Differenza e diffidenza fanno proprio rima?

Nel caso specifico, converrebbe guardare agli Usa. Perché in fatto d’immigrazione, qualcosa di più di noi ne sanno, se non altro perché quella grande nazione è nata proprio attraverso l’immigrazione. Problemi e tematiche riguardanti l’educazione scolastica in un ambiente multietnico e multiculturale sono state ampiamente affrontate dalle istituzioni americane che si occupano della scuola. Certo, conviene guardare agli Usa non per copiare, ma per capire cosa è già stato fatto e imparare dalla loro esperienza. Se non altro per non ripeterne gli errori. Bisogna inoltre tener conto che il contesto europeo e quello americano sono molti diversi: non tutto è applicabile. La metafora del melting pot (il pentolone), del luogo in cui varie culture si fondono per creare un’unica e diversa miscela, quella americana, in Europa è poco pertinente. Noi proveniamo da un’esperienza storica completamente diversa. Dalla Riforma protestante in poi, infatti, altro che melting pot! Il principio cuius regio eius religio – della Pace augustana del 1555 secondo cui il popolo o accettava la religione professata dal principe o emigrava verso un territorio il cui principe professava la sua stessa religione -, aveva addirittura creato un’omogeneità religiosa sul corpo di nazioni sostanzialmente già omogenee, sia etnicamente sia linguisticamente. Oggi questa omogeneità comincia a disgregarsi e si aprono scenari inediti, per gli innesti di nuovi protagonisti di un processo di immigrazione che rende la società europea sempre più multietnica, multireligisa e multiculturale. Il primo banco di prova di questa società nuova in via di formazione, è proprio la scuola. Su questo tema scambio volentieri due parole con Marialuisa Catalano, insegnante di scuola elementare Torino, che sta vivendo in prima persona – dalla prospettiva della cattedra – questi profondi cambiamenti. o scenario delle classi sta cambiando rapidamente… È così. I docenti alle prese con le novità della riforma della scuola, si trovano sempre più davanti ad un’altra riforma: l’integrazione interculturale. Spesso nei grandi centri urbani, gli insegnanti vivono situazioni difficili ed allo stesso tempo ricche di stimoli, in classi formate per un 30-50 per cento da alunni extracomunitari di etnie, religioni e culture diverse. Anche i dati delle nuove iscrizioni stanno ad indicare che la popolazione scolastica extracomunitaria rappresenta più del 10 per cento degli allievi totali nella scuola dell’obbligo. Questo nuovo scenario sociale dà spesso vita a un confronto polemico tra coloro che vi si oppongono e coloro che, invece, sono disposti alla accoglienza. Differenza e diffidenza fanno proprio rima? Aprire la scuola pubblica agli studenti stranieri sicuramente può essere l’inizio di nuove motivazioni, così come ha confermato il sociologo Lorenzo Fischer, dell’Università di Torino, che alla materia ha dedicato un saggio dedicato al caso Torino, pubblicato dalla Fondazione Agnelli. Proprio in un recente seminario di presentazione dei suoi studi, egli ha tracciato un parallelo tra le antiche civiltà di egiziani, fenici, greci, babilonesi e assiri, con la presenza nelle nostre scuole dei discendenti di quelle civiltà, compagni di scuola dei nostri figli. Secondo lo studio, l’integrazione tra le culture funziona. Se ci sono etnie, fedi e interessi diversi, sono necessari rapporti che sappia far coesistere unità e diversità, una forma sia pure precaria di armonia nel contrasto. Per far ciò è necessaria un’immensa immaginazione e una grande conoscenza del particolare. Sicuramente, non sempre, tutto è facile, in quanto a volte in classe capitano episodi di razzismo, conflitti tra alunni di diversa provenienza. Inoltre emergono difficoltà collegate alle diversità linguistiche ed ai diversi tipi di apprendimento. Ecco l’esigenza sempre più forte di inserire nei programmi scolastici elementi di altre culture e di potenziare oltre alle attività interculturali, attività di integrazione linguistica. Il compito del docente è quello di coinvolgere gli alunni di tutta la classe, attraverso il dialogo e percorsi didattici mirati, per favorire sempre più un integrazione che aiuti a superare ogni forma di pregiudizio e di diffidenza, facendo delle differenze culturali e religiose una opportunità di crescita e di arricchimento reciproco. Così i giovani impareranno ad assumere atteggiamenti di amicizia, solidarietà tolleranza e amore. La nuova composizione della società mette in evidenza il grande valore dell’accoglienza. Per una famiglia straniera che presenta il proprio figlio a scuola, l’accoglienza è d’importanza fondamentale. Interessante a tal proposito l’esperienza portata avanti dall’Ufficio scolastico regionale per il Piemonte, in collaborazione con la Regione e l’Assessorato alle politiche sociali, che ha organizzato diversi corsi di aggiornamento per insegnanti al fine di migliorare l’inserimento scolastico degli allievi stranieri. In particolare il progetto denominato Lingue a confronto: Italiano- Arabo, tenuto dalla professoressa Claudia Occelli dell’Università di Torino, ha avuto lo scopo di avvicinare i docenti di ogni ordine e grado alla cultura ed alla lingua araba, permettendo così di conoscere anche l’ambiente e la storia di provenienza di molta parte degli alunni extracomunitari, con i quali poi ogni giorno ci si trova a lavorare. Grazie a questo tipo di corsi, si possono conoscere aspetti, che alla nostra cultura possono apparire sconcertanti, soprattutto per quanto riguarda l’aspetto comportamentale degli studenti e delle famiglie, se non si ha quel bagaglio nuovo di conoscenze, non scatta quel meccanismo di relazione positiva, tale da permettere la trasmissione di nozioni e informazioni. Collegato a questo progetto, e’ stato proposto il supporto di un libretto in versione bilingue, preparato in dodici lingue differenti, dal titolo Benvenuta Benvenuto, che nelle intenzioni dell’autrice Marcella Ciari rappresenta un segno di calda accoglienza. Questo tipo di esperienze, come viene affermato nella presentazione del libretto, possono sollecitare curiosità, ricerche etimologiche ed esperienze interdisciplinari, con aperture interculturali per tutta la classe. Michele Genisio

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