Influenza A: c’è troppa paura

Influenza A

«I nostri bambini di 5, 8 e 10 anni hanno avuto la febbre. Uno di loro è risultato positivo al virus dell’influenza A, mentre gli altri non hanno contratto tale virus. Li abbiamo curati nello stesso modo in cui si affronta un’influenza stagionale. Abbiamo sbagliato? Alcuni nostri amici sono subito corsi in ospedale… Cosa è meglio fare?».

Rita e Renato – Latina

 

Io direi di ricorrere al presidio sanitario solo dopo le 48 ore dall’insorgenza dei sintomi febbrili o se le condizioni generali risultano preoccupanti, senza lasciarsi prendere dal panico. Il più delle volte all’inizio della sintomatologia, cioè la febbricciola o un po’ di catarro, si potrebbe gestire la situazione con un minimo di buon senso: riposo a letto, latte caldo col miele, tante coccole ai bambini, un antinfiammatorio, un antipiretico, un mucolitico.

Quotidianamente infatti in ambulatorio registriamo un terrore di quest’influenza A che è sproporzionato perché vengono recepiti in maniera esagerati i messaggi di rischio per la vita e di incertezza su cosa fare.

Riuscire a riportare nel ragionevole la paura che colpisce l’inconscio è molto più difficile. Il vero problema adesso è questo: se le persone non riescono a ridimensionare il fenomeno nelle giuste proporzioni, si continueranno a creare ingolfamenti dai pediatri, dai Pronto soccorso e questo riduce la possibilità di fare diagnosi corrette e intervenire su chi ne ha veramente bisogno.

Il virus A in effetti si dimostra poco aggressivo in termini di gravità anche se si sta diffondendo rapidamente. Sicuramente è strana la stagionalità: di solito, infatti, i virus influenzali non circolano in questo periodo, bensì da gennaio in poi.

Sappiamo poi che le complicanze di un’infezione virale possono essere legate a una serie di fattori. Certo, ogni morte è un dramma; dal punto di vista medico, però, bisogna guardare al numero complessivo. Se noi confrontiamo il numero di soggetti infettati con quello delle persone che hanno avuto delle complicanze, possiamo dire che queste sono inferiori a quelle attese in una normale influenza stagionale.

Nella realtà oggi c’è un’emergenza importante: è il modo in cui la malattia viene percepita soggettivamente e collettivamente. Questa, al momento, è la vera emergenza, perché si corre il rischio che questo problema, che potrebbe essere gestito in maniera del tutto normale, assuma dimensioni che non sono veritiere. Il sovraffollamento degli ambulatori dei pediatri ne è una prova.

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