Brevi solidarietà

BURKINA FASO La Goccia Abbiamo già avuto modo di parlare dell’esperienza di Paola Siani, ausiliaria presso un ospedale romano, a favore di un bambino del Burkina Faso nato con un braccino anchilosato, una disgrazia terribile in una terra in cui sopravvive solo chi è sano. Gastién e la sua mamma sono stati ospiti della famiglia Siani per tutto il tempo in cui il piccolo era sottoposto a ripetuti interventi chirurgici. Ora Gastién è tornato a casa sano… e con uno strano vocabolario composto da parole romane e burkinesi. Ora che è andata in pensione, Paola ha pensato di estendere ad altri bambini del Burkina Faso questo tipo di aiuto. Col tempo si è andata formando un’associazione allargata, una sorta di rete di famiglie solidali. Ora – dice Paola – ne abbiamo 175, e grazie a loro è possibile sostenere via via le spese dei bambini che vengono in Italia per farsi curare. Sono attualmente tre le ragazze che si trovano in Italia assieme alla mamma. A mancare non è solo la medicina o il cibo – prosegue Paola illustrando le motivazioni del progetto -, ma anche l’istruzione, che con 20, 30 euro può essere assicurata. A tanto, infatti, ammonta lo stipendio base in Burkina Faso. Un’azione, dunque, ad ampio raggio, che include bisogni impellenti, di salute o di cibo, ed altri a più lunga scadenza. L’hanno chiamata La Goccia, come a sottolineare che con poco si può fare veramente molto. In fondo, l’oceano non è altro che l’insieme di infinite, minuscole gocce d’acqua. MONDO ROM Monica per la sua gente È nata in Italia. Ma la cittadinanza italiana l’ha ottenuta soltanto lo scorso aprile: diventata maggiorenne, ha potuto effettuare la domanda per il bando del servizio civile volontario. Monica è una ragazza rom. Forse la prima in servizio civile in Italia. L’idea è stata proposta dagli assistenti sociali del comune di Frosinone che insieme alla Caritas diocesana seguono da tempo la sua famiglia. Lei abita con i genitori e quattro fratelli più piccoli in una casa popolare, dopo varie vicissitudini e alloggi di fortuna. La ragazza ha aderito con entusiasmo all’idea di svolgere il servizio civile in Caritas, ma non sono pochi i problemi che deve affrontare, legati soprattutto alle resistenze culturali della famiglia e della comunità d’origine. Monica nella sua nuova veste si occupa dei bambini dai due ai sei anni. È suo compito recarsi nei campi nomadi di Frosinone, entrare in contatto con le famiglie e quindi anche con i loro padri, spesso poco più grandi di lei. E questo non viene accettato dalla famiglia e dalla comunità, perché considerato un disonore. Una delicata opera di mediazione farà in modo che le visite di Monica ai bambini non avvengano in presenza di uomini. Lei non è mai andata a scuola ed è praticamente analfabeta. Al momento della selezione delle domande, sono state decisive l’esperienza e le competenze individuali. Ora i dodici mesi di servizio assicurano anche un piccolo stipendio, così importante anche per la sua crescita come persona responsabile. Ma per Monica conta soprattutto la possibilità di servire la sua gente. (Da Italia Caritas, novembre 2006)

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