Energia e idrogeno per il futuro dell’Europa

Le emissioni globali di CO2 continuano ad aumentare, ma l’Unione europea va in controtendenza e presenta un piano per il sistema energetico del futuro, con decarbonizzazione e idrogeno pulito. Obiettivo: un pianeta più sano, un’economia più forte e nuovi posti di lavoro. L’insieme delle attività europee per l’ambiente è trattato nel numero di settembre della rivista Città Nuova.

La Commissione europea ha pubblicato uno studio sulle emissioni di CO2 di origine fossile di tutti i paesi del mondo nel quale risulta che l’Unione europea (UE) è riuscita a dissociare la crescita economica dalle emissioni responsabili dei cambiamenti climatici. In particolare, nel 2019 le emissioni di CO2 di origine fossile degli Stati membri dell’UE e del Regno Unito sono diminuite, mentre a livello mondiale l’aumento è continuato, anche se ad un ritmo leggermente più lento.

Dall’inizio del 21° secolo le emissioni globali di gas a effetto serra sono costantemente aumentate, ma gli Stati membri dell’UE e il Regno Unito sono andati in controtendenza e hanno ridotto le emissioni di CO2 prodotte dalla combustione e dalla lavorazione dei combustibili fossili del 3,8% nel 2019 rispetto all’anno precedente. Ciò significa che le emissioni di CO2 di origine fossile dell’UE e del Regno Unito sono state del 25% inferiori rispetto ai livelli del 1990, la riduzione più significativa tra le principali aree economiche responsabili delle emissioni a livello mondiale.

Inoltre, dal 1990, in Europa, si registra una tendenza al ribasso delle emissioni di CO2 pro capite e rispetto all’intensità della produzione economica. Queste riduzioni sono state ottenute grazie a una combinazione di politiche di mitigazione volte a decarbonizzare l’approvvigionamento energetico, l’industria e l’edilizia, e continueranno nell’ambito del Green Deal europeo e del pacchetto per la ripresa Next Generation EU, cioè l’insieme degli investimenti previsti per rilanciare l’economia dopo la crisi del coronavirus, creando posti di lavoro in Europa e rafforzando il ruolo e la competitività dell’UE in industrie strategiche fondamentali per la resilienza europea.

Per raggiungere la neutralità climatica entro il 2050 l’UE intende trasformare il suo sistema energetico, responsabile del 75 % delle emissioni di gas a effetto serra dell’UE. Per questo, la Commissione europea ha elaborato una strategia dell’UE per l’integrazione del sistema energetico, collegando diversi vettori energetici, infrastrutture e settori di consumo, ed una strategia per l’idrogeno, così da sviluppare un settore dell’energia più efficiente e interconnesso, orientato al duplice obiettivo di un pianeta più pulito e di un’economica più forte, nonché creare nuovi posti di lavoro.

La strategia si basa su tre pilastri. Innanzitutto un sistema energetico più circolare, imperniato sull’efficienza energetica e sull’uso di fonti di energia locali negli edifici e nelle comunità (siti industriali, centri dati, rifiuti organici, impianti di trattamento delle acque reflue, ecc.). Poi, un uso più consistente di fonti rinnovabili e una maggiore elettrificazione diretta (pompe di calore negli edifici, veicoli elettrici nel settore dei trasporti, forni elettrici in determinate industrie, ecc.), anche attraverso una rete di un milione di punti di ricarica per veicoli elettrici, che affiancherà l’espansione dell’energia solare ed eolica. Infine, nei settori difficili da elettrificare, la strategia promuove i combustibili puliti, compresi l’idrogeno rinnovabile, i biocarburanti e i biogas sostenibili. La Commissione proporrà una nuova classificazione e un sistema di certificazione per i combustibili rinnovabili e a basse emissioni di carbonio.

La strategia elenca 38 azioni per realizzare un sistema energetico più integrato. Tra queste si annoverano la revisione della normativa vigente; il sostegno finanziario; la ricerca e l’introduzione di nuove tecnologie e strumenti digitali; orientamenti per guidare gli Stati membri nell’elaborazione di misure fiscali e nella graduale eliminazione dei sussidi ai combustibili fossili; la riforma della governance del mercato; la pianificazione infrastrutturale e una migliore informazione rivolta ai consumatori.

