Colombia, le Farc propongono un armistizio

I guerriglieri hanno dichiarato di voler iniziare una tregua unilaterale ed a tempo indeterminato a partire dal 20 dicembre, con il desiderio che si trasformi in un armistizio. La decisione è stata presa mentre proseguono i negoziati a Cuba per mettere la parola fine a una guerra interna che dura da mezzo secolo. Il presidente Juan Manuel Santos considera positivamente la proposta, ma non accetta condizioni
Stretta di mano tra esponenti del governo colombiano e delle Farc

Si direbbe che è la settimana delle buone notizie: Stati Uniti e Cuba decidono di ristabilire le relazioni diplomatiche ed in Colombia la guerriglia delle FARC propone una tregua unilaterale e indefinita, con la proposta esplicita che si trasformi in un armistizio. Sebbene si tratti di due conflitti non assimilabili, in entrambi i casi lo sforzo è quello di mettere fine a più di mezzo secolo di steccati ideologici e materiali.

L’annuncio della guerriglia è stato dao mercoledì scorso ed è particolarmente importante nel contesto dello sforzo che i ribelli ed il governo stanno realizzando per frenare lo scontro armato. Infatti, nonostante due anni di negoziati di pace, che si sono svolti a Cuba, le due parti non hanno mai decretato una tregua. Né il governo del presidente Juan Manuel Santos ha voluto offrire la minima possibilità alla guerriglia di rafforzarsi approfittando di un cessate il fuoro (com’era accaduto nel passato con altri tentativi di pacificazione), né le FARC hanno voluto correre il rischio di diminuire l’effetto della pressione militare sul governo. Il processo, che a metà novembre è rimasto sospeso pertre settimane dopo il sequestro, e la successiva liberazione di un generale delle forze armate da parte dei ribelli, sembra che abbia ricevuto una accelerazione proprio grazie alla sua sospensione che ha reso evidente a tutti i rischi di mettere i bastoni tra le ruote al processo di pace.

Non èla prima volta che le FARC decretano una tregua unilaterale. Ma nel passato, in occasione del Natale o delle elezioni presidenziali, questa aveva una durata prestabilita. «Abbiamo deciso di cessare il fuoco e le ostilità in modo unilaterale a tempo indeterminato per giungere a un armistizio. Affinché abbia pieno successo, aspiriamo ad ottenere supervisione dell’Unasur (Unione dei Paesi sudamericani), della Celac (comunità dei Paesi latinoamericani), della Croce rossa e del Frente Amplio por la Paz (composto da organizzazioni della società civile e partiti politici», si legge nel documento in cui appare anche come condizione per la continuità della tregua che le forze pubbliche non attacchino. La tregua inizierebbe il 20 dicembre.

L’aver posto come condizione l'accettazione del cessate il fuoco da parte del governo, in modo da stabilire una tregua bilaterale, fa sì che le Farc abbiano assunto l’iniziativa nel processo di pace che da due anni si sta portando avanti a Cuba.

La risposta del governo del presidente Santos è stata cauta, ma decisa. Il governo, in un comunicato emesso giovedí 18 dicembre ammette che essa va nella direzione giusta, ma non è disposto ad accettare condizioni. La verifica dell’applicazione del cessate il fuoco spetta al governo pertanto non considera necessaria la presenza di altri organismi internazionali. Il motivo di questo rifiuto è di non voler commettere errori come nel passato, quando non si rispettarono le tregue stabilite.

Nel comunicato si chiarisce altresí che «il governo continuerà ad adempiere al compito costituzionale di proteggere e garantire i diritti dei colombiani». Leggendo tra le righe di questa affermazione, che risponde anche alle critiche interne dell’opposizione – che rifiuta i negoziati di pace con la guerriglia e considera una trappola questa proposta – , la si può interpretare nel senso che ciò non significa realizzare ulteriori offensive militari.

Quella delle Farc è senz’altro una proposta che prova come il processo di pace stia compiendo passi decisivi. Finora non era emersa la parola “armistizio”. Il governo guidato dal presidente Santos ha valutato positivamente l’annuncio delle Farc, ma cinque decenni di guerra devono terminare con il riconoscimento dell’autorità dello Stato, senza condizioni… Santos sa che in caso di firma di un trattato di pace, saranno molte le consessioni da fare, ad esempio in materia di giustizia, dato che non sarà possibile punire tutti i crimini commessi, pertanto non sembra disposto a fare ulteriori concessioni.

Da parte loro, le Farc confermano ancora una volta la loro disponibilità a mettere la parola fine al conflitto. Quest’ultimo gesto, si legge nel loro comunicato, oltre ad ispirarsi a fondamenti giuridici e costituzionali, vuole essere un omaggio alle vittime di questo conflitto, i cui rappresentanti in questi ultimi mesi hanno esposto le loro traumatiche esperienze durante varie sessioni dei negoziati.

L'obiettivo è di cessare le ostilità ed in modo permanente. Come ogni processo del genere, anche questo nasce e si sviluppa nella debolezza, ma ciò non toglie che per la Colombia la pace sembra davvero più vicina. Sarà il regalo di questo Natale? 

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