Happy birthday Pancrazio

Sul prato che circonda l’antico convento dei frati di Borgozucchetto quella sera c’era un insolito brusio. Se ne accorse anche Fra’ Celestino che, sebbene un po’ miope, vedendo tante piccole sagome muoversi qua e là, si era chiesto che cosa stava succedendo. Il sole, ormai al tramonto, disegnava ombre lunghe lunghe sull’erba, ma tutta la zona anziché predisporsi alla calma della sera ormai imminente, era come pervasa da una festosa agitazione che sembrava avere il suo apice ai piedi del grande abete che sorgeva sul retro del convento. Fra’ Celestino, che lavorava nell’orto, aveva spesso fatto amicizia con molti animaletti della zona e ben presto si rese conto che molti di loro, pigolando, saltellando o gettando piccoli gioiosi trilli, a secondo della personale specialità canora, si dirigevano verso quella zona . C’era Crocchetta, lo scoiattolino del grande cipresso all’ingresso del convento, ma anche Milù e Remì, le due tortorelle che durante tutto il giorno lanciavano senza sosta i loro accorati accordi in tutta la zona, e poi ancora il fagiano Coricò che procedeva verso la meta, con mamma Coricì e sei fagianini grigi grigi rigorosamente in fila indiana… Ma poi tanti, tanti altri. Camminando pian pianino l’anziano fraticello si accodò alla processione e giunto all’abete cosa vide? Sul ramo più basso e maestoso c’era una figuretta impettita e pensierosa, come un omino ritto ritto, con due grandi occhi cespugliosi. Ma sì! Era proprio lui: Pancrazio, il vecchio gufo di quella zona, festeggiato perché compiva nientedimeno che… cento anni! Cento anni? Naturalmente si fa per dire perché il tempo dei gufi è diverso dal nostro, ma gli animaletti del bosco avevano calcolato così la sua età e volevano festeggiarlo. Tutti gli abitanti della zona erano invitati: scoiattoli, ricci, ranocchi, ghiretti e natural mente tutti gli uccelli più vari: passerotti, merli, rondinelle, pettirossi, tortorelle, colombi e giù di lì. Unico biglietto di accesso : offrire un numero per i festeggiamenti. L’ideatore del tutto era stato naturalmente lo scoiattolino Crocchetta che, dopo aver ascoltato senza farsi vedere, un discorso tra Fra’ Celestino e un suo confratello, aveva intuito che la cosa più bella che si potesse fare nella vita era far contenti gli altri: mettere in pratica l’arte di amare! Accipicchia – si era detto -, perché non provarci, incominciando magari con Pancrazio che sembra sempre così serio ed imbronciato? Chissà: se sentirà che tutti gli vogliono bene forse dopo si sbloccherà!. E così, facendosi dei soci fra gli animaletti suoi amici, aveva organizzato la festicciola. Primo numero: esibizione a due voci, con acuti da soprano e melodiosi auguri dalle tortorelle. Secondo numero: un coro a otto voci della famiglietta dei fagiani. Terzo numero: esibizione acrobatica di Crocchetta, specializzato in esercizi mozzafiato, da far invidia ai trapezisti del circo Orfei! Quarto numero… Quinto… Sesto…. E tutti uno migliore dell’altro! E poi le barzellette delle rane, i saltelli dei ricci, un giochetto dei ghiri; frizzi, cantatine e gorgheggi da parte di tutti gli uccelletti presenti. Gufo Pancrazio, da serioso com’era all’inizio, si distendeva sempre più ed ogni tanto scoppiava addirittura in una risata! Crocchetta non stava più nella pelle dalla gioia vedendolo sempre più divertito e sbloccato! Insomma: un successone! Un’oretta di festa veramente degna di questo nome. Ora bisognava concluderla, ma a questo punto Crocchetta si picchiò una zampetta sulla testa: si era dimenticato di preparare qualcosa da offrire a tutti i presenti. Cosa fare ora? Come rimediare? Fra’ Celestino, che nascosto dietro ad un cespuglio aveva partecipato a tutto lo spettacolo, capì al volo. Corse in convento, prese un cestone di giunchi e svelto svelto lo riempì di ogni ben di Dio adatto alla circostanza: bricioline di pane, noccioline sgusciate, granellini di riso e di grano, erbette fresche colte in giornata nell’orto, fragoline, ciliegie, foglioline di erbe aromatiche, e perfino ,come bibite, una serie di bicchierini di plastica colmi di succhi di frutta! Una pacchia insomma! Crocchetta tirò un sospirone di sollievo e saltando sulla spalla di Fra’ Celestino, per ringraziarlo gli diede due bacioni (a mo’ di scoiattolo s’intende), leccandogli due o tre volte il collo con la sua linguetta! Tutti bevvero e mangiarono a sazietà e perfino gufo Pancrazio gradì l’omaggio di una bella spremuta di mirtilli, mostrando a tutti un sorriso che nessuno ancora gli aveva mai visto dipinto sul volto! L’arte di amare aveva funzionato ed alla fine tutti se ne tornarono a casa contenti e soddisfatti. Ma più soddisfatto di tutti era Fra’ Celestino che quella notte stette per ore ed ore a guardare il cielo colmo di stelle, mentre nel suo animo la parola Amore lo spingeva a pensare alle cose più belle che Dio aveva sparso qua e là sulla terra ma soprattutto nel cuore delle sue creature.

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