Il corpo delle donne

Da cosa nasce l’appello di molte esponenti del pensiero femminista italiano per inserire il no all’utero in affitto nel programma di governo. Intervista a Sara Ventroni, una delle fondatrici dell'associazione "Se non ora quando LIBERE"
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Dopo la presa di posizione esplicita dell’esecutivo di sinistra in Spagna, il “no all’utero in affitto” è al centro della lettera aperta “ai responsabili dei partiti e dei movimenti di centro sinistra” promossa da diverse realtà del mondo femminista.

sara_ventroni2Ne abbiamo chiesto la ragione a Sara Ventroni, poetessa, tra le fondatrici dell’associazione “Se non ora quando LIBERE“.

Il vostro appello si scontra, come dite, con la prevalente cultura progressista occidentale che considera la maternità surrogata una manifestazione di libertà e di autonomia individuale. Come si spiega questa impostazione?
Alla prova della globalizzazione, il mondo progressista è stato completamente travolto. Anzi stravolto, perché ha cambiato i suoi connotati. Invece di rispondere a quel passaggio cercando di ripensare la “libertà” in un’ottica relazionale, che comprende i rapporti uomo-donna, le relazioni sociali e l’ecologia, la cultura progressista ha finito per aderire al modello liberista, superandolo in spregiudicatezza di narrazione.

Cosa comporta tale cedimento al modello liberista?
Il concetto di “progresso” ha finito per essere inteso come allargamento sconfinato dei diritti individuali. O meglio: dei desideri trasformati in diritti. In questo senso la surrogata, ovvero un legittimo desiderio di genitorialità che viene trasformato in diritto, prevede l’appalto dell’utero di una donna, la separazione programmata di un bambino dalla madre, la messa in batteria della ‘donna in affitto’ (non si affitta solo una parte, ma la donna per intero) è forse l’esempio più eloquente del punto-limite: la riproduzione umana nell’era della sua riproducibilità tecnica. Possiamo davvero chiamare tutto questo “progresso”? Questa idea di libertà assoluta, svincolata da ogni relazione, che usa i corpi di altri esseri umani per i propri desideri, corrisponde a un naufragio, più che a un avanzamento di civiltà. Il mondo progressista ha superato, quanto a cinismo e a individualismo, il liberismo più disincantato. E si fa forte di una narrazione basata sulla falsa coscienza del desiderio e dell’amore.

Secondo alcuni, tuttavia, è inutile vietare ciò che è tecnicamente possibile ed è permesso in altri Paesi…
Non mi convince il presupposto secondo il quale qualcosa che si ritiene inaccettabile, come la progettazione su commissione di bambini tramite i corpi delle donne, possa essere derubricato, anzi normato, semplicemente perché esiste un mercato globale che comunque soddisfa la domanda. E non resterebbe che arrendersi. Se nel passato ci fossimo lasciati paralizzare dall’irresistibile forza della globalizzazione, oggi forse avremmo un sistema regolamentato di schiavitù (su base volontaria o donativa) negli Stati Uniti d’America. Non c’è dubbio che il fenomeno ‘surrogacy’ va oltre le legislazioni nazionali, e sarebbe ingenuo sottovalutarlo. Tuttavia, è bene ricordare non solo che i Paesi nei quali è possibile la surrogata sono pochi ma che l’indirizzo generale è sempre più orientato a condannare questa pratica. Accanto alle campagne internazionali, come quella che da anni stiamo portando avanti con la nostra associazione “Se non ora quando LIBERE” che danno i loro risultati, esiste una convinzione ancora più profonda che dà senso a questa battaglia.

Che tipo di convinzione e con quale prospettiva reale?
Come oggi ci sembra inaccettabile anche solo l’idea della compravendita di un essere umano, immagino che non troppo lontano nel tempo ci sembrerà intollerabile l’idea che i bambini possano essere ordinati, commissionati e che i corpi delle donne vengano messi a disposizione per questo progetto. Se le giovani generazioni ci segnalano, ogni Friday for future, che esiste un limite all’impatto dell’umanità sul pianeta Terra, forse questa “ecologia” di pensiero non riguarda solo le emissioni di Co2 ma ci aiuta a capire che anche la libertà tra esseri umani non può essere illimitata, e che nessuna donna – né una parte del suo corpo – può essere considerata un mezzo. E che avere il desiderio di crescere dei bambini può significare prendersi cura di quelli che, abbandonati, aspettano una corrispondenza di desiderio.

Quali settori del centrosinistra hanno dato qualche segnale al vostro appello?
Stanno arrivando risposte. Dalla ministra Bellanova a Beatrice Lorenzin, da Emma Fattorini a Calenda e a Renzi. E anche da Aurelio Mancuso, già presidente dell’Arcigay. Stefano Fassina, da sempre contrario alla surrogata, ha da subito segnalato l’importanza della decisione del governo spagnolo di inserire la lotta contro l’utero in affitto tra i punti del programma di governo. Ma ne aspettiamo ancora delle altre. Da qualche tempo abbiamo lanciato sollecitazioni perché il tema della surrogata, e più in generale, del nesso maternità-libertà, venga messo al centro dell’interesse del Paese. Non si tratta di battaglie di parte, ma del modo in cui intendiamo stare al mondo insieme, donne e uomini, e bambine e bambini.

Testo Appello qui

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