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In profondità > Idea del mese

Coraggio

di Gruppi del dialogo

- Fonte: Città Nuova

La capacità di uscire da noi stessi, avvicinarci agli altri e non restare indifferenti di fronte a ciò che vivono, questo è vero coraggio

ph Pixabay

Ammettiamolo: nel panorama storico in cui viviamo e di cui riceviamo notizie ogni giorno più allarmanti, parlare di coraggio ci appare quasi “stonato”. Tutto infatti ci porta a scoraggiarci, intrappolati tra l’insicurezza di situazioni più grandi di noi e aspettative di prestazione che ci condizionano.

Ma avere coraggio non significa non provare paura, dolore o impotenza. A volte significa semplicemente non lasciarsi sopraffare e trovare la forza per andare avanti. E spesso questa forza nasce proprio quando non affrontiamo da soli ciò che ci accade.

Scrive Chiara Lubich: «Se c’è una realtà misteriosa nella nostra vita, è il dolore. […] Anche chi ci è accanto e ci vuole bene è spesso incapace di aiutarci a risolverlo; eppure a volte ci basta che qualcuno lo condivida con noi, magari in silenzio»[1].

La parola chiave è proprio questa: “condividere”. Perché ci vuole coraggio anche per uscire da noi stessi, avvicinarci agli altri e non restare indifferenti di fronte a ciò che vivono.

Anche nei momenti più bui, cerchiamo di trovare la forza per vincere il male con il bene. Non chiudiamoci in noi stessi, ma restiamo aperti agli altri, prendendoci cura di loro con piccoli gesti concreti, tanto nelle azioni quotidiane quanto nell’impegno sociale per costruire il bene comune.

A volte, il coraggio di una persona è reso possibile da altre che, nel momento del bisogno, scelgono di non voltarsi dall’altra parte. Lo mostra la storia raccontata da Mario Calabresi del suo incontro con Alì, un sarto molto apprezzato che lavora in un piccolo negozio di una città del Nord Italia. “Una vita che stupisce chiunque voglia allontanarsi dalle semplificazioni del nostro tempo. Pensate a quante se ne potrebbero applicare ad Alì, riducendolo a un numero, uno dei tanti: “profugo”, “clandestino”, “illegale arrivato su un barcone”, “richiedente asilo”… Perché Alì è stato tutte queste cose (…). Alì è riuscito a conquistarsi una vita serena e normale, quella che sognavano i suoi genitori, perché ha trovato persone che nei momenti più difficili hanno allungato una mano e non l’hanno lasciato affondare. È accaduto quando nel bosco al confine con la Bulgaria una voce gli ha detto di cambiare direzione per non essere colpito dalle guardie di frontiera; è successo quando l’amico Ahmad lo ha trascinato sulla coperta della barca che li stava portando in Italia, per evitare che soffocasse”. E poi è proseguito quando un sindaco di una piccola città del sud dell’Italia lo ha ospitato nella casa di una vecchia zia da poco scomparsa e quando due professori in pensione di un paesino dell’altro estremo dell’Italia, nel nord, gli hanno aperto la casa perché non dormisse alla stazione, o al parco. E quando un gruppo di amici ha garantito con l’agenzia per l’affitto del negozio. Conclude Calabresi: “Il suo racconto mi dice che gli altri possono fare la differenza. Gli altri siamo noi”[2].

Forse il coraggio è anche questo: andare avanti grazie alla mano che qualcuno ci tende e, quando tocca a noi, avere il coraggio di tenderla agli altri.

[1] C. Lubich, Parola di vita marzo 2005, in eadem, Parole di Vita, a cura di Fabio Ciardi, (Opere di Chiara Lubich 5), Città Nuova, Roma, 2017, pp.745-746.

[2] Mario Calabresi, Ricucire la vita: https://mariocalabresi.com/ricucire-la-vita-2

L’IDEA DEL MESE è attualmente prodotta dal “Centro del Dialogo con persone di convinzioni non religiose” del Movimento dei Focolari. Si tratta di un’iniziativa nata nel 2014 in Uruguay per condividere con gli amici non credenti i valori della Parola di Vita, cioè la frase della Scrittura che i membri del Movimento si impegnano a mettere in atto nella vita quotidiana. Attualmente “L’Idea del mese” viene tradotta in 12 lingue e distribuita in più di 25 paesi, con adattamenti del testo alle diverse sensibilità culturali dialogue4unity.focolare.org

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