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Cultura > Trattati di pace

Dai trattati di pace del passato, una lezione per fermare le guerre di oggi

di Giampietro Parolin

- Fonte: Città Nuova

Una visione della storia umana per capire che è possibile fermare la carneficina delle guerre grazie alla diplomazia dei trattati

Palazzi distrutti a Teheran, Iran, dai bombardamenti di Israele e USA. Foto Ansa, EPA/ABEDIN TAHERKENAREH

Soffiano impetuosi venti di guerra e la diplomazia sembra confinata a un ruolo di osservatrice impotente, mentre il dibattito pubblico è inquinato dagli strumenti della guerra ibrida, che rendono sempre più difficile discernere la realtà dei fatti. Eppure, come insegna la storia, le guerre «creano un deserto e lo chiamano pace», per citare Tacito, storico e senatore della Roma imperiale.

Ma le guerre, per fortuna, prima o poi, finiscono e arriva il momento di trattare. Come questo avviene, o è avvenuto nel passato, lo narra in modo illuminante Gastone Breccia, storico e docente all’Università di Pavia, esperto, in particolare, di storia militare antica, nel suo libro A patti con il nemico. Storia del mondo in 30 trattati di pace (Marsilio, 2026).

Il percorso attraverso i trattati di pace prende avvio dal più antico reperto scritto conosciuto: una tavoletta di argilla ritrovata nel 1906 da un archeologo tedesco negli archivi della capitale ittita Hattusa, nell’attuale Turchia. La tavoletta documenta quello che è considerato il primo trattato di pace della storia: il trattato di Qadesh, stipulato nel 1274 a.C. tra il faraone Ramses II e il re ittita Hattusili III.

A Qadesh, a circa 25 chilometri da Homs, in Siria, non si è soltanto conclusa una guerra: si è posto anche uno dei primi tasselli di quello che oggi chiamiamo diritto internazionale. Non a caso, una copia del trattato è esposta nella sede delle Nazioni Unite a New York.

La tavoletta d’argilla del trattato di Qadesh, stipulato nel XIII secolo a.C. tra il faraone egizio Ramses II e il re ittita Hattusili III. Foto di Osama Shukir Muhammed Amin, Wikimedia Commons.

Un estratto del pactum – che ha la stessa radice di “pace” (pax) − racconta:

«Ramesse II, il Grande Re, Re d’Egitto, è in un trattato con Hattusili, il Grande Re, Re degli Ittiti, buono e vero trattato di pace e di fratellanza per l’eternità. […] Non ci saranno ostilità tra loro in eterno. Il Grande Re d’Egitto non entrerà mai nel paese degli Ittiti per prendervi alcunché con la forza, e il Grande Re degli Ittiti non entrerà mai in Egitto per prendervi alcunché con la forza. Se un nemico straniero marcia contro il paese d’Egitto, e Ramesse II manda a dire al Grande Re degli Ittiti: “Vieni in mio soccorso contro di lui”, il Grande Re degli Ittiti manderà le sue truppe e i suoi carri per sconfiggere il mio nemico. […] Se qualcuno fugge dall’Egitto, o uno o due uomini, e arrivano nel paese degli Ittiti, il Grande Re degli Ittiti li prenderà e li manderà indietro a Ramesse II, Re d’Egitto. Ma quanto all’uomo che sarà consegnato a Ramesse II, il suo crimine non sia imputato contro di lui, che non siano distrutti la sua casa, le sue mogli e i suoi figli…»

Appare con chiarezza la centralità della fratellanza e, con essa, il desiderio che la pace sia perpetua, e se l’alleanza ha chiaramente un carattere difensivo, è altrettanto importante come indichi di trattare i rifugiati: per le loro famiglie, rimaste nei Paesi d’origine, viene prevista una sorta di protezione dalla violenza e dalla vendetta del potere. Quasi un’anticipazione, per certi aspetti, del moderno diritto d’asilo.

Come la storia insegna, quella pace fraterna non è durata per sempre, ma si è protratta per quasi un secolo: un periodo lunghissimo per i tempi antichi. E non è cessata a causa del tradimento del patto o di una nuova guerra tra egiziani e ittiti, bensì per il collasso dell’Impero ittita. Poco prima della dissoluzione dell’impero, inoltre, l’Egitto aveva soccorso le popolazioni anatoliche inviando carichi di grano per far fronte alla carestia che le stava colpendo, mentre lo stesso Egitto era alle prese con una crisi migratoria. Un episodio che, inevitabilmente, riporta al presente. Quel patto è stato vantaggioso per entrambe le comunità contraenti, che durante il lungo periodo di stabilità videro fiorire commerci e scambi.

Non tutti i trattati di pace sono costruiti secondo la stessa logica. Sembrano esistere almeno 4 diversi modi di concludere un conflitto:

  1. si tratta una pace per prendere tempo, pensando già a nuove guerre o conquiste;
  2. si lavora per costruire le condizioni stabili di un equilibrio politico e militare destinato a durare;
  3. si “stringe la mano al diavolo”, scegliendo di trattare con interlocutori considerati indegni di una discussione alla pari;
  4. si conclude un accordo rivolto al passato, cercando di ripristinare la situazione precedente al conflitto.

Ognuna di queste modalità ha qualcosa da insegnare. È per questo che vale la pena affrontare un piccolo viaggio nella storia, accompagnati dall’esperto Gastone Breccia, un percorso di approfondimento di alcuni trattati di pace che rappresentano queste 4 diverse modalità, e dal quale provare a trarre alcune lezioni per il tempo presente.

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