Decapitata l’Agenzia spaziale italiana

L’improvviso licenziamento di Roberto Battiston, scienziato e manager di primo livello, che negli ultimi anni ha rilanciato uno degli enti scientifici più importanti del Paese. Un commento.

Facciamo una ipotesi. Immaginiamo un italiano, professore di fisica sperimentale, ricercatore conosciuto in tutto il mondo scientifico e accademico, con una lunga e brillante carriera internazionale, il quale venga chiamato nel 2014 alla presidenza dell’Agenzia Spaziale italiana (Asi), proprio nel momento in cui questa attraversa un periodo disastroso, tra polemiche e controversie giudiziarie sfociate nel commissariamento. Cosa strana, questo scienziato ha anche una notevole esperienza manageriale, per cui la sua nomina entusiasma tutte le persone che, in Italia e non solo, hanno a cuore la ricerca scientifica e l’avventura spaziale.

Immaginiamo ancora che, in pochi anni, questo ricercatore riesca a rilanciare l’ente in questione, sia dal punto di vista scientifico, sia da quello dei rapporti con l’industria del settore e i partner (europei e statunitense in particolare), sia per il prestigio internazionale sia come ruolo sociale e culturale nel soddisfare la sete di conoscenza di tanti comuni cittadini affascinati dai misteri dell’universo.

Immaginiamo ora che Roberto Battiston, questo il suo nome, una mattina comunichi all’improvviso in un tweet che il ministro dell’istruzione Bussetti lo ha licenziato in tronco, dopo una “verifica formale” delle modalità della sua nomina. Per la verità già qualche settimana prima il sottosegretario Giorgetti lo aveva misteriosamente escluso dal Comitato per le politiche spaziali. Sorvoliamo sulle reazioni incredule e allarmate a livello nazionale e internazionale, per una scelta che sembra senza senso. Chiediamoci: perchè?

Per rispondere forse basta sfogliare la lista dei settori strategici in cui è impegnata l’Asi: innovazione tecnologica, programmi aerospaziali, Stazione Spaziale internazionale, razzi Vega e Ariane, telecomunicazioni, biomedicina, nuovi materiali, sorveglianza ambientale e climatica dallo spazio, prevenzione delle catastrofi, ricerca scientifica, oltre alle connesse implicazioni di politica industriale e militare. A questo punto forse è chiaro perché viene licenziato uno scienziato e manager di livello internazionale, forse senza tessera di partito in tasca.

In questo Paese passano i governi, ma gli (ottusi?) interessi di potere dei partiti continuano a strangolare qualsiasi sviluppo duraturo, nella ricerca scientifica come in tanti altri settori.

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