Codice tv dei minori

Il bello viene adesso. Dopo i proclami e le dichiarazioni altisonanti sarà interessante verificare se alle tante promesse seguiranno almeno alcuni fatti. Al centro delle attese è nuovo codice tv a tutela dei minori, firmato dalle maggiori emittenti televisive nazionali. I presidenti della Rai, di Mediaset e de La7 hanno sottoscritto nei giorni scorsi dopo anni di rinvii e di estenuante melina. Leggere il nuovo codice comunica la piacevole sensazione di avere finalmente fra le mani uno strumento efficace per chiedere al piccolo schermo decenza e rispetto delle regole. Non sembrerà vero a chi da anni si batte per una tv migliore o quanto meno rispettosa dei più piccoli. Il nuovo regolamento amplia la fascia dei minori fino ai 18 anni (prima 14) e costringe varie reti a trasmettere programmi dedicati ai ragazzi fra le 16 e le 19. Fino alle 22.30 le trasmissioni di informazione dovranno inoltre evitare la messa in onda di immagini o notizie brutali “che possano nuocere all’integrità psichica o morale dei minori”. Fin qui niente di particolarmente rivoluzionario. Le norme c’erano già e nessuno le applicava. La vera novità è la creazione di un comitato di 15 controllori (formato da rappresentanti delle emittenti, delle istituzioni e delle associazioni degli utenti) abilitato a comminare multe severe: dai 5 mila ai 250 mila euro che nei casi più gravi possono arrivare “alla sospensione o alla revoca della licenza”. È l’aspetto punitivo a suscitare le maggiori aspettative. Ma è questo anche il punto che potrebbe riservare le delusioni più cocenti. I 15 arbitri saranno davvero in grado di fermare brutti programmi costati miliardi? In tempi di guerra degli ascolti, basterà il cartellino rosso del comitato a bloccare trasmissioni mediocri magari premiate dall’audience? Il dubbio che il codice possa fare la fine di tutte le “carte dei doveri” firmate fino ad oggi è forte. Insomma che finisca nel museo delle belle illusioni e delle pie intenzioni. In Italia non c’è infatti authority che riesca a imporre la sua autonomia di giudizio sugli interessi di parte. E poi c’è un precedente. Nella settimana in cui veniva firmato il nuovo regolamento andava in scena l’ultima trovata di Alda D’Eusanio. Ad ora pranzo su Raidue Al posto tuo portava in tv un bambino a cui veniva chiesto di scegliere il nuovo compagno per la madre. In pratica un caso da manuale per le sanzioni del nuovo codice. In attesa che le norme entrassero in vigore tutto è però finito con una strigliata del direttore generale della Rai Saccà al direttore di Raidue Marano. La D’Eusanio è ancora al suo posto e il suo brutto programma anche. Un festival spirtuale 20 film di 19 registi – titoli come Casomai di D’Alatri, Il figlio di Dardenne, Il pianista di Polansky, Pinocchio di Benigni per citarne alcuni – in una rassegna che giustamente ha evidenziato il valore di “parabola” nel tempo moderno del mezzo cinematografico. Preceduta da un Convegno all’Università di Santa Croce, “Ripartire dal primo. I Dieci Comandamenti nella cultura cinematografica del terzo millennio”, la rassegna con la presenza del card. Poupard – che ha tenuto delle prolusioni chiarificatrici -, si è presentata come un valido strumento di diffusione di valori universali, incoraggiando il già rispettoso e proficuo rapporto fra laici e credenti, come evidenziava, tra gli altri, Liliana Cavani. Il Festival ha proposto due retrospettive, a De Sica e Tati, ed un “premio Kieslowski” per soggetti e sceneggiature sponsorizzato da Rai cinema e Medusa film. Evento del Festival l’anteprima dell’Apocalisse di Bernabei. Festival Internazionale del cinema spirituale “Tertio Millennio”,VI edizione, 2-16/12, Roma. A.D.M.

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