I 200 numeri di “Nuova Umanità”

200 è un gran bel numero; è anche facile a dirsi e suona bene; per farlo, ci sono voluti trentaquattro anni.

Se guardiamo al n° 1, uscito nel gennaio 1979 (disponibile in questo sito, al pulsante “ARCHIVIO”), costatiamo la sua grande semplicità: un editoriale e 5 articoli, uno dietro l’altro. Dopo 199 fascicoli, la Rivista è molto più matura e strutturata, perché cresciuta insieme al Movimento dei Focolari, del quale vuole esprimere la cultura, in tutti i suoi aspetti e nella sua unità. Ecco allora che troviamo, in ogni numero, la rubrica “Alla fonte del carisma dell’unità”, che raccoglie gli studi sul carisma di Chiara Lubich, facendone emergere i contenuti dottrinali e culturali.

Il “Focus” ha carattere tematico: offre, generalmente, il frutto culturale dell’incarnazione del carisma dell’unità nei vari campi della cultura e del sociale, dall’ecologia alla politica, dall’economia alla medicina. Oppure affronta argomenti di particolare interesse per il momento in cui vengono trattati, come facciamo in questo numero, proponendo una riflessione sull’eroismo in un’epoca che, per molti, è di disimpegno, o di chiusura angosciosa nel proprio piccolo o grande problema personale.

Nei “Saggi e ricerche” vengono presentati studi di particolare rilevanza in diverse discipline, affidati generalmente a docenti universitari.

Seguono lo “Spazio letterario” e le rubriche di dialogo: ecclesiale, ecumenico, interreligioso, con le diverse culture contemporanee; viene condotto attraverso articoli, recensioni, interviste.

Certo, siamo lontani dal primo fascicolo. Ma non c’è da misurare soltanto la distanza – che sappiamo essere grande – dovuta alla maturazione. C’è da misurare anche la fedeltà che speriamo essere totale – all’idea fondatrice di Chiara Lubich: se si diventasse “altro” da ciò che si è nati, non ci sarebbe infatti vera maturità, ma solo smarrimento. È un’idea che Giuseppe Maria Zanghì espresse molto bene nel primo editoriale del gennaio 1979, rispondendo alla domanda «perché Nuova Umanità?»: «Per il nuovo che l’amore all’uomo ci spinge a cercare perché già c’è, sotto tanto dolore e tanto crollare. E perché questo nuovo è l’uomo, che ancora non conosciamo perché egli è, in parte, una realtà che sta venendo. Perché questa realtà è, diciamo più esattamente, l’umanità. Non per sostituire un astratto a un concreto, ma perché esperimentiamo che ogni uomo si realizza nel rapporto auten­tico con l’altro uomo. E più s’allarga la rosa dei rapporti e più s’approfondisce sul vivo di ciascuno, più l’uomo vien fuori se stesso. L’uomo in comunione con l’altro, con tutti: questa è l’umanità».

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