Conoscersi per credere

Libertà religiosa.
Sono dati allarmanti quelli dell’ultimo rapporto sulla libertà religiosa presentato al Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite. Le violazioni sono in aumento e colpiscono buddhisti, cristiani, indù, ebrei, musulmani, seguaci del falun gong… Chi appartiene a minoranze religiose è discriminato sul lavoro e nella scuola, mentre chi ha cambiato religione viene perseguitato, anche dalle autorità civili. Non è un caso che lo stesso consiglio, dal 2008, abbia sollevato la questione della discriminazione religiosa per 88 dei 112 Stati esaminati.

Ma quello che più impressiona nel rapporto Onu è un dato nuovo: la tendenza di governi ed esponenti delle religioni a negare l’origine religiosa di discriminazione e violenza, in contrasto con i dati della cronaca recente: massacri di comunità religiose, sopravvissuti costretti a rifugiarsi nei Paesi confinanti, espulsione di missionari stranieri, arresti, minoranze religiose oggetto di soprusi e finanche attacco a Ong che si occupano di assistenza e sviluppo (è successo a World Vision, per la sua ispirazione cristiana). E poi una rinnovata ostilità verso l’esposizione di simboli religiosi, che spesso è preludio alla negazione di uno spazio alla religione nella società.

 

Stati, gruppi, comunità, quando ricorrono a violenze o a discriminazioni, giustificano il loro agire “in nome della fede” o per “negare la fede”, dimenticando che la violazione di un diritto fondamentale indebolisce tutti gli altri. La religione invece svolge un ruolo positivo per promuovere una cultura dei diritti, come mostrano l’impegno della Chiesa indiana in Orissa di fronte a imprese multinazionali dell’acciaio che minacciano la sopravvivenza dell’etnia locale; o quello di esponenti religiosi protestanti, cattolici e musulmani africani che in Nigeria contribuiscono uniti alla lotta ai cambiamenti climatici.

Alternativa all’intolleranza è conoscersi, comprendersi e consentire a chiunque di manifestare la propria fede. Solo dal dialogo e dal rispetto reciproco nascono quei segni positivi che confermano l’interdipendenza della libertà religiosa con gli altri diritti umani.

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