Giorni e nuvole

Silvio Soldini, scostandosi sia dai toni leggeri che da quelli drammatici di certe sue opere precedenti, racconta la crisi di una coppia di sposi benestanti, travolta dal licenziamento del capofamiglia. Il significato sociale e il riferimento alla situazione lavorativa italiana di oggi sono notevoli e si fondono bene con la descrizione delle vicende familiari e dell’evoluzione dei rapporti. A ciò ha contribuito l’ambientazione a Genova, presente nel film con la bellezza di città ariosa e con la sua atmosfera lavorativa. Ha contribuito, anche, l’interpretazione di Antonio Albanese, particolarmente sensibile al tema del lavoro, come ha dimostrato sovente nelle sue recite teatrali. D’altra parte lui e Margherita Buy hanno saputo rappresentare bene non solo sbigottimenti e nervosismi, ma anche una fondamentale serenità e intraprendenza nell’affrontare le difficoltà. L’autore ha rivelato che, per raggiungere la naturalezza dei due, c’è voluto un grande lavoro a monte e vari ritocchi alla sceneggiatura. Ha cercato un linguaggio cinematografico confacente, utilizzando riprese con macchina in spalla e numerosi piani sequenza, che contribuiscono a creare una sensazione di vicinanza, quasi documentaristica. In tale realismo risaltano le qualità umane: la freschezza della figlia, che richiede al padre l’accettazione della sua scelta sentimentale e lavorativa, anche se umile, la sostanziale onestà del marito, che è all’origine del suo licenziamento, la capacità pratica di adattamento della moglie, pur assai sensibile all’arte. Nella scena finale il cinema si fa metafora, che rimanda a significati più alti. La pittura sacra sul soffitto, che i due sposi, provati fino al limite di rottura del loro rapporto, osservano sdraiati sul pavimento, è rappresentazione, esteticamente valida, della loro rinata armonia. Non si tratta di una riappacificazione qualsiasi, ma di una scelta purificata dalle illusioni dell’agiatezza. Regia di Silvio Soldini; con Margherita Buy, Antonio Albanese, Alba Rohrwacher.

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