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Persona e famiglia > Sport

Il Mondiale delle sorprese e delle piccole squadre

di Noemi Di Benedetto

- Fonte: Città Nuova

Nuovi format, tantissime squadre, polemiche, le prime difficoltà delle big: in meno di due settimane, questo Mondiale ci ha già mostrato di tutto. Vediamo come il Paese dalle mille contraddizioni sta ospitando un Mondiale per tutti, per poi passare ai risultati e alle sorprese delle prime giornate, senza dimenticare chi è partito da Recordman di questa rassegna intercontinentale

I tifosi assistono alla partita tra Capo Verde e Uruguay valida per i Mondiali FIFA 2026 a Rotterdam, Paesi Bassi, il 22 giugno 2026. La nazionale capoverdiana ha sei giocatori nati nei Paesi Bassi e partecipa ai Mondiali per la prima volta. EPA/ROBIN UTRECHT

È appena iniziato il Mondiale delle 48 squadre, quello nuovo, larghissimo, quasi smisurato quanto il suo Paese ospitante. Il torneo dei tre Paesi ospitanti per la prima volta nella storia dei Mondiali di calcio, degli stadi enormi, delle immense distanze americane ma che, paradossalmente per gli States (Paese ospitante insieme a Messico e Canada) è già il Mondiale delle più piccole squadre. Eh sì, perché a discapito di tutte le misure messe in atto per allontanare i Paesi “minori” tra controlli doganali che non lasciano passare neanche gli arbitri scelti dalla Fifa e i prezzi esorbitanti dei biglietti, le squadre più piccole si sono invitate alla festa e non pare abbiano l’intenzione di chiedere il permesso o di fare solo le comparse. Tra le squadre più inattese, poi, una vera e propria invasione africana che ha iniziato il torneo con uno storico record di presenze.

Per la prima volta nella storia, infatti, il continente africano si presenta alla fase finale con ben 10 squadre partecipanti. Un traguardo storico che riflette non solo l’allargamento del torneo voluto dalla Fifa, ma anche una crescita strutturale profonda del calcio africano, capace di consolidare le proprie federazioni e sfornare talenti di livello globale.

Dopo il quarto posto conquistato nella scorsa edizione dei Mondiali in Qatar dal Marocco, sconfitto in semifinale dalla Francia di Didier Deschamps, l’Africa calcistica ha tutta l’intenzione di continuare a stupire e confermarsi ai massimi livelli tanto con squadre già conosciute nel panorama internazionale, quanto con delle grandi sorprese.

Quello appena cominciato sarà, infatti, non solo il Mondiale del Marocco semifinalista 4 anni fa, ma anche quello del Senegal di Sadio Mané  e poi, l’ultimo Mondiale dell’egiziano Mohamed Salah, il Mondiale del ritorno della Repubblica Democratica del Congo dopo 52 anni di assenza e quello dell’esordiente Capo Verde.

Tutte squadre che, già dai primi fischi d’inizio, stanno dando del filo da torcere persino alle favorite e che, secondo il direttore sportivo Malu Mpasinkatu, considerato uno dei grandi conoscitori del calcio africano, continueranno a farlo: «L’Africa è cresciuta e l’ha dimostrato ai Mondiali in Qatar, dove il Marocco è arrivato quarto. È un segnale di come le cose siano cambiate. Insieme alla Costa d’Avorio e al Senegal sono le tre squadre da cui mi aspetto molto. Poi c’è l’Algeria che, con l’arrivo in panchina di Petkovic, l’ex allenatore della Lazio, ha trovato una stabilità importante e ha una generazione di giocatori che possono rappresentare una sorpresa. Ci sono i Faraoni dell’Egitto che sono, comunque, una selezione con cui bisogna sempre fare i conti. Il Sudafrica tornato al Mondiale dopo tanto tempo, darà filo da torcere a tutti. La Tunisia può fare il suo cammino, è in un girone in cui se la può giocare. Ci metto anche il cuore: la Repubblica Democratica del Congo presente dopo 52 anni, mi aspetto che faccia un percorso dignitoso. È tornato anche il Ghana, con Queiroz in panchina, e il Mondiale può essere un modo per rilanciarsi. Capo Verde, infine, è la novità che fa capire quanto sia cresciuto il movimento calcistico africano in questi anni. Basti pensare che la Nigeria di Osimhen e il Camerun di Anguissa non sono riuscite a qualificarsi nei rispettivi gironi. I capoverdiani faranno ricredere tanti che stanno facendo battute improprie».

