Francesco e gli Scout d’Europa

“Date e vi sarà dato!”. È il messaggio del papa alle centinaia di giovani dai 16 ai 21 anni, di 20 Paesi europei, che per arrivare a Roma hanno percorso la Via Francigena, il Cammino di San Benedetto e quello di San Francesco sulle orme dei santi. L’amore per l’Europa

«La libertà si conquista in cammino. Non si compra nel supermercato. (…) La libertà arriva in cammino, passo dopo passo, insieme agli altri, mai soli». «Per favore, non lasciate la vita sul comodino, non accontentatevi di vederla scorrere in televisione, non credete che sarà la prossima app da scaricare a farvi felici. ”I sogni più belli si conquistano con speranza, pazienza e impegno, rinunciando alla fretta” (ChV, 142)». Lo ha detto papa Francesco ai partecipanti all’Euromoot dell’Unione internazionale delle guide e degli scout d’Europa, in udienza in Vaticano. In questi giorni, centinaia di giovani dai 16 ai 21 anni, di 20 Paesi europei, hanno percorso itinerari come la Via Francigena, il Cammino di San Benedetto e quello di San Francesco per arrivare a Roma sulle orme dei santi.

Ricordando le tappe di questo cammino e i cinque incontri con i grandi santi che hanno percorso l’Europa – Paolo di Tarso, Benedetto da Norcia, Cirillo e Metodio, Francesco di Assisi, Caterina da Siena –, il papa ha sottolineato che essi «non hanno atteso qualcosa dalla vita o dagli altri, ma si sono fidati di Dio e hanno rischiato, si sono messi in gioco, in cammino per realizzare dei sogni così grandi che dopo secoli hanno fatto bene anche a noi, a voi, a tutti. Hanno dato la vita, non l’hanno tenuta per sé».

Sono cinque le parole che papa Francesco affida ai ragazzi: “Date e vi sarà dato”. Un programma di vita che indica una direzione molto chiara. Il verbo “dare” risuona più volte nell’aula Paolo VI gremita dai giovani. Dare è «un allenamento di tutti i giorni. Per questo Gesù fissa come punto di partenza non l’avere, ma il dare: date, cioè iniziate a mettere in gioco la vita!».

Donando si diventa fratelli, compagni di viaggio nel cammino della vita, il cuore si fa leggero. «Dare vuol dire smettere di subire la vita e scendere in campo per regalare al mondo un po’ di bene». Il desiderio di possedere, invece, appesantisce il cuore, rende sempre insoddisfatti, infelici. Parole che vanno controcorrente: bisogna dare il meglio di se’ anche quando può sembrare inutile, anche quando si reputa troppo poco quello che si fa perché, nonostante tutto, non si riuscirà a cambiare nulla. «Dio vi accompagna in questo cammino e tifa per voi, perché diate il meglio», afferma invece il papa. Ognuno è portatore di un dono unico e prezioso e Dio vuole servirsi proprio di questa unicità, perché la vera gioia è nel dono di se’ e «la vita si possiede solo donandola».

«Guardate le vostre mani, fatte per costruire, per servire, donare e per dare agli altri», prosegue Francesco. «Mi piace pensare a quella che in gergo scout chiamate Partenza, cioè al momento in cui scegliete di fare del servizio il vostro stile di vita. Aprirsi all’altro, vivere per fare bene all’altro, vivere – per usare le vostre parole – la fratellanza scout: se vivete così, vi sarà dato».

Anche dal creato si impara la lezione del dono e della gratuità: «Il creato non ha frontiere: è di tutti e per tutti. Le piante, i boschi, gli animali crescono senza confini, senza dogane. Il creato è un libro aperto che ci dà un insegnamento prezioso: siamo al mondo per incontrare gli altri, per creare comunione, perché siamo tutti collegati. Il creato è fatto per collegarci con Dio e tra di noi, è il social di Dio». Solo camminando senza preconcetti si potrà vedere nell’altro un fratello da incontrare con la sua storia, la sua realtà, con cui abitare la casa comune.

A conclusione dell’udienza, papa Francesco ricorda il compito storico dei rover e delle scolte d’Europa, che oggi è più che mai urgente realizzare: «L’amore per l’Europa, che vi accomuna, non richiede solo osservatori attenti, ma costruttori attivi: costruttori di società riconciliate e integrate, che diano vita a un’Europa rinnovata; non protettrice di spazi, ma generatrice di incontri. L’Europa ha bisogno di incontrarsi». È importante, dunque, mantenere la rotta giusta, quella del bene, formare uomini e donne che aprano “strade verso l’Alto”. «Vi auguro – conclude -, cari scolte e rover d’Europa, di essere degli apri-strada sulla via del dono, apri-strada su questa via del dono, del dare. Date e vi sarà dato».

 

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