Sfoglia la rivista
Logo 70°

Ricerca di base
Le parole digitate vengono cercate nel titolo e nel testo degli articoli pubblicati sul sito.
La ricerca mostrerà gli articoli che contengono tutte le parole inserite, indipendentemente dalla loro posizione o dall’ordine in cui le hai scritte.
I risultati sono in ordine cronologico (dal piu recente al meno recente).

Ricerca della frase esatta
Usa il filtro “Frase esatta” per trovare i termini nell’ordine preciso in cui li hai digitati.

Ricerca solo nel titolo
Usa il filtro “Solo nel titolo” se desideri che le parole digitate siano cercate esclusivamente nelle titolo dei contenuti.

Filtri avanzati
Se vuoi limitare la ricerca a una tipologia specifica dell’articolo, utilizza i filtri avanzati disponibili.

Ricerca per autore
Per cercare un autore e i suoi articoli:

  • Digita nome e cognome oppure solo il cognome nel campo ricerca.
  • Nei risultati, clicca sulla scheda dell’autore desiderato.
  • Nella pagina dell’autore troverai la sua biografia e la raccolta completa dei contenuti a sua firma.

Italia > Società

Fare politica secondo Tina Anselmi

di Leonardo Brancaccio

- Fonte: Città Nuova

Organizzare la speranza. È questa la definizione dell’impegno diretto nella società e nelle istituzioni della prima donna ministra nella storia della Repubblica. La Resistenza antifascista e il sindacato come scuola di vita, per arrivare a varare riforme decisive a partire dall’introduzione del Servizio sanitario pubblico. Il forte legame con Aldo Moro

Sergio Mattarella (S), Ciriaco De Mita (C) e Tina Anselmi in una foto del 1989. ANSA

«Nel 1968 avevo quarantun anni, da molto tempo facevo politica eppure, lo confesso, quando sono entrata in Parla­mento per la prima volta e ho parlato ero molto emozio­nata; contrariamente alle mie abitudini, ho perfino scritto il discorso che avrei pronunciato. Perché in quel momento sentivo la responsabilità di rappresentare il Paese. Sentivo che c’ero e dovevo contare, volevo usare bene quei voti che rappresentavo perché da lì sarebbe cominciato un cammino che fin da allora avrei voluto coerente». Sono molto belle e significative le parole di Tina Anselmi (Castelfranco Veneto-Treviso, 25 marzo 1927 – Ivi, 1 novembre 2016), che ricorda il suo ingresso in Parlamento.

Tre sono i passaggi del suo discorso che colpiscono: responsabilità; rappresentare il Paese; cammino coerente. Tina Anselmi, negli anni del suo impegno politico-istituzionale, trasforma queste parole in fatti: il pensiero diventa azione. Durante i sei mandati parlamentari – dalla V alla X Le­gislatura – , l’onorevole Anselmi svolge un grande lavoro per il bene comune: presenta 475 progetti di legge – di cui 98 diventano legge – , e 134 atti di indirizzo e controllo (ordini del giorno, interrogazioni, interpellanze, mozioni, ecc.), svolge 128 interventi, riceve 6 incarichi di governo e 2 incarichi parlamentari.

Il 29 luglio 1976 – cinquant’anni fa –, Tina Anselmi diventa la prima donna mini­stra in Italia, a trent’anni dalla nascita della Repubblica (2 giugno 1946): infatti, nella VII Legislatura, è ministra del Lavoro e della Previdenza sociale nel III Governo Andreot­ti (dal 29 luglio 1976 all’11 marzo 1978), e ministra della Sanità nel IV e V Governo Andreotti (dall’11 marzo 1978 al 4 agosto 1979).

È Aldo Moro che indica Tina Anselmi − sua collega di partito − come ministra della Repubblica: è opportuno ricordare che, vent’anni prima, è stato proprio il ministro di Grazia e Giustizia, Moro (anche se criticato da molti parlamentari uomini), a smuovere lo storico divieto per le donne di adire alla ma­gistratura: infatti l’approvazione della legge 1441/1956 è molto importante perché ammette − per la prima volta in Italia − le donne all’amministrazione della giustizia.

Nel corso della sua attività politico-istituzionale, Tina Anselmi promuove varie e importanti leggi di attuazione della Costituzione, che sono diventate pietre miliari della storia della Repubblica italiana: norme destinate al rico­noscimento e all’ampliamento dei diritti di tutti i cittadi­ni – soprattutto dei più fragili e indifesi: donne, bambini, ammalati, disabili, lavoratrici e lavoratori, ecc. –, a pro­muovere il pieno sviluppo delle persone e a rimuovere gli ostacoli che limitavano, di fatto, la libertà e l’eguaglianza dei cittadini.

