Per capire papa Francesco

Cresce la letteratura sull’attuale pontefice. I libri curati rispettivamente da Riccardo Cristiano e da Giampiero Gamaleri e Fabrizio Noli offrono letture utili a capire la dimensione della pace e dell’informazione

I libri dedicati a Bergoglio si moltiplicano. La maggior parte non è altro che una serie di interventi pontifici allineati e presentati, come se il libro fosse stato scritto dal papa stesso, o come se il pensiero del papa su un dato argomento potesse essere presentato senza uno sforzo di sintesi storica e culturale. Questi sono libri che appaiono più che altro operazioni commerciali, di più o meno buon gusto. Ci sono poi dei libri che, invece, cercano di approfondire il pensiero e l’azione del papa che viene «quasi dalla fine del mondo», usando chiavi interpretative diverse. La qualità di queste elaborazioni sono varie, e per questo nell’affrontare tale tipo di letteratura servono degli accorgimenti, il primo dei quali è quello più semplice: capire chi ha fatto il libro. Ho sotto le mani due di questi volumi, che meritano almeno una recensione.

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Il primo è curato da Riccardo Cristiano (Solo l’inquietudine dà pace. Così Bergoglio rilancia il vivere insieme, per i tipi di Castelvecchi), che consiste nella riflessione a più mani su un discorso pronunciato il 9 febbraio 2017 ai gesuiti del Collegio degli scrittori de La Civiltà Cattolica, ricevuti da papa Francesco nella sala del Concistoro in occasione della pubblicazione del numero 4.000 del quindicinale. La chiave di quel discorso, per il curatore del libro, sta nell’inquietudine di fondo che anima il pontificato di Bergoglio e che proprio perciò supera il recinto dei cattolici, aprendosi a «tutti coloro che almeno per un momento si sanno “incerti”, come chi si sia svegliato da poco. Anzi, proprio questa condizione – aggiunge Cristiano – può far sperare di sentirsi in parte “compresi”». Ed ecco le tre “i” proposte da Bergoglio: inquietudine, incompletezza, immaginazione. «Il papa è inquieto – continua Riccardo Cristiano –, sa incompleto il suo pensiero, avverte l’esigenza di immaginare. Sono parole pensate anche per includere, o per non escludere, una scelta naturale per Bergoglio ma cruciale in un testo che offre un metodo alla civiltà del dialogo». Dopo alcuni interventi di rilievo – Spadaro, Giulietti, Ripamonti, Raniero La Valle, Houshmand… – il curatore offre una lettura approfondita delle tre “i”. Che non sono orpelli nel metodo bergogliano, ma il sistema nervoso d’un modo di “essere al mondo”.

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Il secondo volume è stato curato dal professor Gianpiero Gamaleri, massmediologo esperto di McLuhan, e dal collega Fabrizio Noli, conduttore Rai in varie trasmissioni a carattere religioso. Il libro (Papa Francesco giornalista. Cinque Messaggi sulla Comunicazione (2014-2018), pubblicato da Elledici) raccoglie, oltre ai messaggi stessi, che val la pena rileggere in sequenza, anche diversi interventi di esperti di comunicazione sotto vari aspetti, da Spadaro a Giulietti (già presenti nel libro di Riccardo Cristiano), da Morcellini alla Gabbianelli, da Politi a Paglia. In particolare sottolineerei la premessa dei due curatori, in cui è evidenziato come non sia irriguardoso o sbagliato definire il papa come un giornalista «semplicemente per sottolineare la sua attitudine a comunicare con efficacia, magari creando “titoli” capaci di fare invidia al direttore di un grande giornale. Crediamo che Papa Francesco abbia questa capacità e che riconoscergliela significhi capire meglio anche la sua azione teologica e pastorale, aperta verso tutti per farsi capire nel modo più diretto». D’altronde anche Gesù è stato giornalista… Da parte sua Marco Politi, già vaticanista di la Repubblica, che ha curato una lunga introduzione, precisa che «Francesco respinge i ghetti del pensiero autoreferenziale. Perciò esorta infaticabilmente a superare i muri che dividono gli uni e gli altri, a gettare ponti tra gruppi sociali e popoli, a sanare le relazioni lacerate, a uscire dai circoli viziosi delle condanne e delle vendette (…). Nel segno della cultura del dialogo e dell’incontro Francesco pungola i protagonisti del sistema mediatico a prestare grande attenzione al linguaggio impiegato».

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