Giovanni Paolo II costruttore della “comunione dei carismi”

La figura e il pontificato di Giovanni Paolo II, che con la beatificazione acquistano una luce particolare, trovano nell’attenzione e nella promozione dei movimenti uno dei tratti distintivi della sua azione pastorale e della sua capacità di riconoscere, discernere, accompagnare e promuovere i carismi che sempre lo Spirito Santo suscita nella Chiesa, trovando particolare fecondità in questa stagione della storia della Chiesa di Dio
L’icona biblica che meglio rende visibile la vitalità e la ricchezza della Chiesa è quella della Pentecoste, della discesa dello Spirito sulla Chiesa nascente raccolta in preghiera attorno a Maria. Giovanni Paolo II, un uomo guidato e docile all’azione dello Spirito, ha sempre espresso un talento speciale nel riconoscere l’azione del Paraclito e ha manifestato una docilità singolare nel coglierne il soffio rinnovatore e rigenerante. Come nella sua vicenda personale, segnata da prove e sofferenze, lo Spirito ha compiuto meraviglie di grazia, suscitando un’ammirazione nel popolo di Dio e nell’intera umanità, in un crescendo impressionante fino ai giorni del suo glorioso congedo da questo mondo nella luce della misericordia, così l’azione dello Spirito nella vita dei movimenti ha realizzato meraviglie di grazia in ogni parte del mondo.

 

Come lo Spirito ha arricchito il ministero petrino di Giovanni Paolo II di doni e carismi non comuni di profezia, di passione apostolica, di comprensione e intervento nei mutamenti storico-politici, così nei diversi movimenti si sono espressi doni singolari di grazia per la vita della Chiesa nel nostro tempo: la passione per l’unità, l’impegno a portare il lievito del Vangelo nei solchi del mondo, il rinnovamento della grazia del battesimo e l’impegno missionario che ne scaturisce, la bellezza della vita nello Spirito, l’amore per i piccoli e i poveri, il rinnovamento delle diverse espressioni della cultura e dell’arte, il dialogo con le diverse religioni ed espressioni culturali.

 

I movimenti segno dell’amore di Dio

 

Fin dai primi anni di pontificato Giovanni Paolo II vede la ragione profonda dell’esserci dei movimenti nella realtà stessa della Chiesa, chiamata ad essere “movimento” dell’Amore di Dio che vuole la salvezza di tutti gli uomini: “la Chiesa stessa è ‘un movimento’. E, soprattutto, è un mistero: il mistero dell’eterno ‘Amore’ del Padre, del suo cuore paterno, dal quale prendono inizio la missione del Figlio e la missione dello Spirito Santo. La Chiesa nata da questa missione si trova ‘in statu missionis’. Essa è un ‘movimento’ che penetra nei cuori e nelle coscienze. È un ‘movimento’, che si iscrive nella storia dell’uomo-persona e delle comunità umane[1]. Un movimento che porta la Chiesa, e in essa i movimenti, a percorrere le strade dell’incontro con Dio nella conoscenza del Figlio suo, alla formazione della coscienza dell’uomo, alla pratica dell’amore ai fratelli, all’apertura e risposta alle sfide e urgenze dei tempi. Motore di tutto è “l’amore di Dio [che] è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato” (Rm 5, 5).

 

Nel messaggio indirizzato ai partecipanti al Congresso mondiale dei movimenti ecclesiali, tenutosi a Roma dal 27 al 29 maggio 1998, Giovanni Paolo II scrive: “Che cosa si intende, oggi, per Movimento? Il termine viene spesso riferito a realtà diverse fra loro, a volte, persino per configurazione canonica. Se, da un lato, esso non può certamente esaurire né fissare la ricchezza delle forme suscitate dalla creatività vivificante dello Spirito di Cristo, dall’altro sta però ad indicare una concreta realtà ecclesiale a partecipazione in prevalenza laicale, un itinerario di fede e di testimonianza cristiana che fonda il proprio metodo pedagogico su un carisma preciso donato alla persona del fondatore in circostanze e modi determinati[2]. Nel tentativo di offrire una definizione di movimento ecclesiale, l’allora cardinale Ratzinger affermava che “i Movimenti nascono per lo più da una personalità carismatica guida, si configurano in comunità concrete che in forza della loro origine rivivono il Vangelo nella sua interezza e senza tentennamenti riconoscono nella Chiesa la loro ragione di vita, senza di cui non potrebbero sussistere[3].

 

I carismi vanno accolti con gratitudine

 

Lo Spirito di Dio abbellisce e arricchisce sempre di nuovi doni e carismi la Santa Chiesa, veri doni dall’alto per l’utilità di tutti. Di fronte al dono di Dio è innanzitutto l’atteggiamento di gratitudine e di lode che fa sì che il dono venga compreso e accolto nella sua autenticità e pienezza. È l’espressione dell’animo di Maria che magnifica il Signore per le grandi cose che in Lei ha compiuto. “I carismi vanno accolti con gratitudine: da parte di chi li riceve, ma anche da parte di tutti nella Chiesa. Sono, infatti, una singolare ricchezza di grazia per la vitalità apostolica e per la santità dell’intero Corpo di Cristo: purché siano doni che derivino veramente dallo Spirito e vengano esercitati in piena conformità agli impulsi autentici dello Spirito. In tal senso si rende sempre necessario il discernimento dei carismi” (ChL 24).

