Gli immigrati per gli immigrati

Gli immigrati per gli immigrati Si chiama Betti, una signora che ha già sistemato i due figli di 29 e 24 anni ed è ancora attiva nell’azienda a conduzione familiare. Da qualche anno ha scoperto la bellezza del servizio in particolare degli immigrati degenti negli ospedali e nella fase della convalescenza. Per loro ha ideato un servizio sistematico, tanto semplice quanto singolare. Ne ha parlato anche ai coordinatori nazionali della pastorale etnica in occasione del loro incontro del 15 gennaio, nella speranza che questo servizio si estenda a macchia d’olio da Roma nelle altre città. La signora si è prestata anche a rispondere ad alcune telegrafiche domande. Come mai l’idea dell’immigrato in ospedale? L’ospedale è luogo di sofferenza, di dura prova per ogni degente. Ma l’italiano ha sempre alle spalle l’Asl che gli dà una certa tranquillità per le cure sanitarie, conta sull’interessamento e le visite di amici e familiari, non ha difficoltà di comunicazione a causa della lingua. L’immigrato troppe volte è carente di tutto questo. La solitudine e la precarietà che spesso l’accompagnano fuori dell’ospedale, lì dentro si fanno più acute e pungono profondamente . E allora? Allora ho pensato un qualcosa per loro che rompa questo isolamento e dia un qualche sollievo. Certo, fanno molto medici e infermieri, anche i volontari italiani che girano per le corsie. Ma perché non mobilitare in forma sistematica e organizzata i loro connazionali? Abbiamo segnali molto incoraggianti di immigrati, pur presi da mille impegni e difficoltà, disponibili verso i connazionali che si trovano in ospedale o sono appena usciti, ma bisognosi ancora di aiuto. In concreto come si va verso la costituzione di questo centro assistenziale? Non dovrebbero essere cose complicate: una stanzetta che faccia da segreteria con linea telefonica e computer; altra saletta più ampia per le attività formative, che si svolgono al giovedì e la domenica, perché questi sono i giorni più liberi per gli immigrati. Si contattano i cappellani dei diversi gruppi etnici per avere la loro adesione e collaborazione e perché scelgano un coordinatore capace di ottimizzare i volontari della propria etnia. Vanno naturalmente contattati e sollecitati alla collaborazione anche i cappellani degli ospedali, molti dei quali, per di più, sono stranieri.

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