Coronavirus, in Giordania l’arresto per chi viola il coprifuoco

Anche il Paese hashemita si chiude per il Covid-19. Una chiusura più radicale rispetto ad altre nazioni della regione. E ogni giorno il pane viene distribuito con appositi mezzi pubblici...

La Giordania è un piccolo Paese, meno di un terzo dell’Italia (ma l’85% del territorio è desertico) ed ha poco più di 10 milioni di abitanti. In compenso ospita 3 milioni di rifugiati, di cui 1,3 milioni sono siriani e gli altri soprattutto palestinesi e iracheni. La disoccupazione viaggia intorno al 20% e la povertà arriva al 16%. È anche un Paese aperto, dove quasi tutti gli abitanti hanno diritti e doveri (non solo doveri o solo diritti), e bellissimo. È molto amato dagli italiani, che sono stati la maggioranza del milione e passa di turisti che lo scorso anno hanno visitato Petra, l’antica capitale nabatea nel deserto.

Ma la Giordania, pur essendo un Paese piccolo, sta mostrando grande coraggio. Fino agli inizi di marzo si registrava un solo contagiato da Covid-19 (un giordano che era stato in Italia), poi guarito. Dal 16 marzo il numero dei contagi ha cominciato a crescere rapidamente. Così, dopo il rimpatrio dei circa 5.800 giordani che si trovavano all’estero e che hanno deciso di rientrare (tutti posti in quarantena), e la chiusura degli aeroporti, delle frontiere terrestri e di quella marittima di Aqaba, il 17 marzo re Abdallah II ha emanato un decreto straordinario di conferimento al governo dei pieni poteri previsti dalla Legge di Difesa n°13, che riguarda i provvedimenti da attuare in tempo di guerra o di gravi calamità naturali. Il primo ministro Omar Razzaz ha così potuto imporre il coprifuoco, monitorato dalle forze armate, in tutto il regno hashemita. Il coprifuoco, ampiamente annunciato e segnalato con le sirene, è iniziato sabato 21 marzo alle 7 del mattino, e impone a tutti gli abitanti del Paese di restare in casa 24 ore su 24, con la sola eccezione delle forze dell’ordine e delle persone autorizzate per specifici servizi essenziali.

Tutto chiuso: trasporti, mercati, negozi, attività commerciali, banche e uffici, moschee e chiese, scuole e università impianti sportivi e siti archeologici. Il ministro dell’istruzione ha invitato insegnanti e studenti a servirsi della piattaforma e-learning messa a disposizione di tutte le scuole del regno. Le strade di Amman e delle altre città giordane sono rigorosamente vuote, circolano solo i veicoli autorizzati. La polizia e i militari controllano gli accessi e le strade principali, eppure il silenzio calato sul Paese non è inquietante. È serio e composto, interrotto solo da rari veicoli, da qualche bambino che gioca sul terrazzo di casa e dall’invito alla preghiera del muezzin, cinque volte al giorno.

Per spesa, farmaci, acqua e gas, sono stati disposti, dopo qualche giorno, servizi di consegna a domicilio. Ogni giorno un autobus disinfettatissimo e carico di pane appena sfornato passa strombazzando in molte strade di Amman. Ad ogni sosta, le persone, disciplinate da poliziotti protetti con le mascherine, escono di casa a comprarlo, a prezzo fisso. Uno alla volta, al massimo 2 confezioni per famiglia (3 kg).

autobus-che-distribuisce-pane-in-giordaniaChi esce di casa, in auto o a piedi, viene rapidamente intercettato e controllato. Se non è autorizzato, viene immediatamente arrestato e trasferito in alcune strutture attivate allo scopo. Subirà un rapido processo penale e potrà essere condannato fino ad un anno. Nei primi due giorni di coprifuoco gli arrestati sono stati più di mille in tutto il Paese, compresi i partecipanti ad un matrimonio (non autorizzato) a Irbid, alcuni dei quali sono risultati contagiati e messi in quarantena.

Nei giorni successivi le uscite “clandestine” si sono notevolmente ridimensionate. Con misure così drastiche, e comunque accolte favorevolmente dalla grande maggioranza dei cittadini, il bollettino dei contagi contava, al 23 marzo, 127 persone positive ai test, e nessun decesso. I contagiati sono in grande maggioranza giordani, ma ci sono pure una ventina fra iracheni, libanesi, francesi, britannici, argentini e filippini. Le persone in quarantena obbligatoria e controllata sono attualmente quasi 5 mila e sono sistemate in 34 centri e alberghi, 23 ad Amman e 11 sulla sponda orientale del Mar Morto.

Le strutture ospedaliere sono di discreto livello e si stanno per quanto possibile adeguando, ma le autorità giordane puntano tutto sulla prevenzione, perché di fronte ad una situazione come quella in atto in Italia e Spagna, per esempio, il sistema sanitario andrebbe incontro al collasso. Il coordinamento delle Ong umanitarie che operano in Giordania, così come la Charitas, hanno dato la loro disponibilità per assicurare attenzione e assistenza ai profughi dei campi e a quelli sparsi nelle città del Paese.

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