 

Gli atteggiamenti con cui accogliere e vivere questa ondata di grazia sono: la docilità nell’accogliere il dono di Dio secondo uno spirito di umiltà e di apertura alle mozioni e alle ispirazioni che vengono dall’alto; l’obbedienza attenta e fedele al dono ricevuto, nell’esercizio di una libertà autentica e responsabile; la gratitudine di essere portatori di qualcosa di cui non si è padroni, ma servi; la tenacia nel perseguire il bene comune della Chiesa. Certamente tutto questo esige i tempi della prova, conosce le debolezze degli uomini, richiede un attento discernimento nella volontà di perseguire la verità e il bene comune. “La loro nascita e diffusione ha recato nella vita della Chiesa una novità inattesa, e talora persino dirompente. Ciò non ha mancato di suscitare interrogativi, disagi e tensioni; talora ha comportato presunzioni ed intemperanze da un lato, e non pochi pregiudizi e riserve dall’altro. È stato un periodo di prova per la loro fedeltà, un’occasione importante per verificare la genuinità dei loro carismi[4].

 

Tutti i fondatori e i movimenti hanno avuto e hanno conosciuto periodi di vaglio e di prova, di incomprensioni, ma che nella fede e nella pazienza hanno fatto risplendere i carismi di una luce nuova ponendoli saldamente nell’alveo del cammino ecclesiale come opera della mano di Dio.

 

La Pentecoste del 1998

 

L’evento culmine del rapporto del papa polacco con i movimenti e le comunità ecclesiali è senz’altro la storica Pentecoste del 1998, quando proprio in occasione di tale festa convennero a Roma rappresentanti dei diversi gruppi, guidati dai rispettivi fondatori e guide.  Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo” (At 2, 2-3). Anche nel corso del secolo XX, quando un’immensa potenza di male ha trascinato popoli e nazioni nelle avventure disastrose e aberranti delle guerre, dei genocidi, delle ideologie, delle persecuzioni dei cristiani, lo Spirito “all’improvviso”, cioè con modalità e forme nuove, attraverso strumenti umili e docili, con la potenza di un vento che non distrugge, ma che fa nascere cose nuove, ha acceso nelle tenebre del mondo e nelle vicende travagliate della Chiesa, lampade luminose di grazia e fede che hanno espresso vita nuova nell’impegno comunitario di vivere il vangelo e di seguire Gesù Cristo.

 

Il Movimento dei Focolari con Chiara Lubich, Comunione e Liberazione con don Luigi Giussani, i Neocatecumenali con Kiko Arguello e Carmen Hernandéz, il Rinnovamento nello Spirito…, solo per ricordarne alcuni, sono alcune delle realtà che rispondendo a diversi appelli del Papa Giovanni Paolo II sono diventati sotto il vento dello Spirito nuove espressioni di missionarietà e di testimonianza cristiana nel mondo.  Il Papa, uomo e ministro di comunione, ha anche spinto i diversi cammini ecclesiali ad incontrarsi, a conoscersi, a stimarsi, a realizzare forme di comunione e di collaborazione, nella profonda convinzione e certezza che “Lo Spirito Santo è qui con noi! È Lui l’anima di questo mirabile avvenimento di comunione ecclesiale[5].

 

Nell’evento del Concilio Vaticano II molti di questi movimenti hanno trovato un punto di arrivo e di partenza per una concreta incarnazione di quell’ecclesiologia di comunione, che diventa l’humus che rinnova la Chiesa e che rende credibile e feconda oggi ogni opera di Dio. Il Papa ha saputo riconoscere l’opera di Dio, ha saputo indicare ad ognuno il suo posto nella compagine ecclesiale e insieme operare una sinfonia di doni e di grazie, evitando le tentazioni dell’esclusività o dell’arroganza, per animare da vero padre ed avere a cuore la vita della famiglia di Dio. Un amore alla Chiesa secondo quel profilo mariano, ben espresso dal suo motto “Totus tuus”, e vissuto nella grande capacità di incontro, di accoglienza, di costruire la casa comune della Chiesa, valorizzando ogni dono e promuovendolo nella complementarità e corresponsabilità con gli altri. Capace di farsi focolarino con i focolarini, ciellino con i ciellini, neocatecumenale con i neocatecumenali e così via, per portare a tutti la verità dell’amore e l’amore della verità.

 

Un dono provvidenziale

 

Ciò che aiuta a comporre questi cammini di fede e di umanità è la grazia nel condividere autentiche esperienze di amicizia spirituale e di autentica fraternità cristiana tra in fondatori stessi e i movimenti tra di loro. L’amore, l’interesse, l’attenzione di Giovanni Paolo II verso i movimenti, e in particolari i fondatori, ha maturato un’autentica esperienza di fraternità nella Chiesa: fratelli e sorelle uniti nel nome di Gesù e guidati dal suo Spirito. Come tessere di un unico mosaico i diversi carismi trovano nell’esperienza della stima e dell’accoglienza reciproca una luce particolare che li rende più belli e più splendenti.

