Indù: Felice Dwali!

Il 4 novembre milioni di indù in tutto il mondo hanno celebrato la festa di Diwali, conosciuta anche come Deepavali, ossia “fila di lampade ad olio”. Simbolicamente fondata su un’antica mitologia, la festa rappresenta la vittoria della verità sulla menzogna, della luce sulle tenebre, della vita sulla morte, del bene sul male. La celebrazione dura tre giorni, segnando l’inizio di un anno nuovo, la riconciliazione familiare, specialmente tra fratelli e sorelle, e l’adorazione a Dio. Consuetudine ormai consolidata, anche quest’anno, il presidente del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso, card. Francis Arinze, ha inviato a nome della chiesa un messaggio di augurio a tutti gli indù. Nella lettera, il cardinale ricorda un simbolo analogo di luce: le lampade accese che caratterizzarono la Giornata di preghiera per pace ad Assisi lo scorso gennaio. I rappresentanti delle diverse religioni le tenevano accese nella loro mani e dopo il loro comune impegno le hanno poste su un candelabro a simboleggiare la convergenza delle speranze e degli sforzi di pace. Il papa li ha benedetti dicendo: “Andiamo verso il futuro tenendo alta la lampada della pace. Il mondo ha bisogno di luce!”. Sono passati alcuni mesi da allora e la festa di Diwali ricorda oggi a tutti gli uomini di religione e di buona volontà di tenere sempre accesa quella luce di speranza. Per questo e a maggior ragione, la chiesa augura oggi agli indù un “felice Diwali!”. Islam: Inizia il Ramadan Per circa 700 mila musulmani in Italia, ha avuto inizio il 6 novembre il Ramadan, periodo della rivelazione del libro, mese sacro dedicato al digiuno la cui osservanza è uno dei cinque pilastri su cui poggia l’islam. È la seconda Sura del Corano a chiedere a tutti gli adulti in buona salute di digiunare dall’alba al tramonto, tutti i giorni, nel mese lunare del Ramadan, che quest’anno terminerà il 29 novembre. Nel 2001, il papa chiese ai cristiani di unirsi alla preghiera e al digiuno dei fratelli musulmani, in concomitanza con la fine del periodo del Ramadan (14 dicembre). Per dare continuità a quella proposta, un gruppo sempre più nutrito di persone, in rappresentanza di chiese, organismi ed associazioni si è fatto promotore in Italia di un “Appello ecumenico” per chiedere l’istituzione di una Giornata ecumenica del dialogo cristiano islamico da far coincidere con l’ultimo venerdì di Ramadan. Secondo i promotori, la Giornata dovrebbe dar vita ad una serie di iniziative concrete volte a promuovere la conoscenza reciproca e lo scambio di esperienze: in concreto si propone a gruppi, associazioni, comunità e parrocchie di organizzare incontri pubblici fra cristiani e musulmani, invitare esperti, visitare una moschea, pregare per la pace nel mondo, affermare con una dichiarazione pubblica il proprio rifiuto alla logica della guerra, digiunare e devolvere il risparmio ai poveri o ad azioni di solidarietà, come avvenne su proposta del papa lo scorso anno. Russia Un coro di preghiere per la pace Con un massacro che ha lasciato il mondo senza fiato, si è concluso il blitz delle forze speciali sovietiche al teatro moscovita dove per giorni centinaia di persone sono state prese in ostaggio da un gruppo di terroristi ceceni. Tutto il paese ha seguito gli sviluppi dell’attentato con grande partecipazione e commozione. Anche Alessio II, patriarca di Mosca e di tutte le Russie, era sceso in campo per chiedere una soluzione pacifica. Appello a cui si erano uniti anche altri rappresentanti delle chiese in Russia, ma che è rimasto purtroppo inascoltato. L’attentato si è così concluso con un vero e proprio bagno di sangue. La vicenda è stata se- guita con appresione anche dalla Chiesa cattolica in Russia. In tutte le