I primi risultati e le sorprese

I risultati delle prime due giornate di gironi confermano i pronostici della vigilia di Mpasinkatu perché il Continente Nero c’è con tutte le sue squadre e anche le favorite hanno dovuto fare i conti.

Con il nuovo format a 48 squadre, qualcuno temeva che le partite delle fasi a gironi sarebbero state sbilanciate, con goleade annunciate, nazionali comparse e big libere di fare passerella. E invece, dopo i primi giorni, l’impressione è un’altra: questo Mondiale 2026 sembra già molto più complicato del previsto e neanche le fasi iniziali possono essere una passeggiata per le “big”.

Certo, le favorite ci sono e non si lasciano intimorire. La Francia ha dato subito un segnale robusto, gli Stati Uniti, padroni di casa, hanno acceso l’entusiasmo del pubblico con una vittoria larga, la Germania ha fatto la voce grossa nonostante la sofferenza contro gli ivoriani e, soprattutto, l’Argentina ha cominciato con il passo di chi sa ancora come si gioca un grande torneo, grazie a Lionel Messi che ha segnato una storica tripletta contro l’Algeria che ha portato il capitano argentino a: eguagliare il record assoluto di gol segnati ai Mondiali, 16; diventare il calciatore più vecchio a realizzare una doppietta e poi una tripletta ai Mondiali, battendo il record di Cristiano Ronaldo di 33 anni nel 2018; diventare il più presente ai Mondiali con ben 27 partite e a fare gol a più squadre (11). Questi, solo per citare i record più importanti dell’Argentino.

Ma la storia dei primi giorni non è solo nelle goleade o nelle conferme. È soprattutto nei pareggi che fanno rumore, negli inciampi delle grandi, nelle partite che sulla carta sembravano già scritte e che invece hanno preso una piega diversa.

Il Brasile fermato dal Marocco, l’Olanda costretta al pari dal Giappone, la Spagna bloccata da Capo Verde. E poi il Portogallo, una delle nazionali più attese, frenato sull’1-1 dalla Repubblica Democratica del Congo. E, continuando con la seconda giornata, l’Uruguay (dopo la Spagna) inchiodato sul pareggio dal Capo Verde, ancora imbattuto, che si avvicina a una clamorosa qualificazione mentre al BC Place di Vancouver, la Nuova Zelanda permette all’Egitto di rimontare dall’1-0 in appena 10 minuti e si fa bloccare dai nordafricani per 3-1.

Passi falsi e piccole sconfitte che, però, dentro un Mondiale hanno il peso di un processo anticipato per le grandi favorite che hanno storia, esperienza e nomi ma che, alla fine, si lasciano bloccare da chi ha meno nomi e più cuore, meno storia e più fame.

E forse è proprio questa la notizia interessante dei primi giorni: questo Mondiale un po’ storto, un po’ sorprendente e pieno di risultati che obbligano a guardare meglio, è ancora più bello del previsto perché il Mondiale più bello non è quello in cui vincono sempre i più forti. È quello in cui anche i più grandi devono guardarsi le spalle e, ancor più, quello in cui, almeno per qualche notte, anche i piccoli possono sognare. E noi, che passeremo le notti a guardare le partite del nostro divano, non abbiamo niente da perderci a sognare, in grande, con le più piccole.

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