Guedj e l’impero dei numeri

Lo scorso ottobre, al Festival della scienza di Genova, i giornalisti facevano a gara per avvicinare un simpatico ultrasessantenne dagli occhialetti tondi, l’orecchino al lobo sinistro e abbigliamento decisamente casual, che non aveva per nulla l’aria del docente di Storia delle scienze all’Università di Parigi VIII qual è in realtà. L’interesse era dovuto al fatto che Denis Guedj (si pronuncia ghedg) ha scritto non barbosi saggi per una cerchia ristretta, ma veri e propri romanzi sulla matematica: una scienza meravigliosa – sostiene – che aiuta ad essere più sottili nel comprendere le cose e dischiude le porte della conoscenza. Sempre nel corso del Festival, questo autore franco-algerino che rifiuta l’etichetta di divulgatore scientifico e preferisce definirsi semplicemente romanziere presentava OneZero Show, una sua pièce teatral-aritmetica – a tratti riflessione filosofica e metafisica su grandi questioni esistenziali – avente come unici protagonisti il numero uno e lo zero. Libri sulle scoperte matematiche raccontate come storie di uomini collocate nei relativi luoghi e nelle relative epoche, dettagli normalmente giudicati trascurabili dalla scienza , e testi teatrali che mettono in scena i drammi e le tragedie non di uomini, ma di elementi e categorie della matematica che diventano personaggi a tutto tondo: i numeri o, nella geometria, il punto e la linea: a cosa mira Guedj con questo genere particolare di opere? A realizzare un grande progetto: portare nuovo ossigeno alla letteratura attraverso la scienza. Per la verità, la narrativa concernente storie di scoperte, invenzioni e ricerche scientifiche non è nuova, anche se di recente ha avuto un rilancio nel mondo anglosassone, dove è stata definita narrative non-fiction. In Italia questo genere si sta facendo strada più a fatica, malgrado gli ottimi titoli (tradotti) pubblicati nel corso degli anni. Eppure il successo riscosso da Guedj anche da noi sembrerebbe smentire l’affermazione secondo cui la scienza sarebbe un romanzo impossibile. Sarà perché di suo ha colto, come ama dire, la forza drammaturgica insita in essa? Scorriamoli dunque, in rapida sequenza, questi suoi romanzi (tutti editi da Longanesi). Il teorema del pappagallo, che ha rivelato al nostro pubblico il docente universitario parigino, è una riscoperta della vitalità dell’arida matematica attraverso la sua storia, i suoi eroi, la sua poesia, raccontata come un giallo denso di suspense con protagonisti tre vivaci ragazzini, la loro enigmatica madre, un libraio-filosofo e il pappagallo Nofutur. A sua volta Il meridiano, ovvero come i due astronomi Pierre Méchain e Jean-Baptiste Delambre stabilirono la misura di tutte le cose, è l’appassionante epopea del metro che ha la grandiosità del romanzo storico – siamo nel bel mezzo della Rivoluzione francese – e, insieme, la piacevolezza di una storia nella storia. Con Autobiografia di una caravella, immaginaria avventura della… quarta caravella di Colombo, Guedj trova il pretesto per narrare la meraviglia di quanti, vincendo le proprie paure, si avventurano nell’ignoto, tra burrasche e ammutinamenti, per scoprire, insieme ai segreti della navigazione, il mondo in cui vivono, spinti dal desiderio di conoscenza che da sempre anima l’uomo. La chioma di Berenice, da poco edita e su cui ci soffermiamo più a lungo, ci trasporta addirittura in Egitto, alla corte del grande Tolomeo III Evergete, tra gli splendori di una Alessandria illuminata da due fari: quello della cultura, rappresentato dalla celebre Biblioteca, e quello eretto al servizio dei naviganti, una delle sette meraviglie del mondo antico. Su questo spettacolare sfondo prende corpo una delle più appassionanti vicende della storia scientifica, voluta dal sovrano e progettata con ardito metodo sperimentale dal geniale Eratostene, matematico e geografo greco, sostenitore della sfericità della Terra: misurare la circonferenza del nostro pianeta a partire dal tratto di meridiano in corrispondenza al corso del Nilo tra Alessandria e Siene (l’odierna Assuan). Con la consueta abilità narrativa e, a monte, una documentazione incredibile sull’Egitto del III secolo avanti Cristo, Guedj ricostruisce le tappe di questa impresa il cui esito è stato sostanzialmente confermato dalle moderne misurazioni, tracciando altresì, attraverso una galleria di personaggi storici o inventati, un quadro suggestivo della vita non solo culturale dell’antico Egitto. Tra le pagine più riuscite, quelle che descrivono le argomentazioni di Eratostene per spiegare il suo grandioso progetto, l’ambiente culturale di Alessandria con la grande Biblioteca e l’ascesa emozionante al colossale Faro da parte di Teo, per poi abbracciare dalla sommità con lo sguardo la città distesa ai suoi piedi. Simboleggia, questa ascesa, lo sforzo dell’uomo di tutti i tempi per conquistare la luce della conoscenza, costi quel che costi. In fondo, tutta l’opera di Guedj non può considerarsi un omaggio a questo anelito che nobilita l’uomo e lo rende più sé stesso?

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