Immagini vergognose e domande scomode

Quelle che il Tg2 ha mandato in onda sulle inciviltà perpetuate al Cie di Lampedusa sono un’orribile celebrazione della giornata internazionale dei migranti. Perché giornalisti, volontari Caritas e consulenti legali non possono attraversare quella soglia?
Un migrante ospite del Cie di Lampedusa

Quando si dice coincidenza! Ieri,18 dicembre, ricorreva la Giornata internazionale dei migranti, L’iniziativa era nata nel 1997, quando un gruppo di organizzazioni asiatiche, indisse la campagna per la nomina ufficiale da parte dell’ONU di una Giornata internazionale dei Migranti, proclamata poi il 4 dicembre del 2000 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite. L’intento era quello di celebrare l’adozione della Convenzione internazionale sulla protezione dei diritti di tutti i lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie.

Ieri, grazie al Tg2, abbiamo anticipatamente “onorato” la giornata con immagini di immigrati, nudi, derisi e annaffiati di detergenti anti scabbia, immagini che una laica come Emma Bonino, nostro ministro degli Esteri, ha definito orripilanti, e che per mons. Bregantini, presidente della commissione Lavoro, giustizia e pace della Cei, suscitano sdegno, come è anche vergognosa l'inadeguatezza delle “risposte" date dallo Stato dopo le stragi in mare  di qualche tempo fa.Per la sindaco dell’isola,Giusi Nicolini «èstata una vera pratica da lager». Non usa mezzi termini il primo cittadino di Lampedusa, commentando il video del Tg2. «Una pratica sanitaria non si fa all'aperto, irrorando gli ospiti, nudi, con un tubo. Lampedusa e l'Italia intera – aggiunge Nicolini – si vergogna di queste pratiche d'accoglienza». Il sindaco ha spiegato, poi, che l'unico soggetto competente per le strutture d'accoglienza è il ministero dell'Interno, anche per le questioni sanitarie. Né Comune, né Asl possono intervenire di propria iniziativa.

Anche l’Europa si è fatta sentire. Dura reazione del commissario Ue agli Affari interni, Cecilia Malmostrom, che ha espresso «seria preoccupazione» per le condizioni degli immigrati nel centro dell'isola, e in una nota ha dichiarato che la Commissione sta indagando e non esclude una procedura di infrazione. «Abbiamo già avviato indagini sulle condizioni deplorevoli in molti centri italiani di detenzione, incluso quello di Lampedusa, e non esiteremo a lanciare una procedura di infrazione per garantire che gli standard e gli obblighi europei siano pienamente rispettati». Forse essere toccati sul portafoglio porterebbe maggiore attenzione?

Qualcuno ha tentato di mandare l’accaduto in corner affermando che la situazione «è sfuggita di mano». Ma tutti sanno che da anni nei CIE (Centri di identificazione ed espulsione) – che nel nome sintetizzano un gran bel programma, non si respira un’aria tranquilla! Giornalisti e persino volontari della Caritas non possono entrare. Neppure i consulenti legali che dovrebbero spiegare i diritti che spettano a chi arriva in Italia vi possono mettere Come mai? Cosa c’è eventualmente da nascondere?

Eppure la Convenzione internazionale sulla protezione dei diritti di tutti i lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie, adottata il 18 dicembre del 1990, entrata in vigore il 1° luglio 2003, si configura come il primo strumento internazionale di codificazione dei diritti umani dei lavoratori migranti e delle loro famiglie. Tra questi, il diritto alla vita, il diritto a non essere sottoposti a tortura o a trattamenti inumani e degradanti, il diritto di non essere tenuti in schiavitù, il diritto alla libertà di pensiero, coscienza e religione. La Convenzione prevede, inoltre, alcune disposizioni volte a combattere lo sfruttamento dei lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie in tutte le fasi del processo migratorio, senza distinzione tra migranti regolari ed irregolari.

Purtroppo ad oggi, 23 anni dopo la sua adozione, è stata ratificata solo da 46 Stati, tra i quali non figurano né l’Italia, né la maggior parte dei Paesi industrializzati. E ci sembra di poter dire che, al di là della ratifica, vi sia una sorta di “dimenticanza” dei suoi principi di fondo.

La Giornata del 18 dicembre appena passata, rappresenterebbe (il condizionale è d’obbligo!) sia una sollecitazione alla ratifica della suddetta Convenzione, e all’adozione del paradigma dei diritti umani come quadro di riferimento per una corretta disciplina dei flussi migratori. Spesso ci dimentichiamo, per una amnesia collettiva pericolosa che neppure i dati riescono a guarire, di riconoscere il contributo che ogni giorno milioni di migranti nel mondo apportano alle economie dei paesi di accoglienza e di origine.

Come ha ricordato il Segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, oggi più che mai è necessario spronare gli Stati alla creazione di politiche che sostengano i migranti a livello legislativo, sociale ed economico e che permettano loro di contribuire in maniera positiva al progresso della società. Vale la pena di ricordare infatti come, specialmente durante le regressioni economiche, sempre più settori dell’economia dipendano dai lavoratori migranti e come proprio gli imprenditori migranti aiutino a creare lavoro.

Un’altra triste coincidenza è che il fatto sia avvenuto proprio nei giorni in cui si è celebrato un profeta dell’antirazzismo come Nelson Mandela. Ci auguriamo che il prossimo 18 dicembre le immagini del Tg2 siano un pallido ricordo e non una perpetuazione di malcostume ai danni della persona.

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