Franco Miano, le nuove frontiere dell’Ac

L'impegno del presidente rieletto.
Franco Miano
Che significato attribuisce alla conferma di presidente dell’Azione cattolica italiana?

«È una grande responsabilità che mi supera e mi induce ad affidarmi al Signore, sostenuto dalla vita della Chiesa e dai suoi pastori, che mi incoraggiano con la loro conferma. Sento la vicinanza fraterna di tutta l’Azione cattolica (Ac) e di tanti amici degli altri gruppi, associazioni e movimenti. L’accettazione di questo incarico è stata condivisa con mia moglie e i figli, e riprendo il cammino con la stessa trepidazione del primo giorno».

 

Negli ultimi tre anni quali sono stati i risultati più significativi raggiunti e quali i problemi insorti?

«In primo luogo, aver riscoperto una rinnovata vitalità dell’associazione a tutti i livelli e in ogni regione. Una vitalità ricca di presenze di tutte le età (con molti giovani), che si sono inseriti in un duplice impegno: il compito urgente per l’educazione – in linea con le indicazioni del papa e dei vescovi per il decennio sull’educazione che si è aperto –, tanto che abbiamo iniziato attraverso l’incontro del 30 ottobre 2010 a piazza San Pietro con il papa con i ragazzi sino ai 18 anni. A ciò si affianca l’attenzione verso rinnovate vocazioni educative, sempre alla base della vita dei gruppi.

 

«L’altro aspetto è un fermento crescente sul versante sociale e politico, caratterizzato anche dalla preparazione alla Settimana sociale, sviluppata sulle problematiche del territorio con sedici incontri regionali. Inoltre, un grande lavoro per la formazione al bene comune, e quindi una formazione sociale e politica da considerarsi parte integrante del patrimonio formativo ordinario dell’Ac. Non ultimo, un cammino di piena condivisione con gli amici di altri gruppi, associazioni e movimenti, sia attraverso uno scambio diretto, che attraverso la Consulta nazionale delle aggregazioni laicali, Retinopera e le altre forme di coordinamento.

 

«I problemi emersi sono connessi ai campi di impegno, perché non tutte le nostre realtà diocesane hanno una presenza significativa, talora mostrano un deficit di impegno educativo e di educatori stessi, mentre sul versante sociale e politico il cammino è ancora lungo».

 

Che priorità s’è dato per il prossimo triennio di presidenza?

«In un tempo contraddittorio e complesso si avverte il carattere esigente di una testimonianza cristiana in tutti gli ambiti della vita. Quindi, in primo luogo l’impegno educativo e quello per il bene comune, con il rafforzamento della scelta di fede perché possa generare scelte concrete, testimonianza viva e nuova vita.

 

«Ma ci sono due punti che mi stanno fortemente a cuore. Il primo è il grande tema della ricerca di Dio dell’uomo contemporaneo: noi vorremmo essere con tutti nel cercare sé stessi e nell’accompagnare la ricerca di Dio, che contiene la ricerca della gioia di vivere. L’altro punto è una grande apertura verso i poveri delle nostre città e quelli che vengono da fuori, con la priorità di accoglierli e poi affrontare i problemi organizzativi e legislativi. Sono due dimensioni fondamentali, senza le quali tutte le altre – la vitalità dell’associazione, l’impegno educativo, il lavoro per il bene comune – rischiano di non trovare pienezza di senso.

«Infine, stiamo sviluppando il Forum internazionale dell’Ac di vari Paesi per far crescere il senso di una reale cattolicità, perché è bello essere legati alla Chiesa locale ma nella Chiesa locale occorre ora portare il respiro della Chiesa universale e del mondo intero».

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