Il «mondo migliore» comincia in Calabria

La bella storia del piccolo profugo afghano che ritrova il suo papà.  
Riace solidale

«La vera utopia non è la caduta del Muro. Ma quanto sta avvenendo in Calabria, Riace in testa. Lì ho davvero visto un mondo migliore». Sono parole di una testimonianza diretta e poco conosciuta del regista tedesco Wim Wenders e a cui sembra difficile poter credere.

Paesini abbandonati a causa dell’emigrazione forzata per la povertà del nostro Meridione che vengono ripopolati da genti venute da lontano, con un carico di sofferenza dovuta a guerre e altra calamità. Una capacità di accoglienza antica e immediata che permette di realizzare una rifioritura di arti e mestieri in borghi dove ricominciano a correre bambini che giocano insieme indossando, come dappertutto, le divise delle squadre di calcio. Il piccolo Ramadullah nelle riprese del film di Wenders ,“Il volo”, ne porta addosso una della Nazionale italiana. È molto spigliato tanto da aver fatto cambiare la sceneggiatura del cortometraggio del famoso cineasta. Proviene dall’Afghanistan, in modo clandestino, con gli zii. Dei genitori si sa che sono dispersi e probabilmente morti. Ma il film, potenza della comunicazione che supera tanti confini, arriva ad essere proiettato anche in Norvegia. Difficile pensare ad un Nord più estremo. Anche questa è terra di approdo per tanti profughi che riescono a ricominciare una vita diversa. Così, tra incredulità e stupore, un padre, che credeva di aver perso tutto, riesce a scorgere il volto del proprio figlio. Dolore e gioia, come un parto che si rinnova con il ricongiungimento nella terra dei fiordi.

 

Come tutti riconoscono, siamo dentro un processo di migrazione inarrestabile nonostante tutte le misure più drastiche che si possano adottare. Come quelle che non lasciano traccia perché non permettono di far vedere quei volti e quelle vicende destinate a finire in qualche campo di internamento o in mezzo a chissà quali deserti, di sabbia o di mare.

Far emergere un legame, ricostruire una storia familiare, rompe l’anestesia di un certo tipo di informazione capace solo di trasmettere uno stato di paura che non aiuta a trovare le soluzioni giuste. E tutto ciò non può partire da una fraternità ipoetica e una prossimità immaginaria ma dalla vita quotidiana come quello di un paese, di una città con le sue contraddizioni da affrontare e le ricchezze da valorizzare. Il progetto di accoglienza ai richiedenti asilo, portato avanti nel Comune di Riace e in altri paesi della Locride, nasce, infatti, in un contesto difficile e ben conosciuto a livello internazionale per una grande capacità organizzativa della ‘ndrangheta che è in grado di programmare grandi investimenti immobiliari e operazioni finanziarie in tutto il mondo. Anche nella Berlino del Muro, come riferiscono gli inquirenti.

 

Una rete ben diversa quella dei “comuni solidali” che sostiene l’esperienza pluriennale nel paesino calabrese citato, soprattutto, per il ritrovamento delle famose statue dei bronzi e che ha, significativamente, per santi patroni due fratelli, Cosma e Damiano.Anche loro, un tempo, dei “senza patria” da accogliere.

Un segnale importante questa “rete dei comuni solidali” che vede coinvolti oltre 260 comuni italiani, amministrati da giunte di diverso colore, coinvolti in progetti internazionali di cooperazione decentrata: quella che si attua direttamente dal nord al sud del mondo passando per la collaborazione tra amministratori, tecnici, volontarie e popolazione delle singole città in un rapporto di reciprocità perché, come affermano, per fare cooperazione «non occorre avere grandi cifre a disposizione ed uffici e personale a tempo pieno» ma saper lavorare in rete. Una garanzia importante di resistenza in questo momento di crisi che rischia di abbattersi soprattutto sulle finanze degli enti locali. Prova ne sia l’ultimo festival di video e film “incontro con l’Altro” su “migrazioni e recupero della storia orale” promosso a luglio dalla “rete” e svoltosi significativamente nell’isola di Lampedusa, nell’estremo lembo sud d’Italia.

 

Altra iniziativa importante quella prevista per il prossimo 26 ottobre a Teano, in Campania, luogo simbolo dell’unità d’Italia. La rete dei comuni solidali, assieme a tante altre associazioni, propone un itinerario, fatto di memoria e riconciliazione per il passato e di cooperazione per il futuro, alla ricerca delle ragioni di una nuova convivenza in un Paese che è stato terra di emigrazione e che, ora, è diventato paese d’immigrazione. L’obiettivo proposto è quello di avere mille sindaci disposti a riconoscere, tra l’altro, l’Italia come luogo di ospitalità e accoglienza.

A Teano si ricorda una stretta di mano tra Garibaldi e un re sabaudo. Pezzo di storia retorica da riesaminare per un’unità da rifondare. Magari a partire da quella mano vera che ha potuto stringere il piccolo Ramadullah.  

 

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