parrocchie si sono innalzate preghiere per le vittime e i feriti e “per la pace e la comprensione in Russia”. Con un appello, mons. Tadeusz Kondrusiewicz, arcivescovo di Mosca, ha chiesto di conservare “la serenità e la moderazione, non dando sfogo alle emozioni ed evitando vendette per il proprio dolore a scapito di fratelli e sorelle innocenti di altra nazionalità e di altra fede”. Europa Per una Costituzione aperta al cristianesimo Il progetto della futura Costituzione europea deve “vedere rispettati” l’identità ed il contributo specifico dei cattolici “alla vita della società europea”. Questo, ha riferito ai giornalisti il direttore della sala stampa vaticana, Joaquin Navarro Valls, il principale auspicio espresso dal papa, nel corso dell’udienza concessa a Valery Giscard d’Estaing, presidente della Convenzione europea, in occasione della sua visita a Roma. L’Europa è stata al centro anche del discorso pronunciato dal papa nel corso dell’udienza a Benoit Cardon De Lichtbuer, ambasciatore del Belgio presso la Santa Sede, per la presentazione delle lettere credenziali. “L’apporto decisivo del cristianesimo e della visione cristiana dell’uomo nella storia e nella cultura dei differenti paesi – ha detto il papa – fa parte di un tesoro comune”, e va “inscritta nel progetto della Convenzione europea “. È facile rilevare, del resto, come i paesi in attesa del prossimo inserimento nell’Ue siano tutti di provata fede cristiana. Francia: Lettera alle chiese nella tormenta” Vicinanza e solidarietà spirituale con “le chiese nella tormenta”, quelle che vivono cioè in paesi dove la libertà religiosa non può essere espressa o in situazioni di conflitto. È quanto hanno espresso i vescovi francesi in occasione della festa di Ognissanti, riprendendo una antica consuetudine in cui le comunità cristiane si scrivevano lettere per sostenersi reciprocamente nelle prove. “È nello spirito di questa antica tradizione – scrivono i vescovi – che umilmente e fraternamente vogliamo dirvi una parola d’incoraggiamento, poiché la vostra testimonianza è per noi preziosa”. Nelle situazioni di conflitto e di persecuzione, le Chiese divengono infatti “segni dell’amore che viene dal vero Dio, il Padre di Gesù Cristo, l’amico degli uomini”. Ricordano soprattutto che “non si difende bene il Vangelo se non con i metodi del Vangelo” e che la violenza va vinta “con il dialogo, con la riflessione condivisa, con una fraternità vissuta nel quotidiano”. Per questo i vescovi francesi si impegnano a “mantenere, tra di noi e dovunque ci è possibile, rispetto e convivenza tra uomini e popoli”. “Da parte nostra – concludono – non mancheremo di agire per far conoscere, e se Dio vuole, alleviare le vostre prove, per portarvi conforto”. Roma Una missione speciale “Il vescovo di Roma si sente onorato di poter ripetere oggi, con particolare intensità di significato, le parole dell’apostolo Paolo: “Civis romanus sum””. È il “tributo” reso dal papa alla città di Roma, in occasione del conferimento a Giovanni Paolo II della “cittadinanza onoraria” di cui avevamo già dato notizia nel numero scorso. Nel consegnargli le chiavi della città, il sindaco Veltroni ha definito Giovanni Paolo II un papa capace di “varcare la soglia” delle case dei romani, ma anche di essere “esempio e segno di speranza” per i giovani. Giovanni Paolo II ha risposto, riconsegnando alla città una missione speciale. “Erede di una millenaria cultura nella quale si è innestato il fecondo germe dell’annuncio evangelico”, ha detto, Roma “non ha soltanto tesori del passato da custodire”, ma “è consapevole di avere un fondamentale compito da svolgere anche per il futuro, a servizio dell’umanità di oggi e di domani”.

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