Chiedete e vi sarà dato

Un commento alle parole di Gesù: «Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto» (Mt 7, 7-8)

Dopo la “cascata di promesse” delle beatitudini, dalla montagna dove Gesù è seduto riversa sulle folle ulteriori promesse. Ha appena insegnato a pregare dicendo: «Padre nostro che sei nei cieli…» e vuole assicurare che le richieste rivolte al Padre saranno pienamente esaudite.

«Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto» (Mt 7, 7-8). A riprova che Dio esaudirà la nostra domanda, Gesù porta l’esempio di come un padre risponde al figlio: se questi gli chiede un pesce non gli darà certo una serpe, se gli chiede un uovo, non gli darà uno scorpione. «Se voi, dunque, che siete cattivi – conclude Gesù –, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele chiedono!» (v. 11).

Il Vangelo di Luca, nel riportare lo stesso detto, aggiunge la piccola parabola dell’amico inopportuno che, in piena notte, va a svegliare il vicino di casa perché gli dia dei pani per un ospite arrivato all’improvviso. È talmente insistente la sua richiesta che il pover’uomo svegliato è costretto ad alzarsi e a dare i pani all’amico, almeno perché non continui a insistere (cf. Lc 11, 5-10). Un’altra parabola, sempre di Luca, l’evangelista a cui sta particolarmente a cuore la preghiera, è quella di una vedova altrettanto insistente: vuole che il giudice le faccia giustizia; finalmente il giudice, pur di togliersela di torno, si arrende: «Poiché questa vedova è così molesta le farò giustizia, perché non venga continuamente a importunarmi» (Lc 18, 1-8). Se gli uomini, conclude Luca, si arrendono davanti alle insistenze di chi chiede, volete che il Padre sia da meno? «Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto…».

Purtroppo, verrebbe da dire, le cose non stanno sempre così. Questa promessa non sembra trovare riscontro nella vita d’ogni giorno. Quante volte chiediamo a Dio qualcosa, che di fatto ci viene negata. Cosa ne è di questa promessa quando, ad esempio, si domanda con insistenza la guarigione di un figlio ammalato e poi sopraggiunge la morte, nonostante l’aver tanto bussato, tanto pregato? Così, l’estrema fiducia con la quale ci si è rivolti a Dio, può trasformarsi in rivolta contro di lui, perché non ha esaudita la preghiera sincera.

Spesso ci immaginiamo la preghiera come un modo per piegare Dio al nostro volere. Gli suggeriamo come dovrebbe agire, lo supplichiamo di darci quello che gli chiediamo, convinti che la nostra richiesta sia la più giusta, la più conveniente. Pretendiamo di sapere meglio di lui cosa è più conveniente per noi e per chi ci sta attorno.

Che la preghiera non sia invece un modo per piegare noi alla volontà di Dio? Giovanni Crisostomo scrive che la preghiera è «una comunione intima con Dio… luce dell’anima, vera conoscenza di Dio, abbraccia il Signore con amplessi ineffabili… è un desiderare Dio…».

La preghiera è dunque entrare in Dio, nel suo mondo, nel suo pensiero. Essa si porta gradualmente a vedere le cose come lui le vede. Al punto che alla fine la preghiera si trasforma nel chiedere che si compia la sua volontà, perché lentamente ci rendiamo conto che essa è bella, vera, la più adeguata alla nostra situazione, è proprio ciò che va bene per noi, quello di cui abbiamo bisogno. Forse non la capiamo, ed ecco la preghiera, che ci conduce alla piena fiducia in Dio.

Come è capitato a Gesù, che ha chiesto, cercato, bussato: «Padre, allontana da me questo calice». Giustamente domandava che gli fosse risparmiata la morte e quel tipo orrendo di morte. Ma proprio nel dialogo con il Padre, egli è entrato nel suo cuore, nella “comunione intima con Dio”, come direbbe Giovanni Crisostomo, e ha compreso che la cosa più bella che il Padre poteva donargli era proprio quell’incomprensibile destino di morte: «Non come voglio io, ma come vuoi tu… si compia la tua volontà» (Mt 26, 39-44).

Si comprende adesso il perché della variante del Vangelo di Luca, rispetto a quello di Matteo: «Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!». Chiediamo, chiediamo… e finalmente cosa ci viene dato? Lo Spirito Santo, che sa farci entrare nel mistero di Dio, che ci porta alla comprensione del suo infinito amore di Dio: ci fa capire che Dio, perché Amore, perché Padre, vuole comunque il nostro bene, e ci darà sicuramente quello che è meglio per noi, più di quello che noi gli chiediamo. Non sappiamo pregare come si conviene – ci ricorda Paolo –, ma lo Spirito stesso intercede per noi con gemiti inesprimibili (cf. Rm 8, 26).

In definitiva, la promessa di Gesù è vera oppure no? È verissima: ci viene sicuramente dato, troveremo con certezza, ci sarà aperto, anzi spalancato, ma in un modo che, in un primo momento, non ci saremmo aspettati. Proprio perseverando nel chiedere, cercare, bussare, finisce che entriamo in una confidenza tale con Dio, che piano piano ne comprendiamo la logica, il suo mondo, il suo amore vero e sincero, e ci adeguiamo al suo volere, infinitamente più bello, più buono di quello che all’inizio potevamo immaginare.

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