Eli, una vita accanto al “fuoco”

Ci ha lasciati a 92 anni la più stretta confidente e collaboratrice di Chiara Lubich, la sua “testimone” per eccellenza. I funerali si svolgeranno al Centro Mariapoli di Castel Gandolfo, giovedì 29 novembre alle 10,30

«Chi sta vicino a me, sta vicino al fuoco», è uno dei detti di Gesù non riportati dai Vangeli canonici. Igino Giordani amava riferirlo anche alla fondatrice del Focolari, a Chiara Lubich, suggerendo così che la prossimità ad una carismatica come lei era sperimentare quel “fuoco” dello Spirito che Cristo è venuto ad accendere sulla terra.

Vivere accanto ad una persona portatrice di un fuoco del genere, partecipare con essa alla nascita e agli sviluppi di un’opera di Dio, fra le continue sorprese dello Spirito, è certo esaltante; ma comporta anche non sentirsi mai al livello del fondatore, il quale, “vedendo” già il dover essere della sua creatura, il suo disegno, vorrebbe bruciare le tappe per compierlo ma intanto deve adattarsi ai tempi di chi lo sta seguendo. E tanto più nel caso di una spiritualità collettiva come quella dei Focolari.

Finché Chiara ha vissuto, è stata questa l’esperienza di Eli Folonari, per oltre cinquant’anni sua segretaria personale (ma lei preferiva essere considerata piuttosto amica e confidente). Una posizione privilegiata che le ha consentito di assistere, giorno dopo giorno, alla straordinaria avventura di una donna che ha aperto nuove strade nel dialogo ecumenico, interreligioso e interculturale. Presenza silenziosa fino alla nascita al Cielo della fondatrice (14 marzo 2008), da allora Eli si è fatta parola per testimoniare il rapporto di Chiara con Dio, le passioni, gli interessi e l’anima di lei, il suo messaggio di pace e di fraternità universale, i suoi incontri con leader delle Chiese cristiane e di altre religioni, con personaggi della società civile e della cultura, ma anche con la gente comune. E soprattutto ci ha restituito la Chiara meno nota, quella della vita quotidiana.

Eli Folonari era nata nel 1926 a Milano da Luigi, proprietario di un’affermata azienda vinicola, e da Speranza. Dopo alcuni anni si erano trasferiti a Brescia. La sua era una famiglia benestante e numerosa dove Eli (ma il suo vero nome era Giulia) era primogenita di otto figli: quattro maschi e quattro femmine, di cui altri tre con lei hanno seguito la via del focolare. Una scelta, la sua, che ha origine nel suo primo incontro con la fondatrice: «Quando ho conosciuto Chiara nell’estate del 1951 a Tonadico, uscendo dalla chiesetta di quel paese ai piedi delle Dolomiti, sono stata fortemente impressionata dal suo sguardo. Dandomi la mano, mi ha detto soltanto “Buongiorno!”, ma subito quegli occhi mi hanno richiamato lo sguardo stesso di Gesù di cui parla il Vangelo».

Ferita da quello sguardo d’amore, contrariamente al giovane ricco dell’episodio evangelico Eli ha detto il suo sì a Gesù dietro le orme di Chiara, agli inizi del Movimento a Roma. E da allora non l’ha più lasciata, condividendo – come pochi altri – gioie, fatiche apostoliche, dolori fisici e spirituali. Ogni qualvolta le veniva chiesto di definire la sua vita con la Lubich, rispondeva: «È stata una lunga corsa con l’anima per starle dietro, sempre con la sensazione di mai poterla raggiungere. Con Chiara si passava di sorpresa in sorpresa, incalzata com’era dallo Spirito, la cui azione è imprevedibile». Ma subito dopo teneva a dire: «Non bisogna pensare però che la vita con Chiara fosse solo contemplazione: era anche una vita molto semplice, di famiglia. Ogni tanto, quando fra noi c’era una grande unità, lei si sentiva libera di scherzare, di fare battute umoristiche, sempre nell’amore. Ogni tanto, per svago, vedeva qualcosa alla tv, commentava una notizia o l’altra, usciva per una passeggiata; le piaceva anche fare la spesa…».

