I vescovi e la sfida urbana

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Che 90 vescovi si presentino di colpo in una parrocchia già di per sé è una faccenda piuttosto originale. Che poi, seduti nelle panche, si dispongano ad ascoltare la gente, questa proprio non se l’aspettavano a San Giovanni della Croce di Colle Salario, borgata a nord di Roma. Sono i vescovi amici dei Focolari che, riuniti per il loro convegno annuale, stavolta hanno chiesto di vedere coi loro occhi cosa si combina in questa città. Ma cosa c’è sotto questa insolita discesa nell’Urbe? Il fatto è che a cuore del loro incontro quest’anno c’era la domanda se la Parola può davvero entrare come fermento nella cultura e nelle culture; così si sono messi ad esplorare nuove piste pastorali, inclusa una riflessione sulla città, con perlustrazione sul campo. È la sfida urbana, la sfida della città che è un passaggio ineludibile oggi, e lo sanno bene questi uomini (che tra l’altro spiazzano subito per la loro simpatia), che vivono in prima persona le contraddizioni brucianti delle periferie degradate con la loro gente in Asia, in America Latina, in Africa. La visita a Roma è in due tappe, e si parte appunto da Colle Salario. È don Enrico Gemma, prete focolarino, che racconta di un viaggio dentro questa borgata fatta di case nate come i funghi, tanti bambini, immigrati, pendolari. Per dodici anni è un appartamento a far da chiesa. I bambini a catechismo fanno confusione, e ci vuole tutto l’amore di don Enrico che porta agli anziani la spesa a casa e saluta sempre tutti, per sciogliere la diffidenza dei condomini. Quando prendono la parola persone di vari movimenti (Cl, Neocatecumenali, Focolari, Sant’Egidio e altri), tutti ben integrati in un progetto comune, drizzano le orecchie i signori vescovi, ben coscienti che si tratta di un nodo cruciale. Siamo ammirati per questo stile di leadership che valorizza i nuovi carismi, ma abbiamo una domanda per don Enrico, e cioè come finirà quando magari la trasferiranno?. Lui non si scompone, e dice che questo lo dovete chiedere a quello che viene dopo. Applausi. Dopo un pomeriggio di dialogo c’è grande aria di famiglia tra tutti. Seconda discesa a Roma, stavolta con la gente dei Focolari di Roma, per capire come ci si muove qui, cosa si fa, che piste si sono aperte. Quando Chiara Lubich ricevette la cittadinanza onoraria dal sindaco Rutelli nel 2000, assunse un impegno preciso: Dedicare alla città di Roma le nostre migliori energie, penetrando ancora di più e ancora meglio nel tessuto sociale della città. Quel progetto si chiamò Roma-Amor. Contribuire con una arte di amare a ridare un’anima alla città, offrendo la grande idea della fraternità universale come motore della vita civile. È proprio questo il progetto che Bonaria Gessa e Giancarlo Faletti (che ne sono responsabili) illustrano, chiarendo che gli strumenti di lavoro sono tutti quei romani che cercano di valorizzare il positivo intorno a loro, mettendolo in rete, dialogando con istituzioni, società civile e altre religioni, come nodi per una nuova tessitura della vita cittadina. È a loro che va la parola. Ci sono insegnanti e studenti con progetti di cittadinanza attiva nelle scuole, ragazzi che colorano angoli grigi dei loro quartieri, Marta (lavora in un talkshow) che giura che anche il mondo rampante dello spettacolo non è poi così impermeabile ai valori alti. Alfonso spiega le iniziative nei municipi, città nella città, e racconta dei giovani. C’è un dialogo con i musulmani, iniziative di solidarietà, le famiglie sono attive. Il progetto s’intravvede, e la platea dai rossi berretti apprezza. La dott.ssa Testa e il prof. Virdis, del Gemelli, sulla base di una ricca prassi di buone pratiche sanitarie, sostengono che è arrivato il tempo di offrire una riflessione culturale. Raccontano del convegno Comunicazione e relazionalità in medicina, 640 partecipanti e 300 punti di ascolto nel mondo. Infine, una perla in campagna elettorale: un’intervista video a due senatori, una di maggioranza l’altro di opposizione, entrambi del Movimento politico per l’unità. Spiegano l’idea chiave della fraternità come vera categoria politica. La senatrice Baio: Quando è caduto il governo una collega dell’opposizione mi ha stretto il braccio, mi era vicina, sono cose che non si dimenticano, dice. Il sen. Santini, già parlamentare europeo, cita Delors (in Europa non ci sarà mai un popolo europeo, ma popoli diversi uniti da un comune destino) per sottolineare la coerenza culturale e storica del percorso del Movimento politico per l’unità. Tocca ai vescovi concludere, lo fanno con parole di stima e soddisfazione. Ascoltandovi mi è venuta in mente l’immagine di Ezechiele, l’acqua che esce dal tempio e inonda il deserto, e cioè tutte le realtà umane, dalla scuola alla politica – dice il card. Antonelli -; qui ci sono tanti… fuochi che illuminano la città. Il profilo istituzionale della Chiesa, oggi in ascolto del profilo carismatico (creativo, quotidiano, popolare, civile) espresso da questa gente in sintonia con gli ultimi papi, ha fatto intravedere la bellezza del modello di Chiesa-comunione che qui si sta realizzando. PER 32 VOLTE INSIEME Il convegno internazionale di vescovi amici dei Focolari. Con il titolo La Parola è viva: persone, ambienti e strutture si trasformano, l’incontro si è snodato in un clima di fraterna comunione. I 90 vescovi di 42 nazioni hanno approfondito temi attuali e sfide che richiedono un nuovo modo di pensare e agire, introdotti dai card. Vlk e Re. Attraverso video, riflessioni e tavole rotonde, con la partecipazione di esperti, si sono interrogati sull’oggi della Chiesa e della società in vista del prossimo sinodo dei vescovi, alla luce del carisma dell’unità.

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