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Elezioni in India, gli exit poll riconfermano Modi

I sondaggi all’uscita delle urne (900 milioni di elettori, partecipazione al 66%) danno vincente il partito Bjp del premier uscente, ma la prudenza è d’obbligo. Incidenti nel Bengala Occidentale

Domenica 19 maggio si sono concluse le operazioni di voto per le elezioni in India. Una vera maratona elettorale iniziata l’11 aprile scorso e durata esattamente 39 giorni. In ballo ci sono la composizione del Lok Sabha, la Camera dei deputati, e il rinnovo di alcune Assemblee dei governi di Stati locali. Ora ci sarà qualche giorno di pausa, per dar tempo di trasportare le varie casse contenenti le schede nei centri che la Commissione elettorale indiana ha previsto come punti per lo spoglio delle schede.

Il 23 maggio si procederà allo spoglio in tutto il Paese e la sera stessa verranno annunciati i risultati. Risultati che, stando agli exit poll raccolti fuori dai seggi, sembrano chiaramente indirizzati verso un nuovo successo del Bharatya Janata Party (Bjp) e del suo leader Narendra Modi, che pare avviato ad un secondo mandato. Resta da vedere se si ripeterà il trionfo di cinque anni fa o se ci saranno margini più stretti. La vittoria del Bjp, tuttavia, pare essere una certezza.

Narendra Modi
Narendra Modi

Mentre Modi si è dichiarato, in più occasioni, molto ottimista, altri politici invitano alla prudenza perché in più di un’occasione gli exit poll si sono rivelati tutt’altro che veritieri. Intanto sono uscite statistiche sulle elezioni appena concluse con dati interessanti, tenendo conto che l’India è la più grande democrazia del mondo e sono 900 milioni i cittadini che avevano diritto al voto. Il 66% di questi si sono recati alle urne con un incremento significativo dell’8% rispetto alle elezioni del 2014.

Le tornate elettorali hanno suscitato non poche tensioni sociali. Ieri, nello stato del Bengala Occidentale (West Bengal con la capitale Kolkata, Calcutta) sono avvenuti scontri fra le fazioni del Bjp e del Trinamool Congress, guidato da Mamata Banerjee, nota come la “leonessa del Bengala” per la sua tenacia e combattività. Le sedi dove gli elettori hanno esercitato il loro diritto di voto erano controllate da più di 57 mila agenti di polizia. Lo Stato è da sempre molto ambito in quanto è uno di quelli che garantiscono il numero maggiori di seggi in Parlamento, 42. Lo Stato del Bengala è stato governato per più di tre decenni, ininterrottamente, dal locale partito comunista, guidato dal leggendario Jyoti Basu, un leader storico emblema sia del partito che dello Stato. Solo recentemente con il crollo dei comunisti, il West Bengal è stato conquistato dal gruppo del Trinamool Congress guidato dalla Banerjee che esprime anch’essa in modo significativo la sensibilità bengalese.

In questi giorni sono proprio il Bengala e l’Uttar Pradesh, lo stato più popoloso dell’Unione indiana, a polarizzare l’interesse nazionale per cercare di indovinare a chi andranno i loro seggi, che giocheranno un ruolo decisivo nell’assegnazione della vittoria di queste XVII elezioni democratiche del Paese asiatico.

È necessario, comunque attendere qualche giorno per capire cosa succederà. Nelle elezioni indiane, infatti, oltre ai giochi politici, hanno un ruolo fondamentale anche le questioni sociali, in particolare, le alleanze sulle basi castali e la sensibilità dei dalit, i fuori casta, e delle minoranze. È, infatti, bene tener conto che i musulmani, pur essendo una minoranza (circa il 13-14%), sono quasi duecento milioni e l’India è fra le tre-quattro nazioni al mondo con il maggior numero di musulmani. Pur trovandosi di fronte ad un partito caratterizzato fortemente dal fondamentalismo indù, nelle scorse elezioni una buona parte dei musulmani avevano preferito votare proprio per il Bjp. Fra pochi giorni avremo il verdetto di quanto successo nei 39 giorni di questo infinito esercizio elettorale e si cercherà di indovinare dove questo immenso Paese cercherà di andare nei prossimi cinque anni.

 

 

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