Guerra in Yemen, Assisi chiama l’Italia

Approvazione unanime del consiglio comunale della “città della pace” per fermare l’invio  dal nostro Paese di bombe utilizzate sulla popolazione civile yemenita. Chiesta la mobilitazione degli altri comuni italiani
dpa/AP Images

Nel tardo pomeriggio di lunedì 19 novembre, durante il consiglio comunale di Assisi, il consigliere Carlo Migliosi ha illustrato una mozione dal titolo “Stop bombe per la guerra in Yemen”, presentata insieme ai colleghi consiglieri Paolo Sdringola e Giuseppe Cardinali.

L’intervento ha avuto inizio con un video in cui si racconta della storia di Amal, bambina di 7 anni fortemente denutrita a causa delle condizioni in cui versa lo Yemen, dopo tre anni e mezzo di guerra, e morta perché i genitori non avevano la benzina sufficiente per poterla portare all’ospedale più vicino di Medici Senza Frontiere.

Una bambina simbolo di una guerra dimenticata e di cui si dimentica spesso che vengono usate bombe prodotte sul suolo italiano, in Sardegna. Con voce commossa Migliosi ha esposto i motivi dell’urgenza della mozione: milioni di persone necessitano aiuti umanitari, scuolabus bombardati e i bambini che si salvano dalle bombe muoiono di fame. Una tragedia immane che si appella alle coscienze dei singoli per far terminare questo massacro e mette alla prova il nostro fondamento costituzionale, le leggi dello Stato e i valori della “Città di Assisi”.

La legge 185 del 1990, voluta fortemente al tempo dai cittadini e che si radica nell’articolo 11 della Carta, prevede che le autorizzazioni all’esportazioni devono essere revocate quando vengono a mancare le condizioni prescritte per il rilascio delle stesse. Questo è il caso dell’Arabia Saudita, dove secondo gli esperti inviati dall’ONU ci sono stati ripetute violazioni del diritto internazionale umanitario durante il conflitto in Yemen.

La “Città della Pace” non poteva rimanere in silenzio di fronte a questa situazione disumana e, con questo atto, impegna il sindaco a togliere il pesante velo di indifferenza che ricopre la tragedia yemenita ed esorta e tutti i comuni d’Italia a fare altrettanto.

La mozione impegna la giunta comunale a intraprendere tutte le azioni possibili per abbattere il “muro di gomma” che il Governo attuale, e quelli passati, hanno opposto finora. Stefania Proietti, sindaco di Assisi, ha accolto con grande favore questa mozione con la convinzione già espressa in diversi occasioni e ha invitato i parlamentari del Movimento 5 Stelle, che nella passata legislatura hanno lavorato molto per fermare i carichi di bombe verso i sauditi ma che ora, dopo mesi di Governo, non sono riusciti ancora a raggiungere l’obiettivo.

«Se un solo comune chiederà di fermare quelle bombe non succederà nulla» ha dichiarato Stefania Proietti «ma se a volerlo saranno 8 mila Comuni, approvando mozioni di questo tipo, sarà l’Italia intera a chiederlo e il Governo non potrà ignorare questa richiesta. Dobbiamo rompere il silenzio: gli zainetti insanguinati durante il bombardamento in cui morirono 29 bambini l’agosto scorso è responsabilità anche delle nostre fabbriche».

La proposta è stata votata all’unanimità ma non sono mancate critiche. Il fatto che alcuni consiglieri non hanno approfondito la materia in discussione ha spostato la prima parte della discussione sul disarmo unilaterale, quando invece la mozione chiede, in modo più pragmatico, di porre fine «all’irragionevole conflitto tra la dignità del lavoro e il diritto alla vita per tutti».

Un contrasto che nasce dalle scelte prevalenti operate finora  in materia di politica industriale. Il sindaco, ingegnere meccanico ed esperta di sistemi energetici, ha citato  alcuni tentativi di investimenti umbri in Sardegna, nel settore dell’energia rinnovabile, non andati a buon fine per problemi burocratici, mentre una industria di armi pesanti come quella controllata dalla tedesca Rheinmetall è riuscita ad insediarsi in quel territorio.

Esempio  eclatante  degli effetti paradossali di una strategia che stronca sul nascere le imprese virtuose generatrici di ricchezza ma apre le porte alla produzione di ordigni per caccia bombardieri con effetti negativi sull’economia e l’ambiente.

Moltiplicare questa mozione nei comuni di tutta Italia, assume il significato di riprendersi il futuro delle nostre città, partendo da uno dei territori più problematici del Bel Paese, per indirizzare le risorse (scarse) verso uno sviluppo umano integrale.

Lo sviluppo è un fatto collettivo e come ci insegna l’economista Angus Deaton, premio Nobel per l’Economia, «è necessario che le autorità pubbliche, quindi anche i cittadini, si mobilitino e si crei consenso».

Ad Assisi è bastato l’impegno di alcuni consiglieri con pezzi della società civile, in altre città servirà la mobilitazione di comitati di cittadini. La città di Francesco ha votato all’unanimità una mozione per la pace niente affatto generica che ha la pretesa di parlare non solo all’Italia ma al mondo intero.

QUI L’iniziativa promossa nel gennaio 2018 dal sindaco e vescovo di Assisi assime a Movimento dei Focolari, Libera e Pro civitate cristiana

QUI Il lancio della proposta di mozione a Roma nell’incontro con il sindaco di Assisi il 17 ottobre 2018

 

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