Cosa accade a Castelnuovo di Porto?

In opera lo sgombero, da ultimare entro gennaio, di oltre 500 richiedenti asilo ospitati, finora, nel Cara alle porte di Roma.  Spostamento programmato in altre sedi.  Manifestazioni spontanee di protesta dei residenti contro l’applicazione del Decreto sicurezza che interrompe percorsi avviati di integrazione e accoglienza
ANSA/MASSIMO PERCOSSI

Entro la fine di gennaio verrà chiusa la struttura del Cara di Castelnuovo di Porto, vicino Roma, e scadrà il contratto con la cooperativa Auxilium che ha gestito il servizio con circa 107 operatori. Il Cara è un “Centro di accoglienza per richiedenti asilo” destinato all’accoglienza dei richiedenti asilo per il periodo necessario alla loro identificazione e/o all’esame della domanda d’asilo da parte della competente Commissione Territoriale.

Martedì 22 gennaio, come appreso su diversi canali social, è cominciato il trasferimento verso altre sistemazioni dei primi 30 richiedenti asilo (su un totale di 550) suscitando un forte dissenso sulle modalità operate.

Come riporta l’inviato di Avvenire, Pino Ciociola, il parroco del posto, padre José Manuel Torres, ha chiesto che le persone, con buoni rapporti nel territorio, «non vengano trattati come bestiame» facendo notare che i bambini frequentanti la vicina scuola elementare vengono, in tal modo, «strappati all’improvviso dal percorso che avevano iniziato». Manifestazioni silenziose di solidarietà e protesta sono state indette da alcuni cittadini residenti nel comune di Castelnuovo di Porto che ha emesso un comunicato dove si dichiara contro il trasferimento coatto dei bambini e dei profughi, facendo notare che in tal modo «si cancella un’esperienza di integrazione» e si perdono oltre cento posti di lavoro.

Il ministero ha giustificato l’operazione come una conseguenza del decreto sicurezza e immigrazione, prevedendo, con la chiusura del Cara, il risparmio di circa un milione di euro di affitto. Ma è stato lo stesso ministro ad intervenire sulla sua pagina Facebook per rimandare al mittente ogni accusa : «Salvini deporta i bambini, i migranti. Razzista, fascista, nazista… balle spaziali. Tutti gli ospiti che erano dentro e che hanno diritto saranno trasferiti con altrettanta generosità, perché se sei qui a chiedere asilo politico, non puoi pretendere di andare a Cortina. Se hai diritto rimani, altrimenti cominciano le pratiche perché tu torni da dove sei arrivato». «Useremo i soldi risparmiati per aiutare gli italiani o chiunque abbia bisogno», ha detto ancora Matteo Salvini.

L’ostentazione di tale sicurezza si basa anche sul fatto che l’indignazione di tanti sembra rivelarsi passeggera, per poi rivolgersi velocemente ad altro nel flusso continuo di notizie che arrivano sui nostri cellullari. Si passa dallo sgombero del Cara alla polemica sul franco africano per arrivare alle ironie della nomina governativa dell’attore Lino Banfi nella commissione Unesco, senza fermarsi sulla densità dei fatti che riguardano la vita di uomini, donne e bambini in condizioni di estrema fragilità e incertezza.

Il ripetersi di eventi angoscianti, come la recente morte in mare di 117 naufraghi per il carente intervento della guardia costiera libica, senza una vera reazione sociale diffusa, comporta il rischio di una lenta assuefazione. Le spontanee manifestazioni avvenute a Castelnuovo di Porto sembrano mostrare altro.  Ultime notizie riportano il gesto di una deputata di Leu, Rossella Muroni, che si è messa davanti ad un pullman in partenza bloccando, per il momento, la partenza dell’ulteriore carico di richiedenti asilo, reclamando che almeno agli stessi venga comunicato il luogo di destinazione.

Sulla vicenda in corso a fine gennaio 2019 riportiamo, in un altro articolo, l’opinione di Oliviero Bettinelli responsabile area pace e mondialità della Caritas di Roma.

 

 

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