L’elenco è decisamente lungo, tra poliziotti, carabinieri, avvocati e procuratori. Da Salvo Montalbano ad Imma Tataranni ce n’è un vagone pieno. Eppure, la new entry Buonvino − interpretato da Giorgio Marchesi con la regia di Milena Cocozza − presenta un paio di aspetti per i quali reclama attenzione. Il primo è che si muove in uno spazio tanto noto quanto insolito per le serie nostrane: quello, decisamente incantevole, della villa forse più elegante di Roma. È il parco più nel cuore della città, l’oasi con affacci mozzafiato sulla capitale impreziosita da un laghetto delizioso e romantico, un po’ com’è il protagonista di questa serie, in fondo, ricavata dal ciclo di romanzi (quasi omonimi) di Walter Veltroni: Il commissario Buonvino.
Ovviamente parliamo di Villa Borghese, coi placidi vialetti tra gli alberi e gli scorci morbidi, pianeggianti e delicati come la serie stessa si mostra, nonostante i classici (crime) casi da risolvere. Del resto si intitola Buonvino – Misteri a Villa Borghese, prodotta dalla Palomar di Carlo Degli Esposti in collaborazione con Rai Fiction. Il secondo punto per cui Buonvino chiede di essere notato, invece, è il suo carattere intellettuale, sensibile, colto e gentile. A modo suo capace di far gruppo, di valorizzare gli altri accanto a sé. Un po’ psicologo, volendo, con fondale di malinconia e netto amore la musica: nel primo episodio si cita Lucio Dalla, per il disco Cambio e per Rondini: la canzone bellissima dalla sua prima strofa: «Vorrei entrare dentro i fili di una radio…»

Francesco Colella, Serena Iansiti, la regista Milena Cocozza e Giorgio Marchesi durante la presentazione della serie tv Rai “Buonvino – Misteri a Villa Borghese”, Roma, 24 aprile 2026. Credit: ANSA/RICCARDO ANTIMIANI.
C’è soprattutto il cinema, però, ad aver fatto innamorare questo nobile investigatore. La settima arte lo ha plasmato di cinefilia raffinata, al punto che, tra un’indagine e l’altra nell’immaginario commissariato di Villa Borghese, Giovanni Buonvino sovrappone agli scorci di realtà le sequenze di film ambientati nel luogo osservato. Per esempio, nel primo dei due episodi totali, quello presentato alla stampa, c’è Domenica d’agosto di Luciano Emmer: vecchio − non irrilevante − film italiano del 1950, con un giovane Mastroianni doppiato da Sordi.
Buonvino ricorda, vede (e noi con lui) una sequenza girata proprio a Villa Borghese. Non solo: più tardi, quando il commissario porta a cena la collega (con la quale sta nascendo senza fretta un tenero amore) sceglie il ristorante in cui è ambientata una sequenza di Bellissima: il film di Luchino Visconti con Anna Magnani e Walter Chiari. È il biondo Tevere sulla via Ostiense, e ancora una volta Buonvino si perde nella visione di una sequenza cinematografica, sostituendo tre normali commensali coi protagonisti di quel film quasi coetaneo con il precedente.

G. Marchesi, S. Iansiti (ph Paolo Modugno)
Il protagonista stesso, spiega alla collega/spasimante (brava Serena Iansiti), durante la serata: «Ho visto Roma in tanti film, mi sono creato una topografia immaginaria legata al cinema, prima di arrivare a Roma». Questa fine interiorità, questa non trascurabile sensibilità al bello pone Buonvino, dovendo per forza trovare un paragone, dalle parti di Pietro Fenoglio: il personaggio (dalla penna di Gianrico Carofiglio) della serie Il metodo Fenoglio, che però era più drammatica, più legata a temi forti (la criminalità organizzata) e più tesa nei toni, rispetto a quella in arrivo, compreso il carattere del personaggio, più spigoloso, drammatico, seppure appassionato di letteratura e musica classica.
Buonvino invece, nonostante sia ferito da un passato che verrà via via meglio setacciato, è di indole paciosa, di una calma interiore dentro cui si muove tanto mondo. Questo non gli impedisce di essere molto acuto nel risolvere i casi, tutt’altro, ma è soprattutto in questi modi affabili che il nuovo poliziotto della Tv cerca il suo posto al sole tra l’affollamento di “colleghi” di ogni palinsesto, passato e presente, in chiaro, generalista, o di piattaforme varie on demand. Marchesi stesso, in conferenza stampa, ha descritto così il suo personaggio e le conseguenti difficoltà nel vestirne i panni. Per lui Buonvino è «insolito nella serialità italiana», «incapace di arrabbiarsi», «gentile», «leader in modo diverso». Trova una «squadra poco motivata, variegata e sghemba e deve dargli una scossa», ma non sceglie «la cazziata», piuttosto un «sorriso» che sa di «comprensione». La cosa che più di tutte è piaciuta all’attore, però, è «la capacità di Buonvino di delegare, di lasciare spazio agli altri, e di mettersi in discussione». Questo è un «modo intelligente di porsi», secondo l’interprete, con «attenzione» ed «empatia», con «assenza di giudizio».

G. Marchesi, A. Pes, M. Olivetti (ph Paolo Modugno)
A queste sfumature caratteriali, Giorgio Marchesi ha aggiunto rapide informazioni sul passato del protagonista: «È un uomo che è stato molto capace, un operativo di successo», ma, a causa di un «errore», è stato a lungo «relegato in un angolo». A Villa Borghese la sua nuova occasione, ed è dunque (anche) una serie sulle seconde chances, Buonvino – Misteri a villa borghese, e qui l’eco di altri detective è più robusto, a cominciare dal recente sbirro in Appennino di Claudio Bisio. In entrambe, di fondo, rimane la commedia poliziesca, ma qui è più sofisticata, più sentimentale, con sfumature pop che prevedono anche citazioni calcistiche (il Verona di Bagnoli e i grandi olandesi del Milan), ma sempre in funzione di un bello sommesso ma cercato, di atmosfere non troppo prosaiche, o comunque diversamente prosaiche, anche con l’aiuto di un cast che comprende bravi attori italiani come Francesco Colella e Matteo Olivetti.
