Ipazia e il suo tempo

Filosofa, scienziata, perseguitata. Una figura storica significativa, occasione oggi di polemiche anticlericali.
Ipazia
È uscito nelle sale cinematografiche il film Agorá. Narra la vicenda di Ipazia, filosofa pagana definita bella, casta e virtuosa dalle fonti antiche, che per le sue capacità intellettuali – era esperta di matematica e astronomia – ebbe la ventura di insegnare filosofia ad Alessandria d’Egitto all’inizio del V secolo. Nel marzo del 415 d.C., caduta nelle mani di una banda di cristiani fanatici (ai quali si dava il nome di monaci, ma che monaci non erano), fu messa a morte e il suo cadavere orrendamente straziato. Un episodio violento, che contraddice in tutto il messaggio evangelico.

All’inizio del V secolo le contrapposizioni e le animosità erano particolarmente acute, e non solo tra pagani e cristiani. Alessandria d’Egitto continuava ad essere un grande centro della cultura ellenistica e della vita politica e sociale dell’Impero romano, polo dell’ebraismo antico e sede patriarcale cristiana. Nel 412 vi fu eletto vescovo Cirillo, che si distinse nella difesa dell’ortodossia contro l’eresia di Nestorio, ma pure nelle scelte di politica ecclesiastica, nelle quali mise in atto atteggiamenti violenti e spesso brutali per contrastare pagani, ebrei ed eretici.

Con probabilità non vide di buon occhio neppure l’influenza intellettuale esercitata da Ipazia, anche se, a differenza di quanto da più parti si sostiene, non si può stabilire se e quale responsabilità egli abbia avuto in rapporto al tragico evento. Certo la violenza, anche nelle sue manifestazioni più crude, era allora (e non solo allora) frequente in molti luoghi tra cui Alessandria. Sappiamo da uno storico più tardo che intorno al 485-87, nella medesima città, uno studente che stava per convertirsi al cristianesimo, per avere insultato in pubblico una divinità pagana fu linciato dai compagni.

Ma sarebbe un errore attribuire questi misfatti esclusivamente a contrasti tra pagani e cristiani. La storia è sempre più complessa di quanto si immagini. Basti in proposito osservare che da diverse testimonianze antiche sappiamo che l’insegnamento ad Alessandria si svolgeva in un’atmosfera di piena neutralità religiosa. Se ne ha una prova paradossale nel fatto che un allievo di Ipazia, il più fedele e devoto tra i suoi allievi che la venerò, secondo le sue stesse parole, come «madre, sorella, maestra, benefattrice», fu Sinesio di Cirene, che finì la propria vita, se non come santo riconosciuto, come vescovo della Chiesa cristiana.

 

Perché parlare di Ipazia? Perché certamente la sua figura è significativa. Va detto innanzitutto che la tradizione letteraria dell’Occidente, anche di segno cattolico, fino a Charles Peguy e Mario Luzi, ha tributato a questa figura, e alla tragica vicenda che ha subìto, grande attenzione. Hanno ricordato la sua sorte poesie liriche e drammatiche, racconti fantastici, romanzi, saggi, biografie e spettacoli, costruendo una leggenda o, se si vuole, un mito, che ha fatto diventare Ipazia icona degli ideali di tolleranza, non faziosità, rifiuto di credenze e fedi pervasive ed opprimenti, come sono ritenute da non pochi attualmente le religioni di stampo monoteista. Idea non nuova, ma che in questi anni ha ripreso ad essere largamente diffusa con una specifica accentuazione: la lotta tra paganesimo e cristianesimo, che avrebbe trovato nella Chiesa cristiana il terreno adatto per l’esprimersi di un fanatismo senza limiti.

E ciò in un momento in cui certi settori della nostra società, sia pure ristretti ma vivi, sono percorsi da una vena di “simpatia culturale” verso forme politeistiche che esprimerebbero una posizione più aperta e in linea con la modernità. In Ipazia, insomma, le tendenze laiciste più radicali di oggi trovano un simbolo contro l’“oscurantismo” ecclesiastico. Del resto la sua figura era già stata punto di riferimento dell’illuminismo anticlericale fin dal tempo di Voltaire.

Ma chissà se Ipazia sarebbe contenta di essere ancora oggi spunto di polemiche.

 

(qui trovi anche la recensione del film)

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