata a strapiombo facendone risaltare le mille sculture a tutto tondo sulle loro ombre, mentre il rosone centrale rosseggia come un occhio di ciclope infiammato dai riverberi della forgia».

Questo rogo d’eccellenza ha fatto scrivere molto, tra cui Notre-Dame, un’operina di 80 pagine edita da Mondadori. Da sempre l’autore, Ken Follett, ha un rapporto privilegiato con le antiche cattedrali. Non a caso nel suo romanzo del 1989 I pilastri della terra (oltre 14 milioni di copie vendute) il romanziere britannico aveva descritto l’incendio della cattedrale di Kingsbridge, quasi una premonizione di quanto sarebbe accaduto a Parigi trent’anni dopo. Ecco come avviene la distruzione dell’edificio, vista con gli occhi del priore Philip: «Una intera sezione del tetto, tre triangoli di travi e di lamine di piombo, stava precipitando. Philip e Cuthbert restarono a guardare paralizzati, senza pensare a mettersi al sicuro. Il pezzo di tetto cadde su uno dei grandi archi a tutto sesto; l’enorme peso del legno e del piombo incrinò la struttura in pietra con un suono prolungato ed esplosivo simile a un tuono. Tutto si svolse lentamente: le travi si schiantarono lentamente, e l’arco si spezzò lentamente, e le pietre piovvero lentamente nell’aria. Altre travi si staccarono e poi, con un suono simile al rombo sordo del temporale, un’intera sezione del muro nord dell’abside tremò e cadde di sbieco nel transetto nord. Philip era inorridito. Lo spettacolo della distruzione di un edificio tanto poderoso era sconvolgente. Era come veder cadere una montagna o inaridirsi un fiume. Non aveva mai pensato che potesse succedere. Non riusciva a credere ai propri occhi».

«Quello spettacolo ci lasciò attoniti e profondamente turbati. Ero sull’orlo delle lacrime. Qualcosa di inestimabile stava morendo davanti ai nostri occhi. Era una sensazione sconvolgente, come quando la terra trema» sono invece le sensazioni di Follet inchiodato con la moglie Barbara davanti alle immagini televisive di Notre-Dame in fiamme, fra cui la più impressionante: il crollo della grande guglia in legno che coronava il tetto della crociera. Nel corso della sua vita lo scrittore l’aveva visitata molte volte, un Natale vi aveva assistito con la moglie alla messa di mezzanotte, vi si sentiva di casa; era tornato ad ammirare lo spettacolo maestoso delle sue due torri e degli archi rampanti appena quattro settimane prima che scoppiasse l’incendio. Non solo: per documentarsi su I pilastri della terra – l’edificazione di una immaginaria cattedrale medievale ad opera di un intero popolo -, aveva perlustrato i sottotetti polverosi di diverse cattedrali, tra cui quelle di Canterbury e di Firenze. Da esperto di questi maestosi edifici gotici, sapeva cosa stava accadendo in quella di Parigi meglio di tanti giornalisti accorsi sul luogo e degli stessi vigili del fuoco: poteva quasi prevedere i progressi dell’opera devastatrice. Per fortuna, contrariamente a quanto descritto per la cattedrale di Kingsbridge, i pilastri di Notre-Dame ressero, anche se danneggiati dal fuoco.

Nel ripercorrere i momenti storici salienti della vita di questo affascinante monumento, compresi gli importanti restauri ottocenteschi operati da Viollet-le-Duc, Follett si dà a qualche confidenza: «Notre-Dame è troppo vicina al mio cuore. Non sono credente, ma vado in chiesa. Amo l’architettura, la musica, le parole della Bibbia e la sensazione di condividere con altre persone qualcosa di profondo. Da tempo trovo una profonda pace spirituale nella grandi cattedrali, come milioni di altre persone, religiose e non. E ho anche un altro motivo per sentirmi grato nei confronti della cattedrali: sono loro che mi hanno ispirato il romanzo che è sicuramente il più famoso e il migliore tra i miei libri. […]. La loro vista non manca di suscitare in noi profonde emozioni. Quando le vediamo stagliarsi contro il cielo restiamo sbalorditi, quando le visitiamo restiamo affascinati dalla loro grazia e dalla luce. Quando ci sediamo in silenzio proviamo un gran senso di pace. E quando una cattedrale brucia, piangiamo».

I proventi di questo breve ma sentito lavoro con cui lo scrittore di Cardiff ha inteso rendere omaggio alla “sua” cattedrale saranno devoluti alla Fondation du Patrimoine per la ricostruzione di Notre-Dame.

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