Il grande merito di Eli, che apparirà sempre più a distanza di tempo, è stato quello di aver custodito una mole sterminata di scritti e documenti relativi alla fondatrice dei Focolari. Non per nulla, subito dopo la scomparsa di lei, ha dato vita al Centro Chiara Lubich, di cui è stata responsabile per diversi anni. Ma anche le va riconosciuto di aver trasmesso fedelmente il messaggio genuino di Chiara. Come nell’ultima malattia della Lubich, caratterizzata da una di quelle misteriose “notti” dello spirito che spesso Dio permette in un’anima per identificarla con sé e renderla ancora più feconda per il bene della Chiesa e dell’umanità. Un periodo dolorosissimo di grazie “oscure”, per dirla col linguaggio dei mistici, nel quale Eli è stata per Chiara, oltre che amica e sorella, anche madre.

Un suo ricordo di allora: «Quando c’erano lettere, relazioni, domande da far arrivare a Chiara, io cercavo di immedesimarmi nella situazione, per esporle il brano più importante oppure una sintesi, in modo che lei potesse dare una risposta adeguata. Non sempre era facile, occorreva capire in profondità le intenzioni di chi scriveva». Nelle sue condizioni, Chiara poteva dare solo risposte molto stringate: a volte solo una breve frase o un solo concetto. Ed Eli: «A volte, pensando di capire quello che lei avrebbe voluto dire, mi veniva da spiegare meglio la cosa. Ma sarebbe stato dare una mia interpretazione. Allora lasciavo così come aveva detto Chiara: chi legge – pensavo –  avrà la grazia di capire quello che deve capire. Insomma, io cercavo di essere il più possibile niente».

Custodire e al tempo stesso farsi da parte, sparire addirittura perché gli altri potessero avere un rapporto diretto con Chiara. Questa è stata l’”arte”, la grandezza di Eli, il cui nome “nuovo” – tratto dal grido di Gesù in croce – riecheggia il supremo annientamento di Cristo, per amore.

Neppure due anni dopo la morte della Lubich, avevo avuto il privilegio di incontrare più volte la Folonari, per raccoglierne i ricordi in funzione in un libro-intervista. Gli incontri avevano luogo in una saletta del focolare di Chiara a Rocca di Papa, dove Eli viveva con le focolarine rimaste: una casa dove tutto parla di Chiara, ora meta continua di visitatori. Ogni intervista (ho registrato per un totale di circa diciotto ore) prendeva spunto da un argomento particolare: per esempio, i rapporti di Chiara con gli ultimi papi o con altri carismatici, il suo stile nel portare avanti i “dialoghi” in cui è impegnato il Movimento… Ma, come sempre avviene in questi casi, il filo dei ricordi faceva prendere all’intervista direzioni inaspettate con l’affiorare di nuovi episodi e aneddoti interessanti.

L’ultima domanda mi era venuta spontanea: cosa sentiva di dire di personale Eli a Chiara ora che non l’aveva più presente fisicamente? Una pausa di commosso silenzio da parte della Folonari, poi: «Non mi aspettavo una domanda del genere! Mi sembra di aver detto così poco in questa intervista, tanto siamo piccoli di fronte alle cose di Dio. Comunque le direi: “Grazie, Chiara, per la vita divina in cui mi hai coinvolta, con le sue vette e i suoi abissi! Grazie perché, oltre ad aver colmato le mie aspirazioni di totale dedizione a Dio e di ricostruzione sociale, mi hai aperto e fatto vivere sorprese inimmaginabili, che spero continueranno insieme, con tutti i tuoi, in Paradiso».

Lì dove ora possiamo immaginare che Eli abbia raggiunto Chiara e i suoi.

Per approfondire la figura di Giulia “Eli” Folonari, Lo spartito scritto in cielo. Cinquant’anni con Chiara Lubich, a cura di Oreste Paliotti e Michele Zanzucchi, Città Nuova, Roma 2012.

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