 

Lo sfondo comune è la maternità della Chiesa che sempre si prende cura dei suoi figli e provvede a far sì che crescano nella tensione alla comunione, alla vita di santità, alla passione apostolica e all’apertura a tutti i popoli. Vera esperienza di Dio i movimenti sono espressione di comunione e alla comunione tendono, costruendo reti di affinità spirituale, di parentela nello Spirito, di comune amicizia nel Signore Gesù, unico Fondatore e Maestro.

 

Un dono non solo per la Chiesa, ma per l’intera umanità: la domanda di senso che attanaglia l’uomo contemporaneo, l’emergenza educativa che tocca sempre più larghe fasce di ragazzi e di giovani, la conflittualità e l’ingiustizia generate da sistemi politico-economici poco attenti alla persona e preoccupati del profitto di pochi, rende questi movimenti risposte alla sfida della costruzione di un’umanità più fraterna e vivibile: “Nel nostro mondo, spesso dominato da una cultura secolarizzata che fomenta e reclamizza modelli di vita senza Dio, la fede di tanti viene messa a dura prova e non di rado soffocata e spenta. Si avverte, quindi, con urgenza la necessità di un annuncio forte e di una solida ed approfondita formazione cristiana. Quale bisogno vi è oggi di personalità cristiane mature, consapevoli della propria identità battesimale, della propria vocazione e missione nella Chiesa e nel mondo! Quale bisogno di comunità cristiane vive! Ed ecco, allora, i movimenti e le nuove comunità ecclesiali: essi sono la risposta, suscitata dallo Spirito Santo, a questa drammatica sfida di fine millennio. Voi siete questa risposta provvidenziale[6].

 

Il Papa prospetta una stagione nuova per i movimenti ecclesiali all’alba e agli inizi del nuovo millennio: quello di una maturità che nello spirito del vangelo sappia portare frutti. Una maturità da realizzare attraverso una spiritualità di comunione che tutta la Chiesa è chiamata a vivere, e in essa i movimenti a rendere visibile e a costruire in modo speciale: “Fare della Chiesa la casa e la scuola della comunione: ecco la grande sfida che ci sta davanti nel millennio che inizia, se vogliamo essere fedeli al disegno di Dio e rispondere anche alle attese profonde del mondo.  Che cosa significa questo in concreto? Anche qui il discorso potrebbe farsi immediatamente operativo, ma sarebbe sbagliato assecondare simile impulso. Prima di programmare iniziative concrete occorre promuovere una spiritualità della comunione, facendola emergere come principio educativo in tutti i luoghi dove si plasma l’uomo e il cristiano, dove si educano i ministri dell’altare, i consacrati, gli operatori pastorali, dove si costruiscono le famiglie e le comunità.

Spiritualità della comunione significa innanzitutto sguardo del cuore portato sul mistero della Trinità che abita in noi, e la cui luce va colta anche sul volto dei fratelli che ci stanno accanto.

 

Spiritualità della comunione significa inoltre capacità di sentire il fratello di fede nell’unità profonda del Corpo mistico, dunque, come ‘uno che mi appartiene’, per saper condividere le sue gioie e le sue sofferenze, per intuire i suoi desideri e prendersi cura dei suoi bisogni, per offrirgli una vera e profonda amicizia.  Spiritualità della comunione è pure capacità di vedere innanzitutto ciò che di positivo c’è nell’altro, per accoglierlo e valorizzarlo come dono di Dio: un ‘dono per me’, oltre che per il fratello che lo ha direttamente ricevuto.

 

Spiritualità della comunione è infine saper ‘fare spazio’ al fratello, portando ‘i pesi gli uni degli altri’ (Gal 6, 2) e respingendo le tentazioni egoistiche che continuamente ci insidiano e generano competizione, carrierismo, diffidenza, gelosie. Non ci facciamo illusioni: senza questo cammino spirituale, a ben poco servirebbero gli strumenti esteriori della comunione. Diventerebbero apparati senz’anima, maschere di comunione più che sue vie di espressione e di crescita” (NMI 43).

Per questa maturità e fruttuosità dei carismi il beato Giovanni Paolo II ha espresso stima, cura e ora dal cielo benedice e intercede.

 




[1] Giovanni Paolo II, Omelia per i partecipanti al Convegno “Movimenti nella Chiesa”, Castel Gandolfo, 27 settembre 1981.

[2] Id., Messaggio ai partecipanti al Congresso mondiale dei Movimenti ecclesiali promosso dal Pontificio Consiglio per i Laici, 27 maggio 1998.

[3] J. Ratzinger, I movimenti ecclesiali e la loro collocazione teologica, in Nuove irruzioni dello Spirito. I movimenti nella Chiesa, Cinisello Balsamo 2006, p. 45.

[4] Id., Discorso ai partecipanti al Congresso dei movimenti ecclesiali, Roma 30 maggio 1998.

[5] Ibid.

[6] Ibid.

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