Appena entra in Parlamento, l’onorevole Anselmi mette mano al suo progetto di revisione della legge Noce-Fede­rici del 1950 (L. 26 agosto 1950, n. 860, Tutela fisica ed economica delle lavoratrici madri), che amplia la tutela delle lavoratrici madri e che viene approvato nel 1971. Con la legge 1204 del 1971, Tina Anselmi dà attuazio­ne all’art. 37 della Costituzione che, in riferimento alla donna lavoratrice, prescrive: «Le condizioni di lavoro de­vono consentire l’adempimento della sua essenziale fun­zione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione».

Come ministra del Lavoro presenta il disegno di legge che, tra l’altro, sancisce l’illegittimità della discriminazio­ne delle donne sul lavoro: l’art. 1 della legge 9 dicembre 1977 n. 903 (Parità di trattamento di uomini e donne in materia di lavoro) detta un principio fondamentale stabi­lendo: «È vietata qualsiasi discriminazione fondata sul sesso per quanto riguarda l’accesso al lavoro qualunque sia il set­tore o il ramo di attività, e a tutti i livelli di gerarchia profes­sionale». È significativo che la legge promossa dalla ministra Anselmi stabilisca, infine, che il Governo sia obbligato a presentare ogni anno al Parlamento una relazione sullo stato di attuazione delle predette norme. Questo è un grande insegnamento: la politica deve non solo proporre e far approvare leggi per il bene comune, ma deve assicurarsi che le stesse siano applicate (per il bene comune).

Un’altra riforma, pietra miliare della storia della nostra Repubblica, è la legge 23 dicembre 1978, n. 833 (Istituzio­ne del Servizio Sanitario Nazionale).

La prima grande riforma della sanità si colloca nel sol­co dei grandi processi riformatori che hanno caratterizzato gli anni settanta: la finalità fondamentale è quella di dare piena attuazione all’art. 32 della Costituzione e ricono­scere il diritto alla salute di tutti i cittadini senza distinzio­ne di sesso, reddito, collocazione sociale, mettendo fine al vecchio regime mutualistico categoriale, che di fatto aveva escluso milioni di cittadini dalla tutela della salute.

Tina Anselmi, prima donna a essere investita dell’incarico di mi­nistra della Sanità in Italia (che, per dare un’idea della sua umiltà, quando si insedia negli uffici del ministero vive in una stanza in affitto presso l’abitazione di due signorine dell’Azione cattolica, e lì rimane fino alla fine della sua ulti­ma Legislatura, nel 1992), appone la propria firma, due giorni prima del Natale 1978, alla legge istitutiva del Ssn, che viene definito «il complesso delle funzioni, delle strut­ture, dei servizi e delle attività destinate alla promozione, al mantenimento e al recupero della salute fisica e psichica di tutta la popolazione, senza distinzione di condizioni in­dividuali o sociali e secondo modalità che assicurino l’u­guaglianza dei cittadini nei confronti del servizio».

Come è stato rilevato, il Ssn ha l’obiettivo del pieno sviluppo della persona umana; il superamento degli squilibri territoriali nelle condizioni igienico-sanitarie, in modo che l’apparato risulti omogeneo; la formazione di una moderna coscienza sanitaria.

Il Ssn, in questi ultimi decenni, è stato messo sotto attacco e depotenziato. Ma non possiamo disperdere l’impegno e la fatica della ministra Tina Anselmi – e di un’intera classe politica, che ha contribuito all’approvazione dell’importante riforma –, che definisce con queste parole il fondamento etico e politico dell’eccezionale provvedimen­to: «Globalità delle prestazioni, universalità dei destinatari, eguaglianza del trattamento, rispetto della dignità e della libertà della persona».

La ministra di Castelfranco Veneto, durante la sua at­tività, firma tanti provvedimenti legislativi importanti, come la cosiddetta legge Basaglia sull’abolizione dei manicomi. Anche in questo caso dimostrando di vivere la politica come servizio in favore del bene comune.

E, a tal proposito, è molto significativa la sua definizione della politica: «Politica è organizzare la speranza».

Bibliografia:

Tina Anselmi con Anna Vinci, Storia di una passione politica, Chiarelettere, Milano 2023; Leonardo Brancaccio, Costituzione e democrazia.
La lezione di tre madri della Repubblica. Tina Anselmi, Nilde Iotti, Lina Merlin, 
Ecra, Roma 2026; Gero Grassi – Liceo Banzi-Bazoli di Lecce – Polo Liceale Sylos-Fiore di Terlizzi, Il Ser­vizio Sanitario Nazionale. Storia, protagonisti ed evoluzioni normative, approfonditi nella scuola pugliese, Cacucci editore, Bari 2022.

Riproduzione riservata ©

Esplora di più su queste parole chiave
Condividi

Sostieni l’informazione libera di Città Nuova! Come?
Scopri le nostre riviste,
i corsi di formazione agile
e i nostri progetti.
Insieme possiamo fare la differenza!
Per informazioni: rete@cittanuova.it

Ricevi le ultime notizie su WhatsApp. Scrivi al 342 6466876