Indovina chi viene a cena – Dagli appenini alle Ande

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Raidue, lunedì, 20.45. La candid camera è stata introdotta negli spettacoli televisivi in Italia da Nanni Loy negli anni Sessanta e le sue scenette, come quella della “zuppetta”, sono entrate nella storia della tv. Col tempo questo meccanismo spettacolare è dilagato a dismisura, come tutti vediamo, ma fin dall’inizio è apparso, nella sua essenza, un modo assai poco rispettoso di sorprendere una persona, posta in una situazione imprevedibile, e riprenderla a sua insaputa. E questo rimane, anche se la “vittima” acconsente poi alla trasmissione di quelle scene. Lo spettatore stesso prova un interesse ambiguo, misto di ansia, imbarazzo, curiosità nell’assistere a queste situazioni grottesche e ridicole. Nel caso di Indovina chi viene a cena, uno spettacolo peraltro costruito con ricchezza di mezzi e con un certo ritmo di ripresa, occorrono alcune osservazioni in più. La situazione è quella di una famiglia (genitori, sorelle ecc.) invitata a cena da una propria figlia o figlio, in una villa, dove conoscerà il suo nuovo o nuova fidanzato o fidanzata. Lo scherzo consiste nel presentare come tale un noto personaggio, come Alba Parietti, Massimo Giletti, Valeria Marini, Michele Cocuzza, e via scherzando. Non piace, in questa trasmissione, il protrarsi della situazione per quasi due ore, con successivi aumenti di “sorprese”, per il sopraggiungere, nel caso del fidanzato-Cocuzza, di ex-amanti disinvolte e disinibite, o per l’ esplodere, la fidanzata-Parietti, in continui grossolani rimproveri nei confronti del finto cameriere. Non piace, poi, il gioco dei 10 milioni che la/il figlia/ o richiede con insistenza ai genitori, per comperare un orologio a “lui” o una lussuosa vacanza a “lei” (richiesta a cui i genitori pur riluttanti finiscono per aderire), gioco che avalla e certifica un uso consumistico e sfrontato del denaro. Non piace, ancora, questo gioco perché questo fidanzamento di cui tanto si parla in realtà non sarebbe altro, comunque, che una storia di rapporti di una disinvolta coppia “moderna”, che i genitori, moderni pure loro, accettano tacitamente. Non piace, infine, ed è la cosa più grave, che sia messa alla berlina una intera famiglia, posta davanti ad una situazione seria, chiamata a comportarsi con tatto e intelligenza nel momento in cui viene a conoscere un possibile fidanzato che si rivela abbastanza ingombrante per la notorietà, o per la vita sentimentale disinvolta, o per la differenza di età. Una situazione, cioè, in cui il gruppo familiare svela il proprio modo di intendere la vita, i valori, i sentimenti profondi. Il fatto che il gioco termini, una volta svelato lo scherzo, in grandi risate liberatorie, non sana questa negatività di fondo. Lo spettatore è reso complice di tutto ciò, perché viene a conoscere i vari scherzi che nello studioregia si vanno preparando e ancora una volta la televisione pubblica, a cui paghiamo il canone, dà prova del totale disinteresse per i disvalori che comunica e diffonde. Dagli Appenini alle Ande Raitre, lunedì, 23.20. È iniziata una serie di inchieste di Silvestro Montanaro (autore dei servizi-denuncia di C’era una volta sullo sfruttamento dei bambini) e di Lucio Caracciolo (direttore di Limes, rivista di analisi politica), sui problemi che in questi ultimi dieci anni sono emersi nelle parti calde del pianeta. Chi governa oggi il mondo? Servono ancora le Nazioni Unite per dirimere i conflitti che in fondo nascono da motivi economici? Ha senso parlare di diritti umani? Perché si tace sui crimini che si compiono in tante parti? Temi scottanti su cui i due autori, anche conduttori, vogliono togliere i veli dei silenzi e raggiungere tutti noi con le immagini delle guerre infinite, della fame, dei dolori di tantipopoli, vittime spesso di decisioni che passano sopra le loro teste. «Stimolare domande senza esprimere giudizi» è la loro intenzione, anche se talora compare un tono inquisitorio nei confronti di esponenti degli Stati Uniti, o si privilegiano testimonianze di persone appartenenti a alcuni gruppi di pressione politica. Comunque l’intenzione di equidistanza è testimoniata dalle diverse voci di esperti o attori di primo piano nelle questioni dibattute, che compaiono in ogni puntata, come l’intervista molto equilibrata a Shevarnadze, capo della Georgia, sui problemi dello sfruttamento del petrolio nella zona del Caucaso. È un programma serio, con documenti originali di primo piano ,che suscita riflessioni (e non è poco per la nostra tv!) e che cerca di rispondere al bisogno diffuso di informazione sulle questioni di fondo di oggi.

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