Il povero del metrò

Alla fermata del metrò un uomo macilento, mal vestito e con due stampelle cerca l’elemosina. La sua supplica, però, sembra non toccare nessuno. Attratto dal suo sguardo implorante, mi avvicino e mi intrattengo alcuni minuti con lui. Alla fine, gli do quanto ho con me: il costo di sei biglietti del metrò. Ci salutiamo come fossimo amici da sempre e mi avvio a casa per il pranzo. Come arrivo, mi si dice: Telefona in fabbrica, perché desiderano dirti personalmente una notizia bella e importante. Mi metto subito in contatto con i miei capi. Vengo così a sapere che il consiglio di amministrazione ha deciso di pagare il mio debito con la banca (avevamo appena chiesto un prestito agevolato per comperare la casa). Abbiamo deciso ciò all’unanimità – è la spiegazione – perché da quando ci siamo impegnati nel progetto di Economia di Comunione la situazione in fabbrica ha fatto un vero capovolgimento. Mai come ora abbiamo così tante ordinazioni da dover assumere nuovi operai! Ed oggi stesso abbiamo ricevuto di ritorno una buona somma, pagata in più l’anno scorso come tasse!. Guardo l’orologio e costato che ciò accadeva mentre io stavo col povero alla fermata del metrò. R.C. – Brasil Avevamo allestito nel seminterrato un negozietto chiamato Da e per: da chi può dare qualcosa di superfluo, per i poveri, ai quali è destinato il guadagno delle vendite. Una volta – era il mio turno per servire – arrivai giusto in tempo per aprire il negozio alla prima cliente. Mentre lei cominciava a guardarsi attorno, deposi provvisoriamente cappotto e cappello su una sedia. Quando la signora arrivò vicino alla sedia, esultò: Un cappello rosso come lo cercavo da tempo. È in vendita?. A quel cappello ci tenevo; in più mi era stata regalata una sciarpa dello stesso colore… Ma era per Gesù nei poveri! Così il mio cappello venne venduto, e a buon prezzo stabilito dalla cliente. Il giorno dopo il postino ci portò un pacco senza mittente: dentro c’era un cappello rosso identico al mio! L. C. – Svizzera Acausa della crisi economica del paese, il lavoro di mio marito è molto diminuito e, dovendo pagare per di più dei debiti, non avevamo neanche da mangiare. Ero in un grande buio; potevo soltanto affidare tutto a Dio, cercando di migliorare la mia vita cristiana. Non so come, sono arrivati cibo, riso ed altri aiuti, per cui durante quel periodo difficile abbiamo potuto sostentarci. Persino un giorno in cui i nostri quattro bambini desideravano un po’ d’anguria, ma non avevo i soldi per comprarla, è venuta a trovarci una persona che portava proprio un’anguria, con loro grande gioia. Nella nostra abitazione, poi, quando pioveva entrava l’acqua, bagnando ogni cosa. Avremmo dovuto trovarne un’altra, ma dove trovare i soldi? Un giorno, saputo che una persona aveva bisogno di una casa, senza pensare al mio problema, mi sono offerta di accompagnarla in vari posti come se cercassi alloggio per me stessa, fino a che non ne abbiamo trovato uno adatto per lei. Giorni dopo una conoscente, vedendomi sempre nella pace nonostante la nostra situazione, ci ha offerto una casa che le si era resa libera; così con grande gioia e commozione abbiamo potuto traslocare. A. K. S.J. – Corea

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