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Diario dalla Siria /15

In un Paese dove l'economia è ridotta a brandelli la gente si ingegna per un lavoro: anche marmellate, centrini, prodotti fatti in casa diventano mezzo di sostentamento. Serve presto una pace giusta

Siria

«Oggi parlo con Luna di Aleppo. Mi fa sapere che stanno tentando, con Marah, Yasmina e alcuni amici (anche la nonna di Luna si è messa al lavoro con slancio), di avviare una piccola attività in casa (marmellate, centrini o altro) e vorrebbe trovare una possibilità per smerciarli, questi prodotti. Mi dice chiaramente: «Tanti come noi sono grati se ricevono aiuti per comprare il pane o qualche litro di gasolio per il riscaldamento ma vogliamo lavorare! Quanto saremmo più contente se questo si realizzasse!».

«Penso subito alle strade bloccate o al rischio di furti ma le assicuro che non lasceremo cadere questa proposta. La conosco da tempo, Luna, abbiamo condiviso insieme anni di vita ed esperienze profonde. La stimo e le voglio un gran bene. Non mi stupisce questa sua determinazione. Conosco anche il fratello Nader e la famiglia di lui, due splendidi bambini molto intelligenti.

«Fino a due anni fa Nader col papà e il fratello maggiore gestiva una falegnameria molto conosciuta in città, mobili d’arte eccellenti. Da almeno sei mesi non lavorano più. Mi dice Luna: «Se non troviamo un altro modo di sovvenire alle necessità delle nostre famiglie, anche noi dovremo bussare alle porte delle chiese, per chiedere aiuto!». Così va il mondo, direbbe il buon Manzoni che di guerre e dei loro pestiferi effetti ne ha  ben parlato nel suo capolavoro.

«Già, così va il mondo e così continua ad andare quando c’è una spaccatura profonda tra l’economia, la politica e la gente comune, cioè circa la totalità degli abitanti della terra! Quanta menzogna in quel: “Si vis pacem para bellum” (se vuoi la pace prepara la guerra)! imparato a scuola nelle prime lezioni di latino. Se vuoi la pace prepara uomini nuovi, mi verrebbe da dire, che ragionino in termini di fraternità, giustizia, condivisione dei beni, amore, libertà vera. Una grande responsabilità, di tutti, perché tali parole non si improvvisano, si vivono ogni giorno. Solo così poi possono diventare teorie economiche, politiche e sociali che, realizzate su vasta scala, sapranno realizzare un mondo di pace giusta e stabile».

Giò Astense

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