I funerali di Prince Jerry

Più di 2 mila persone al rito funebre per il nigeriano di 25 anni che si è lasciato cadere sotto un treno a Tortona dopo che aveva saputo che  non avrebbe potuto avere il permesso di soggiorno

Cadono grandi e gelide le gocce di pioggia sopra la città di Genova, ci si infila in fretta dal grande portone nella chiesa dell’Annunziata gremita per il funerale di Prince Jerry, il nigeriano di 25 anni che si è lasciato cadere sotto un treno a Tortona dopo che aveva saputo che  non avrebbe potuto avere il permesso di soggiorno. Prince Jerry aveva 25 anni e una laurea in chimica, qui studiava per vedersi riconoscere  la laurea e ottenere lo status di rifugiato. Era arrivato dalla Nigeria più di 2 anni fa e viveva nel centro d’accoglienza di Multedo, a Genova.

Funeral Nigrerian boy committed suicide a Tortona

«Un tipo vivace, allegro, sempre contento». Lo descrive così un omone di Multedo che lo aveva conosciuto bene e che ora è qui in chiesa con le lacrime agli occhi. «Un ragazzo d’oro, disponibile, sempre sorridente e pieno di vita. Un ragazzo che voleva bene a tutti. Perché, deve credermi, saremo con la pelle di un altro colore, con modi di fare differenti, ma il cuore è lo stesso. Lui me l’ha fatto capire». Don Giacomo Martino, il direttore di Migrantes, con tanti altri sacerdoti celebra il funerale e lo ricorda come un ragazzo di grande cultura che si faceva ben volere da tutti, specialmente dai bambini. La messa funebre è celebrata a tratti anche in inglese e francese per permettere alla famiglia del ragazzo di comprendere meglio i testi della celebrazione.

Prince per meglio inculturasi nel nostro tessuto sociale aveva fatto volontariato alla Comunità di Sant’Egidio, creando relazioni di amicizia con i ragazzi nuovi che arrivavano al centro di accoglienza e che accompagnava, perché essendo studioso, aveva imparato bene la lingua italiana, quindi li seguiva nelle varie visite per fare da traduttore rincuorandoli e dandogli un segno di speranza. «Una volta ha voluto donare una parte dei suoi soldi – ricorda don Martino – affinché i bambini affidati alla Comunità di Sant’Egidio potessero fare le vacanze insieme». «La sua vicenda ci insegna che l’amicizia è un qualcosa che riesce ad andare a di là di tutto, a una persona del centro di accoglienza scrisse: “Ci sono persone che appena le incontri senti una comunanza di spirito, sento che di voi mi posso fidare” – continua il sacerdote -. Prince ci invita a considerare il prossimo come nostro fratello, suggerisce alle orecchie e al cuore di chi ha paura, di non avere più paura».

Funeral Nigrerian boy committed suicide a Tortona

Don Giacomo nell’omelia poi confida una preoccupazione, «che Prince Jerry, una persona amata, rimanga una persona: abbiamo imparato il suo nome ma questo non basta, l’amico si prende cura, si accorge di quando stai male, ti chiede come stai. Abbiamo voluto bene a Prince ma forse non abbastanza. Abbiamo visto nelle sue foto la dolcezza del suo sorriso, nei suoi occhi il sogno che noi non siamo riusciti a realizzare: ti promettiamo di continuare a sognare insieme a te, con te, grazie a te».

Ciao, Prince Jerry, perdonami uno sfogo, so che don Giacomo non vuole che la tua morte sia in qualche modo strumentalizzata, usata, ma lasciami pensare che forse prima che ti uccidesse il treno ti abbiamo ingiustamente ucciso in tanti. Ti abbiamo “condannato”, anche magari alcuni che si dicono cristiani, che partecipano a tante belle liturgie, ma faticano a scorgere l’icona di Cristo nel cuore di ogni uomo. Lasciarsi morire a 25 anni, sotto un treno, perché scopri che non avrai un permesso di soggiorno è una provocazione non da poco, che scuote. Che ci interroga. E non solo gli oltre duemila che hanno partecipato al tuo funerale, ma chiunque abbia ancora un cuore di carne, un cuore che batte per degli ideali alti. Un cuore che accoglie, abbraccia, perdona e batte perché l’umanità sia fatta di fratelli e non di rivali. Ora, Prince Jerry riposa nel campo santo di Coronata là dove Migrantes ha il centro di accoglienza. E da lì continuerà a sorridere e a raccontare il suo sogno.

Ciao, Prince Jerry, perdonaci e continua a sorridere.

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