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Persona e famiglia > Storie

Forza Delia

di Silvano Gianti

- Fonte: Città Nuova

Il suo bar Hobbit è diventato un punto di riferimento per tutti i migranti di Ventimiglia, ma va sostenuta e la sua esperienza replicata

Il bar Hobbit di Delia Buonuomo a Ventimiglia, foto di Silvano Gianti

Non si può arrivare a Ventimiglia senza fermarsi al Bar Hobbit. Vuoi perché esci dalla stazione ferroviaria e fatti pochi passi te lo trovi lì in Via Hambury, e vuoi perché non puoi non salutare Delia, prima di incontrar la città. È lei che in questa città di confine ha fatto scoprire a tante persone la solidarietà, l’accoglienza. La gratuità. E grazie a lei molti cittadini si sono attivati, perché nel bar Hobbit arrivano gratuitamente scatole di biscotti, cartoni di latte, uova fresche e brioches. Frutta e verdura. Delia Bonuomo gestisce un bar da 15 anni, ma la sua storia inizia 3 anni fa, quando invita a entrare e offre un po’ di ristoro ad alcune donne e bambini seduti sul marciapiede di fronte al suo locale. Quelle donne e quei bambini erano immigrati arrivati da poco in città, senza un euro, solo con tanta fame e tanta sete.

A Ventimiglia, dove la frontiera si fa tangibile come in una zona di guerra, Delia inizia ad accogliere questi sfortunati, a farli entrare tutti, senza chiedere i documenti e dispensando umanità: «Tutti abbiamo diritto a un futuro migliore. Se i residenti dicessero a questi ragazzi anche solo “buongiorno”, basterebbe già quello a cambiare le cose». Minuta, coraggiosa capace di farsi rispettare da chi la insulta inizia con coraggio ad accogliere chiunque ha bisogno di aiuto. Ma come prima cosa al bar Hobbit Delia serve umanità. Da allora, grazie al passaparola, il bar è diventato un punto di riferimento per tutti i rifugiati che transitano da Ventimiglia, oltre che per i volontari e le organizzazioni solidali.

Si va da Delia ormai chiamata “Mamma Africa”, per bere un caffè, consumare un uovo sodo che spesso sono lì in un cestino sul bancone, una brioches o un pezzo di focaccia. Una frutta o un bicchiere di latte. Ma si lasciano anche i telefoni cellulari da mettere in carica. Le due ciabatte, con gli attacchi per le prese elettriche sono sempre tutte utilizzate. Si va da Delia per domandare consigli per compilare documenti, carte di ogni tipo. E da Delia vanno le mamme con i loro bimbi, perché sanno che nello stanziano dietro al banco bar, c’è un fasciatoio e dei pannolini per il cambio. E nella stanza attigua si può imparare qualche parola di italiano, utile per sapersi muovere. Naturalmente tutto gratis. «Chiamarlo bar è un termine improprio. Qui è un vero centro culturale, dove sei accolto dal sorriso di Delia, dalla gentilezza di questa signora dal cuore grandissimo, dice Mohamed un mediator culturale. E sai che qui nessuno fa pesare all’altro la differenza di colore della pelle, di lingua di tradizioni. Qui sei sempre accolto».

Naturalmente questo tipo di accoglienza, quello che dovrebbe essere normale tra gli uomini, ha provocato una forte reazione tra gli abitanti di Ventimiglia che hanno smesso di frequentare il locale. «Lavoravo parecchio, poi da quando ho iniziato ad accogliere questi nuovi clienti, le persone di Ventimiglia non ci hanno più messo piede dice Delia». Ma Delia, ha continuato ad aiutare migliaia di persone in transito, offrendo vestiti, un pasto caldo, un abbraccio e un luogo accogliente a chiunque ne avesse bisogno, «perché dice Delia, se non siamo solidali, se non siamo umani il futuro farà paura».

Ora un gruppo di amici di associazioni umanitarie presenti sul territorio, ha pensato di aiutare concretamente Delia con l’iniziativa: “Solidarietà per Delia”, ha aperto una campagna di raccolta fondi per il bar Hobbit – che dicono –  non è un  esercizio commerciale qualsiasi ma un avamposto di solidarietà e  umanità reso possibile grazie a Delia, la donna coraggiosa e generosa che lo gestisce, e alle persone che in questi anni l’hanno supportata. In un luogo come  la città di confine di Ventimiglia, dove il razzismo istituzionale e culturale la fa da padrone, il bar di Delia rappresenta non solo una resistenza ma la prefigurazione di un mondo diverso, fatto un’umanità capace di dare un senso nuovo e vero a questa parola.

Delia scrivono va sostenuta, supportata, circondata di persone che hanno a cuore la costruzione di un mondo diverso e la fine delle ingiustizie sociali. Sostenere lo spirito del bar Hobbit è possibile con una donazione in denaro, ma soprattutto portando il bar Hobbit in ogni città, in ogni territorio, organizzando iniziative popolari, collettive, sociali, per raccontare Ventimiglia, raccontare i dispositivi di confine, la violenza, il razzismo ma anche e soprattutto del modo diverso che  Delia con la sua umanità faticosamente lotta contro l’oppressione del mondo dei confini e dei profitti per pochi costruiti sulla sofferenza, l’umiliazione e lo sfruttamento di troppi.

Riproduzione riservata ©

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