In un sistema energetico integrato l’idrogeno può favorire la decarbonizzazione dell’industria, dei trasporti, della produzione di energia elettrica e dell’edilizia nell’UE. La strategia europea per l’idrogeno si prefigge di concretare questo potenziale attraverso investimenti, regolamentazione, creazione di un mercato, ricerca e innovazione. Del resto, l’idrogeno può fornire capacità di stoccaggio per compensare la variabilità dei flussi delle energie rinnovabili. Allo stesso tempo, bisogna produrre idrogeno rinnovabile, usando principalmente energia eolica e solare, ma nel breve e nel medio periodo servono altre forme di idrogeno a basse emissioni di carbonio per ridurre rapidamente le emissioni e sostenere la creazione di un mercato redditizio.

Questa transizione graduale prevede un approccio in più fasi: tra il 2020 e il 2024 si procederà a installare almeno 6 gigawatt di elettrolizzatori per l’idrogeno rinnovabile nell’UE e la produzione fino a un milione di tonnellate di idrogeno rinnovabile; tra il 2025 e il 2030 l’idrogeno dovrà entrare nel sistema energetico integrato, con almeno 40 gigawatt di elettrolizzatori e la produzione fino a dieci milioni di tonnellate di idrogeno rinnovabile nell’UE; tra il 2030 e il 2050 le tecnologie basate sull’idrogeno rinnovabile dovrebbero raggiungere la maturità e trovare applicazione su larga scala in tutti i settori difficili da decarbonizzare.

La Commissione europea lancia anche un’alleanza europea per l’idrogeno pulito, che riunisce attori prominenti del settore, esponenti della società civile, ministeri nazionali e regionali e rappresentanti della Banca europea per gli investimenti. L’alleanza creerà un insieme di investimenti finalizzati a incrementare la produzione e la domanda di idrogeno pulito nell’UE, nonché progetti concreti a sostegno degli sforzi di decarbonizzazione le industrie europee ad alta intensità di energia, come quelle dell’acciaio e delle sostanze chimiche (delle quali l’Italia vanta la presenza).

Il progetto è ambizioso, ma proprio la necessità di risollevare l’Europa dalla crisi socio-economica innescata dalla pandemia di coronavirus potrebbe essere un volano di sviluppo e favorire l’attuazione della strategia dell’UE per l’integrazione del sistema energetico e per l’idrogeno. Trattandosi di strategie sul lungo periodo, è necessario l’impegno costante degli Stati membri a rispettare gli impegni che saranno assunti.

Infatti, Frans Timmermans, Vicepresidente esecutivo della Commissione europea e responsabile per il Green Deal europeo, ritiene che «le strategie adottate daranno impulso al Green Deal europeo e alla ripresa verde e ci metteranno sulla giusta strada per decarbonizzare la nostra economia entro il 2050. La nuova strategia per l’idrogeno può fungere da volano di crescita per aiutare a superare le ricadute economiche della COVID‑19. Sviluppando e realizzando una catena del valore dell’idrogeno pulito, l’Europa farà da apripista a livello mondiale e manterrà la leadership nel campo delle tecnologie pulite».

Similmente, Kadri Simson, Commissaria per l’Energia, sostiene che «il sistema energetico dell’Unione deve diventare più integrato e più flessibile, oltre ad essere in grado di far proprie le soluzioni più pulite ed efficaci sotto il profilo dei costi. Ora che il calo dei prezzi dell’energia rinnovabile e l’innovazione continua lo rendono un’opzione praticabile per un’economia climaticamente neutra, l’idrogeno svolgerà un ruolo chiave in questo processo».

La strategia europea per l’integrazione del sistema energetico e la strategia per l’idrogeno sono inserite nel più vasto insieme di attività dell’UE a favore dell’ambiente, che viene esplorato nel numero di settembre della rivista Città Nuova.

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