Il professore e l’elefante

Il professor Genietti entrava in classe tutte le mattine scapigliato, col suo solito papillon a quadretti e gli occhialini tondi. Era un tipo particolare, gli altri insegnanti di nascosto lo prendevano un po’ in giro ma non bambini ai quali stava simpatico” anzi simpaticissimo! Si sedeva in cattedra, osservava il cielo fuori e poi diceva: “Buongiornissimo a tutti”. Era solito esagerare spesso coi superlativi” Quella mattina si parlava della fauna della giungla e, come al solito, il professore iniziò con una storiella. Le sue lezioni erano sempre delle storielle bellissime e avventurose. Così, anche quella mattina, i bambini si misero pronti ad a s c o l t a re quel loro professore così strano che, schiarendosi un po’ la voce, subito cominciò: I “Nella giungla viveva un omone grossissimo e pesantissimo. La sua vita non era granché interessantissima anche perché se ne stava tutto il giorno lì fermo, quasi immobile, anzi fermissimo! Non riusciva a spostarsi più di qualche metro, data la sua mole. Un suo fedele amico, lungo e magrolino” anzi magrissimo, gli portava ogni giorno da bere e da mangiare. Un bel giorno passarono di lì quattro fratelli, camminavano sempre insieme, due davanti e due dietro. Erano così alti che quasi pareva riuscissero a toccare il cielo. Erano altissimi. Passando davanti all’omone, si fermarono e gli chiesero: “Perché te ne stai tutto il giorno lì? Non vedi la giungla com’è bella, ci sono tante cose da scoprire ogni giorno!”. L’omone rispose intristito: “Vorrei tanto andare in giro anch’io ma non posso, sono troppo pesante!”. I quattro si guardarono per un momento e poi dissero in coro: “Non c’è problema, ti accompagneremo noi!”. E così, tutti insieme con l’omone in groppa camminarono su e giù per tutta la giungla, insieme all’amico lungo e magrolino che decise di guidare l’allegra spedizione mettendosi in prima fila. Stavano davvero bene tutti insieme anche perché sembrava che ognuno fosse utile all’altro. I fratelli trasportavano l’omone, il suo amico continuava a dargli da bere e da mangiare, e l’omone, dal canto suo, rallegrava tutti col suo ritrovato buonumore! Quel giorno si divertirono così tanto che decisero di andare in giro sempre tutti e sei insieme. La gente che li vedeva passare cominciò ad osservarli ben benino (anzi benissimo!) e pian piano tutti cominciarono a notare che il tutto sembrava prendesse una strana forma” Sì, la forma di un animale a quattro zampe! Ma certo, i quattro fratelli potevano essere le zampe, l’omone il corpo e l’amico magrolino che portava da bere e da mangiare era la proboscide (che serve proprio a questo)! “Ma allora è un elefante!”, interruppe Alfredo, il bambino più curioso della classe. “Sì, bravissimo, Alfredo. È proprio l’elefante!” rispose soddisfatto il professore che, facendosi più serio, continuò: “Vedete, in ogni essere vivente, in una piccola foglia, in un sassolino, in un animale, in una persona, ogni piccolissimo elemento ha la sua importanza. Ogni piccola parte serve al tutto, se non ci fosse quella il tutto non potrebbe funzionare così bene. E ogni persona è una piccolissima parte del tutto che è l’umanità. Ma senza di noi, senza la nostra preziosa presenza, anche l’umanità non sarebbe la stessa. Anche noi, sapete, siamo utili agli altri esattamente come le zampe e la proboscide lo sono per l’elefante! Non credete?”. Fece appena in tempo a finire che suonò la campanella. I bambini tornarono a casa quel giorno un po’ più contenti perché avevano capito che ogni persona è preziosa. Alfredo, per esempio, tornato a casa, si mise subito ad aiutare la mamma in cucina che, ad un certo punto, si fermò esterrefatta e gli chiese: “Ma come mai oggi mi dai una mano?” E Alfredo, con un sorrisetto presuntuoso le rispose: “Ma, mamma, non conosci la storia dell’elefante? Io la conosco bene” anzi benissimo!”.

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