Chiesa tra reale e virtuale

A margine di un interessante e partecipato convegno dal titolo “Testimoni digitali”, organizzato dalla Cei, restano aperte molte questioni.
Digitale
A margine di un interessante e partecipato convegno dal titolo “Testimoni digitali”, organizzato dalla Cei, restano aperte molte questioni. Se la realtà del mondo digitale ci interroga tutti è perché pone comuni problemi culturali. Ridefinisce, infatti, la coscienza che abbiamo di noi stessi, la qualità delle relazioni che abbiamo con gli altri e il tipo di società che vogliamo costruire. Ci muoviamo nel triangolo «io-l’altro-il mondo» che è la dinamica antropologica essenziale di ogni uomo. La realtà digitale, fatta di Social network, Facebook, Twitter, Chatroulette e via dicendo, offre dei contatti veloci, essenziali, che non esauriscono certo il senso di una relazione autentica. I “nativi digitali”, ossia i giovani sotto i 24 anni che per il 67 per cento, secondo il Censis, usano Internet, vivono in un mondo emotivamente ed affettivamente coinvolgente, fatto di suoni, immagini, interattività in una comunicazione pervasiva che non genera di fatto molti veri amici.

Una delle idee emerse da una ricerca di Chiara Giaccardi dell’Università cattolica, è che tra il mondo reale, l’offline, e il mondo virtuale, l’online, esiste una «bassa discontinuità» perché si configurano come due mondi paralleli con delle interazioni, dati empirici alla mano, maggiori di quelli che siamo abituati a pensare. E l’offline e l’online sarebbero unificati dalla soggettività che attraversa in modo bidirezionale i confini delle due direzioni, tra reale e virtuale. Questo perché il mondo digitale «dà forma – dice il gesuita Antonio Spadaro – a desideri e valori antichi come l’essere umano, e cioè: connessione, relazione, comunicazione e conoscenza». La Rete è così destinata a diventare sempre più un’estensione dell’umano e «la vera sfida – chiosa Antonio Spadaro – è imparare a essere wired, connessi in maniera fluida, naturale, etica e perfino spirituale; a vivere la Rete come uno degli ambienti di vita». La vita reale, i contatti diretti saranno la prova che quei contatti via Internet non erano solo virtuali, ma hanno dato vita a relazioni piene e sincere.

E la testimonianza del vissuto raccontato in prima persona diventa l’unica forma di comunicazione credibile. Anche quando dice vita di Vangelo. Anche via Internet.

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